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Mar. Nov 19th, 2019

Oscar 2019: l’identità frammentata di Hollywood

Un’edizione tra le più imprevedibili ed incerte degli ultimi anni e dalla portata potenzialmente epocale.

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Si è tenuta ieri sera presso il Dolby Theatre di Los Angeles la 91esima edizione degli Academy Awards, meglio conosciuti come Premi Oscar, il massimo riconoscimento conferito all’interno dell’industria cinematografica americana.
Un’edizione tra le più imprevedibili ed incerte degli ultimi anni e dalla portata potenzialmente epocale, principalmente grazie presenza del film Roma del messicano Alfonso Cuarón che, presentandosi con i favori del pronostico, aveva l’opportunità di essere la prima opera in lingua non inglese a trionfare nella categoria Miglior film. L’Academy ha invece optato per una scelta più tradizionale, conferendo il premio più prestigioso alla brillante commedia Green Book, del regista Peter Farrelly, un’opera dall’innegabile valore cinematografico e nettamente più legata ad una concezione classica del cinema nordamericano.
Al film messicano sono comunque andati i riconoscimenti per il miglior film in lingua straniera, la miglior regia e la miglior fotografia. Una tripletta conferita direttamente allo stesso Cuarón, il quale ha costruito la propria creatura occupandosi in prima persona anche degli aspetti più strettamente tecnici (è il primo cineasta nella storia a vincere un Oscar alla miglior fotografia per un film di cui è stato anche regista). Roma diventa anche il primo film distribuito da una piattaforma di streaming (Netflix) a vincere agli Academy Awards.

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A consacrazione del proprio trionfo, Green Book conquista anche il premio per la miglior sceneggiatura originale (prevalendo nel testa a testa con La favorita, l’altro grande contendente in questa categoria) e per il miglior attore non protagonista (Mahershala Alì al suo secondo trionfo nell’arco di due anni). Proprio dalle categorie attoriali è giunto il più lieto ed inatteso colpo di scena della serata. Se, infatti, i favoritissimi Rami Malek (Bohemian Rhapsody) e Regina King (Se la strada potesse parlare) non hanno tradito le aspettative, così non è stato per la veterana Glen Colse, la quale, per la sua interpretazione nel dramma The Wife, aveva collezionato un numero invidiabile di riconoscimenti all’interno delle manifestazioni che compongono la stagione dei premi, di cui gli Oscar rappresentano il culmine e la conclusione. A trionfare è stata quindi un’incredula Olivia Colman che, per la sua straordinaria performance ne La favorita, era già stata premiata con la Coppa Volpi alla scorsa edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
L’opera che si è aggiudicata il numero maggiore di statuette è stata però Bohemian Rhapsody: il biopic musicale campione d’incassi ha fatto incetta di premi nelle categorie tecniche dedicate al montaggio, montaggio sonoro ed effetti sonori.
L’altro grande vincitore della serata è stato il cinecomic Marvel Black Panther, aggiudicatosi i riconoscimenti per la miglior colonna sonora, le migliori scenografie e per i migliori costumi.
Altra categoria particolarmente incerta era quella per i migliori effetti visivi, che ha visto il film biografico su Neil Armstrong First Man, prevalere sull’agguerrito (e maggiormente meritevole) avversario Avengers: Infinity War.
I Giochi erano praticamente già conclusi per quanto riguarda la categoria Miglior film d’animazione, andata a Spider-Man – Un nuovo universo e per Miglior canzone, che ha visto l’inevitabile trionfo del brano “Shallow”, tratto dal film A Star is Born; molto probabile era anche la vittoria di BlackKklansman per la miglior sceneggiatura adattata.
Nessuna sorpresa anche per quanto riguarda la categoria Miglior documentario, in cui la vittoria è andata a Free Solo.
Un’edizione, quindi, con molti vincitori e nessun dominatore assoluto, in cui Hollywood si mostra nella propria identità frammentata, costituita da una volontà di inclusione e ricerca della novità, affiancata al mantenimento della propria tradizione.

 

 

Miglior film

 

Migliore regia

  • Alfonso Cuarón – Roma
  • Yorgos Lanthimos – La favorita (The Favourite)
  • Spike Lee – BlacKkKlansman
  • Adam McKay – Vice – L’uomo nell’ombra (Vice)
  • Paweł Pawlikowski – Cold War (Zimna wojna)

 

Migliore attore protagonista

  • Rami Malek – Bohemian Rhapsody
  • Christian Bale – Vice – L’uomo nell’ombra (Vice)
  • Bradley Cooper – A Star Is Born
  • Willem Dafoe – Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità (At Eternity’s Gate)
  • Viggo Mortensen – Green Book

 

Migliore attrice protagonista

  • Olivia Colman – La favorita (The Favourite)
  • Yalitza Aparicio – Roma
  • Glenn Close – The Wife – Vivere nell’ombra (The Wife)
  • Lady Gaga – A Star Is Born
  • Melissa McCarthy – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)

 

Migliore attore non protagonista

  • Mahershala Ali – Green Book
  • Adam Driver – BlacKkKlansman
  • Sam Elliott – A Star Is Born
  • Richard E. Grant – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)
  • Sam Rockwell – Vice – L’uomo nell’ombra (Vice)

 

Migliore attrice non protagonista

  • Regina King – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)
  • Amy Adams – Vice – L’uomo nell’ombra (Vice)
  • Marina de Tavira – Roma
  • Emma Stone – La favorita (The Favourite)
  • Rachel Weisz – La favorita (The Favourite)

 

Migliore sceneggiatura originale

  • Nick Vallelonga, Brian Currie e Peter Farrelly – Green Book
  • Deborah Davis e Tony McNamara – La favorita (The Favourite)
  • Paul Schrader – First Reformed – La creazione a rischio (First Reformed)
  • Alfonso Cuarón – Roma
  • Adam McKay – Vice – L’uomo nell’ombra (Vice)

 

Migliore sceneggiatura non originale

  • Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott e Spike Lee – BlacKkKlansman
  • Joel ed Ethan Coen – La ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs)
  • Nicole Holofcener e Jeff Whitty – Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)
  • Barry Jenkins – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)
  • Eric Roth, Bradley Cooper e Will Fetters – A Star Is Born

 

Miglior film straniero

  • Roma, regia di Alfonso Cuarón (Messico)
  • Un affare di famiglia (万引き家族 Manbiki kazoku?), regia di Hirokazu Kore’eda (Giappone)
  • Cafarnao (کفرناحوم), regia di Nadine Labaki (Libano)
  • Cold War (Zimna wojna), regia di Paweł Pawlikowski (Polonia)
  • Opera senza autore (Werk ohne Autor), regia di Florian Henckel von Donnersmarck (Germania)

 

Miglior film d’animazione

  • Spider-Man – Un nuovo universo (Spider-Man – Into the Spider Verse), regia di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman
  • Gli Incredibili 2 (Incredibles 2), regia di Brad Bird
  • Ralph spacca Internet (Ralph Breaks the Internet), regia di Phil Johnston e Rich Moore
  • Mirai (未来のミライ|Mirai no Mirai), regia di Mamoru Hosoda
  • L’isola dei cani (Isle of Dogs), regia di Wes Anderson

 

Migliore fotografia

  • Alfonso Cuarón – Roma
  • Łukasz Żal – Cold War (Zimna wojna)
  • Robbie Ryan – La favorita (The Favourite)
  • Caleb Deschanel – Opera senza autore (Werk ohne Autor)
  • Matthew Libatique – A Star Is Born

 

Migliore scenografia

  • Hannah Beachler e Jay Hart – Black Panther
  • Fiona Crombie e Alice Felton – La favorita (The Favourite)
  • Nathan Crowley e Kathy Lucas – First Man – Il primo uomo (First Man)
  • John Myhre e Gordon Sim – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
  • Eugenio Caballero e Barbara Enriquez – Roma

 

Miglior montaggio

  • John Ottman – Bohemian Rhapsody
  • Barry Alexander Brown – BlacKkKlansman
  • Yorgos Mavropsaridis – La favorita (The Favourite)
  • Patrick J. Don Vito – Green Book
  • Hank Corwin – Vice – L’uomo nell’ombra (Vice)

 

Migliore colonna sonora

  • Ludwig Göransson – Black Panther
  • Terence Blanchard – BlacKkKlansman
  • Alexandre Desplat – L’isola dei cani (Isle of Dogs)
  • Marc Shaiman – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
  • Nicholas Britell – Se la strada potesse parlare (If Beale Street Could Talk)

 

Migliore canzone

  • Shallow (musica e testi di Lady Gaga, Mark Ronson, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt) – A Star Is Born
  • All the Stars (musica e testi di Kendrick Lamar, SZA, Sounwave e Al Shux) – Black Panther
  • I’ll Fight (musica e testi di Diane Warren) – RBG
  • The Place Where Lost Things Go (musica di Marc Shaiman, testi di Marc Shaiman e Scott Wittman) – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
  • When a Cowboy Trades His Spurs for Wings (musica e testi di David Rawlings e Gillian Welch) – La ballata di Buster Scruggs (The ballad of Buster Scruggs)

 

Migliori effetti speciali

  • Paul Lambert, Ian Hunter, Tristan Myles e J. D. Schwalm – First Man – Il primo uomo (First Man)
  • Dan DeLeeuw, Kelly Port, Russell Earl e Dan Sudick – Avengers: Infinity War
  • Christopher Lawrence, Michael Eames, Theo Jones e Chris Corbould – Ritorno al Bosco dei 100 Acri (Christopher Robin)
  • Roger Guyett, Grady Cofer, Matthew E. Butler e David Shirk – Ready Player One
  • Rob Bredow, Patrick Tubach, Neal Scanlan e Dominic Tuohy – Solo: A Star Wars Story

