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Lun. Nov 11th, 2019

NEW YORK - NOVEMBER 20, 1952: *** EXCLUSIVE - CALL FOR IMAGE *** JD Salinger poses for a portrait as he reads from his classic American novel "The Catcher in the Rye" on November 20, 1952 in the Brooklyn borough of New York City. Salinger died on January 27, 2010. (Photo by Antony Di Gesu/San Diego Historical Society/Hulton Archive Collection/Getty Images)

E se, camminando tra la segale, ti prendesse al volo qualcuno? Il giovane Holden – J. D. Salinger

 

Ad ogni modo, sono quasi contento che abbiano inventato la bomba atomica. Se c’è un’altra guerra, vado a sedermici sopra, accidenti. E ci vado volontario, lo giuro su Dio

Eccezionale. Se c’è una parola che odio è eccezionale. È talmente fasulla.-

Il giovane Holden

 

Non è facile rapportarsi alla realtà sconclusionata, ma perfettamente logica, di un adolescente. Non perché non la si capisca, ma perché irrita. Si sente quella sottile e acuta rabbia, urticante, febbrile, sottopelle, che non si riesce a eliminare e ci spingerebbe ad afferrare il ragazzino di turno e a scuoterlo, gridando: “ma perché non capisci?”. Per fortuna il buon senso, l’esperienza adulta e tanto altro ci conducono verso altre soluzioni. Nel caso de “Il giovane Holden”, il lettore, adulto o ragazzo che sia, non può fare altro che mettersi a sedere e ascoltare col pensiero questo giovane, un po’ impulsivo e un po’ ribelle, ma tanto impaurito, che vaga per le strade di New York, osservando il mondo adulto e non solo, e traendo le debite conclusioni. E’ una realtà a volte insipida, a volte spaventosa quella che Holden Caulfield vive e affronta, sempre a testa alta, sempre immergendosi in apnea in quell’accozzaglia di estranei. Holden fa progetti da adulto perché si sente adulto e contemporaneamente odia gli adulti. Sogna di diventare “the catcher in the rye”, che significa letteralmente “l’acchiappatore nella segale”, titolo originale del libro, impossibile da tradurre e quindi sostituito col nome del protagonista, colui che afferra i bambini prima che questi si lancino giù mentre corrono nella segale. Sono molte le interpretazioni. Alcuni sostengono che Holden voglia salvare i bambini dal mondo adulto, trattenendoli nell’infanzia, cioè il campo di segale. Non si può negare l’affetto che Holden dimostra sempre a qualsiasi ragazzo più giovane che incontra. Prima fra tutti la sorellina Phoebe, che lo adora e che viene amata a sua volta dal fratello. Sembra quasi che Holden cerchi di proteggere veramente l’infanzia, attraverso tutti quei piccoli gesti che sono gli unici in suo potere. Un esempio è il prodigarsi a cancellare le volgarità scritte sui muri della scuola elementare della sorellina, desistendo quando, nonostante i suoi sforzi, ne trova ancora.

Holden è diventato un simbolo di una generazione, quella dei giovani degli anni ’50, che rappresentava la realtà contemporanea a Salinger, una realtà di ragazzi privi di ambizione, disillusi e disincantati verso l’avvenire. Più volte Holden critica il mondo adulto, attribuendogli falsità, superficialità, ristrettezza di vedute. Sicuramente, però, durante la lettura, in diverse occasioni ci si troverà a pensare: “questo è davvero troppo!”. Sì, è vero. E’ troppo limitato il pensiero del giovane. Perché l’adultità non si limita a questo. Non si può negare la veridicità dei pensieri di Holden. Tuttavia, il lettore capisce bene che si tratta solo delle riflessioni di un ragazzo frustrato e abbandonato, che comincia a comprendere la doppiezza dei “grandi, ma che non è in grado di reagire e andare oltre. E questo è ciò che forse, leggendo, farà più arrabbiare alcuni e infastidirà altri. Perché leggere significa ascoltare senza poter replicare, e coloro che ci sono già passati lo sanno bene, rimettere in riga un adolescente è un’attività molto usata, e a volte abusata, nel mondo adulto.

 

Anna Sintini

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