Gio. Ago 13th, 2020

The Last Of Us, Part II – Un viaggio di vendetta e redenzione (SPOILER)

Cos’è The last of us? O meglio, cosa rappresenta per noi? È solo un gioco di intrattenimento o è molto di più?
Ormai queste rigide categorizzazioni sono terminate da tempo e abbiamo scoperto che, al di la del veicolo, l’idea, la storia che ci viene narrata può essere incredibilmente profonda. Ed è questo il caso della fortunata saga prodotta da Naughty Dog, esclusiva Playstation e vero e proprio culmine della generazione dei giochi per PS4.
Ebbene occorre fare un breve riassunto, soprattutto se pensiamo che la maggior parte dei giocatori non ha mai toccato il primo capitolo, uscito ben sette anni fa.


La trama a primo impatto potrebbe sembrare scontata e ripetitiva. In un mondo post-apocalittico, l’umanità si trova ridotta all’osso a causa di un fungo parassita che attacca il sistema nervoso e che, a lungo andare, produce la crescita di placche lungo tutto il corpo. In questo quadro si intrecciano le vite di Joel, contrabbandiere che si è adattato alla situazione per sopravvivere, e di Ellie, una quattordicenne immune al parassita, che verrà scortata da Joel lungo tutto il paese, da Boston a Salt Lake City, quartier generale delle Luci. Sebbene in un primo momento i due non vadano d’accordo, i due svilupperanno un vero e proprio rapporto padre e figlia, il che condurrà Joel a condannare l’umanità intera per salvare Ellie, evitando in questo modo che venga sviluppato un vaccino. Joel per non appesantire la coscienza della ragazza decide di mentirle, ammettendo che non esiste una cura.


L’egoistico atto di Joel diventa di fatto il perno su cui si incentra la nuova storia. Le conseguenze di quella decisione, così umana e disumana al tempo stesso, non tardano ad arrivare. Se infatti da una parte si ha un lento logoramento del rapporto con Ellie, che in un primo momento decide di credere a quell’assurda storia, non accettandola mai veramente, dall’altra si presenta la vendetta da parte di Abby e del suo gruppo.
La scena della morte di Joel, è un pugno allo stomaco, facendo sentire il giocatore impotente, disperato; il protagonista che avevamo imparato ad amare e comprendere viene brutalmente ucciso davanti ai nostri occhi, senza risparmiarci i dettagli più cruenti. Ci sentiamo come Ellie e come lei desideriamo vendetta, come lei siamo assaliti dalla collera. Questa si riversa immediatamente su Abby, coprotagonista, la cui priorità gli viene riconosciuta anche dai compagni, dal momento che a causa di Joel ha perso il padre, ma la vendetta è tutt’altro che privata, mettendo di mezzo ragioni personali, comunitarie ed etiche. Joel infatti non si è limitato ad uccidere solo un innocente, ma ha negato all’umanità l’unica speranza di trovare una cura.

Per quanto il giocatore veda nel viaggio di Ellie un bisogno di vendetta ciò non è propriamente vero, e lo capiamo solo alla fine del gioco, durante il f lashback con cui si chiude l’avventura, facendoci capire che il cuore della protagonista non è soltanto ricolmo di odio nei confronti di chi le ha portato via un “padre”, ma è traboccante di rimpianti. Ellie ha perso Joel nell’esatto momento in cui aveva deciso di provare a perdonarlo, ad averlo nuovamente nella sua vita dopo un periodo di dolorosa separazione. Senza questo dettaglio non si può capire che Ellie è più in collera con se stessa che con Abby.

Il personaggio di Abby rimane puramente negativo fino a metà dell’avventura, quando ci viene svelato il suo passato, a quel punto il giocare non ha più scusanti, non possiamo che comprendere le scelte compiute da Abby. Lei è di fatto l’altra faccia della medaglia, un doppio di Ellie. Entrambe cercano vendetta per lo stesso identico motivo: la morte di una figura paterna. Il dolore di Abby per la scomparsa del padre non è in alcun modo inferiore a quello di Ellie, e se si accetta che la vendetta sia ingiusta di per sé, non c’è un modo per giustificare le azioni di una e al contempo condannare quelle dell’altra. Capire una storia è anche comprendere che le ragioni dei personaggi sono indipendenti dal punto di vista del giocatore.


Abby è una donna tormentata, privata di ogni cosa che conta nella vita. E se il cammino di Ellie ci conduce ad un percorso di dannazione, quella di Abby non può che dirsi una strada di redenzione. Questo riscatto avviene per due motivi: da una parte l’amore che prova per Owen (vero motivo del viaggio di Abby), dall’altra l’incontro con Yara e Lev.
Se Abby si sente così vicina a questi personaggi il motivo è che essi incarnano un ideale di libertà, ribellione e fratellanza che la coprotagonista aveva smarrito insieme alle ultime Luci.


Nonostante abbia eliminato il gruppo, Ellie non riesce a darsi pace, sa che Abby è ancora viva, e i ricordi del volto martoriato di Joel continuano a tormentarla. Si mette allora sulle tracce della sua controparte, avvistata a Santa Barbara, nonostante sappia che in questo modo perderà tutto ciò che le è più caro, l’amore di Dina. Trovata la rivale, che nel frattempo era stata fatta prigioniera da un altro gruppo, Ellie è decisa a porre fine a tutto, ma nonostante lo scontro, proprio ad un passo dalla fine, Ellie compie la scelta che spezza la ruota della vendetta, e lo fa nel momento in cui il ricordo della morte di Joel viene sostituita da quella di un istante prezioso, l’istante in cui il rapporto fra i due ha ricominciato ad esistere. Una chitarra, un accordo solitario sotto la luce tenue di un portico in una fredda sera invernale.


Ellie compie una scelta razionale, ma per arrivare a questa consapevolezza ha perso, se non la speranza di una vita tranquilla, almeno il delicato equilibrio che aveva trovato alla fattoria.
La vendetta è sempre logorante, le sue conseguenze sono desolanti. È questa la verità ultima di The Last of Us, il suo messaggio positivo. C’è però una cosa che Ellie ha perso per sempre: la sua musica, l’eredità più preziosa di Joel, e che non tornerà più, a causa delle ferite riportate durante l’ultimo scontro.


Il secondo capitolo è stato accusato di essere eccessivamente Gay Friendly, ma come il gioco stesso suggerisce, l’omofobia è prerogativa di coloro che ancora appartengono al “vecchio mondo” e che in un mondo di odio e terrore c’è bisogno di amore incondizionato, senza barriere nè pregiudizi.

Tommaso Amato

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: