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Lun. Nov 18th, 2019

Notre-Dame: la fenice che risorgerà dalle ceneri

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Simbolo della Francia e non solo, la cattedrale di Notre-Dame, nonostante quanto accaduto, non si presenta sotto forma di resti, simile ad un animale mitologico senza vita, anzi. Il popolo parigino, sostenuto dal mondo intero, è intenzionato più che mai a riportare alla sua antica gloria questo pilastro dell’architettura mondiale.

La cattedrale sorge su un’antica area dove si ergeva un tempio dedicato a Giove, voluto da Cesare durante la ricostruzione di Lutezia (l’antica Parigi), nella zona oggi nota come l’Île de la Cité, un’isola al centro della Senna, nel cuore del centro storico cittadino. Una più antica cattedrale, dedicata inizialmente a Santo Stefano, composta da cinque navate separate da colonne marmoree, sorgeva più ad ovest rispetto alla cattedrale odierna; in seguito venne affiancata da un’altra dedicata alla Vergine Maria. Annesso vi era un battistero dedicato a san Giovanni Battista, definitivamente demolito nel ‘700.
Nel 1160 il teologo Maurice de Sully divenne vescovo di Parigi, promuovendo subito la costruzione di una nuova e più ampia cattedrale, risultando quella di Santo Stefano in rovina e la chiesa di Nostra Signora troppo piccola. La costruzione ebbe inizio nel 1163, dopo la demolizione delle precedenti chiese.

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Durante la Rivoluzione francese, la cattedrale venne devastata: dopo aver subito un pesante saccheggio, nell’ottobre del 1793, la Comune di Parigi ordinò la distruzione di tutte le statue della facciata. In seguito al Concordato del 15 luglio 1801, tra Napoleone e Pio VII, la cattedrale tornò alla Chiesa Cattolica.
Lo scopo del restauro ottocentesco fu di riportarla alle originarie caratteristiche medioevali, creando un’unità di stili ma integrando, tuttavia, elementi architettonici ed artistici di epoche successive a quella medievale. La facciata è divisa in quattro ordini orizzontali. In basso, si aprono i tre portali: della Vergine, del Giudizio universale e di Sant’Anna. Sopra i portali si apre la galleria dei Re, costituita dalle statue dei re di Giudea. Nella fascia superiore vi è un rosone e ai lati due bifore, precedute da una balconata con balaustra. L’ultimo livello è costituito da una serie di bifore sorrette da colonne con capitelli scolpiti, sormontata da una balconata detta galleria delle Chimere. Sopra quest’ultima si innalzano le due torri campanarie, tra gli elementi più simbolici dell’intera struttura.

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In corrispondenza dell’intersezione tra il tetto del transetto e della navata centrale, si elevava la guglia nota come la flèche. L’originale, costruita nel 1250, era stata demolita alla fine del ‘700, e successivamente ne fu progettata un’altra da Viollet-le-Duc, purtroppo andata distrutta nell’incendio del 15 aprile 2019. Questa aveva un’altezza di 45 metri e pesava 750 tonnellate, e la sua struttura portante in legno era appoggiata direttamente sui quattro pilastri della crociera.
L’interno di Notre-Dame comprende un matroneo e doppie navate laterali, con un totale di cinque navate, tante quante fino ad allora ne avevano avute unicamente importanti edifici come la chiesa abbaziale di Cluny o San Pietro, tanto che anche in seguito una chiesa gotica a cinque navate resterà un’eccezione. Le doppie navate laterali si prolungano in un deambulatorio ugualmente doppio e sono separate l’una dall’altra da poderose colonne.
La cattedrale è presente nelle opere di vari artisti, come ad esempio L’incoronazione di Napoleone, di Jacques-Louis David, o Il pittore davanti a Notre-Dame di Honoré Daumier ed è anche il luogo in cui si svolge il romanzo di Victor Hugo Notre-Dame de Paris.

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La storia, quella cruda, che non ha pietà per le cose, ci insegna che tutto è mutevole in questo mondo, sia gli uomini che i simboli, ma ci insegna anche ad andare avanti, nonostante le tragedie, e che a volte i simboli distrutti devono essere ricostruiti e farsi portatori di cicatrici di un passato che non deve essere dimenticato. Notre-Dame non è solo un edificio, è un simbolo della volontà umana che non si ferma di fronte alle difficoltà.

Tommaso Amato

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