 

Miglior sonoro

  • Paul Massey, Tim Cavagin e John Casali – Bohemian Rhapsody
  • Steve Boeddeker, Brandon Proctor e Peter Devlin – Black Panther
  • Jon Taylor, Frank A. Montaño, Ai-Ling Lee e Mary H. Ellis – First Man – Il primo uomo (First Man)
  • Skip Lievsay, Craig Henighan e José Antonio García – Roma
  • Tom Ozanich, Dean Zupancic, Jason Ruder e Steve Morrow – A Star Is Born

 

Miglior montaggio sonoro

  • John Warhurst e Nina Hartstone – Bohemian Rhapsody
  • Benjamin A. Burtt e Steve Boeddeker – Black Panther
  • Ai-Ling Lee e Mildred Iatrou Morgan – First Man – Il primo uomo (First Man)
  • Ethan Van der Ryn e Erik Aadahl – A Quiet Place – Un posto tranquillo (A Quiet Place)
  • Sergio Díaz e Skip Lievsay – Roma

 

Migliori costumi

  • Ruth Carter – Black Panther
  • Mary Zophres – La ballata di Buster Scruggs (The Ballad of Buster Scruggs)
  • Sandy Powell – La favorita (The Favourite)
  • Sandy Powell – Il ritorno di Mary Poppins (Mary Poppins Returns)
  • Alexandra Byrne – Maria regina di Scozia (Mary Queen of Scots)

 

Miglior trucco e acconciatura

  • Greg Cannom, Kate Biscoe e Patricia DeHaney – Vice – L’uomo nell’ombra (Vice)
  • Göran Lundström e Pamela Goldammer – Border – Creature di confine (Border)
  • Jenny Shircore, Marc Pilcher e Jessica Brooks – Maria regina di Scozia (Mary Queen of Scots)

 

Miglior documentario

  • Free Solo, regia di Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi
  • Hale County This Morning, This Evening, regia di RaMell Ross
  • Minding the Gap, regia di Bing Liu
  • Of Fathers and Sons, regia di Talal Derki
  • RBG, regia di Betsy West e Julie Cohen

 

Miglior cortometraggio documentario

  • Period. End of Sentence., regia di Rayka Zehtabchi
  • Black Sheep, regia di Ed Perkins
  • End Game, regia di Rob Epstein e Jeffrey Friedman
  • Lifeboat, regia di Skye Fitzgerald
  • A Night at the Garden, regia di Marshall Curry

 

Miglior cortometraggio

  • Skin, regia di Guy Nattiv
  • Detainment, regia di Vincent Lambe
  • Fauve, regia di Jeremy Comte
  • Marguerite, regia di Marianne Farley
  • Madre, regia di Rodrigo Sorogoyen

 

Miglior cortometraggio d’animazione

  • Bao, regia di Domee Shi
  • Animal Behaviour, regia di Alison Snowden, David Fine
  • Late Afternoon, regia di Louise Bagnall
  • One Small Step, regia di Andrew Chesworth e Bobby Pontillas
  • Weekends, regia di Trevor Jimenez

Andrea Pedrazzi

 

Leggi anche: Oscar 2019: La Favorita e Roma i più nominati.
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4 thoughts on “Oscar 2019: l’identità frammentata di Hollywood

    1. The Artist era una produzione francese, ma di fatto non un film in lingua straniera. Infatti non venne nemmeno nominato nella categoria Miglior film straniero. Roma è il primo film (nell’epoca recente, almeno) nominato tra i migliori film in lingua straniera ad avere la possibilità di vincere anche come Miglior film. Se ciò fosse avvenuto ci saremmo trovati di fronte ad una situazione senza precedenti, ovvero: il miglior film straniero è anche il miglior film in assoluto (di fatto 2 premi come miglior film, mai successo), oppure il paradosso per cui un film straniero nominato in entrambe le categorie viene eletto miglior film, ma non miglior film straniero. In ogni caso sarebbe stato uno scenario mai visto, che hanno evitato con la vittoria (meritatissima) di Green Book.

      1. Non sono d’accordo, però pace. 😁
        Ricordo che anche “Amour” vinse come miglior film in lingua straniera ed era stato nominato a miglior film. Non ricordo però con precisione casi più vecchi.

      2. Si, di film vincitori di Miglior film straniero che erano nominati anche a Miglior ce ne sono stati moltissimi. Anche La vita è bella, per dire. Ma nessuno è mai stato vicino a vincere Miglior film quanto Roma. Se avesse vinto sarebbe stato un evento epocale.

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