Uno degli ultimi film presentati in concorso alla XVIII edizione del Ravenna Nightmare Film Festival e anche uno dei più interessanti per la naturalezza con cui riesce a coniugare generi che all’apparenza non avrebbero nulla in comune. Il regista Eduardo Pinto mette in scena un western contemporaneo ad ambientazione sudamericana, in cui le protagoniste sono però tre ragazze in cerca di divertimento che raggiungono il cottage de La Sabiduria per una vacanza. Il gioco al massacro in cui saranno inserite si rivelerà loro malgrado decisamente più tragico rispetto al placido soggiorno turistico che avevano in mente.

Ecco dunque che gli spazi aperti dell’entroterra argentino diventano l’arena di un macabro rituale in cui cowboys e nativi americani che hanno dimenticato da tempo le loro faide collaborano tra loro in una perversa caccia alle ignare prede umane. È qui che i toni e le atmosfere polverose del cinema di frontiera si incupiscono all’allungarsi delle ombre ed alla comparsa di tetre figure. Ben presto il candore delle immagini inizia ad acquisire il sapore ruvido della violenza e a tingersi del rosso vivo del sangue che comincia scorrere sempre più copioso.

L’orrore prende il sopravvento nel momento in cui le protagoniste si trovano risucchiate in un mondo arcaico e selvaggio, nel quale onore e compassione sono annichiliti da un sadismo viscerale che si nutre di paura e gode nell’ammirare delle vittime inermi in difficoltà. Ma esso dovrà fare i conti con la caparbietà delle tres chicas al centro della vicenda, le quali dimostrano di possedere una forza che trascende anche le loro stesse aspettative e che, armatesi di fucile, si lanceranno alla ricerca della loro vendetta.

La Sabiduria si inserisce così nel filone contemporaneo del “rape and revenge” al femminile, che con risultati più o meno felici sta raccontando storie di empowerment attraverso l’uso di quei generi che storicamente sono stati appannaggio principalmente di figure maschili. In questo contesto, all’opera di Pinto va riconosciuto il merito di aver saputo calare una tipologia di racconto di per sé non più innovativo in uno scenario inedito ed oltremodo efficace nell’acuire la tensione, elemento indispensabile al nutrimento dell’attenzione dello spettatore. Semplice nella concezione e dirompente nello sviluppo, La Sabiduria si trova perfettamente a suo agio nel magma ribollente di opere di genere fieramente indipendenti che costituiscono l’ossatura portante di questo festival.

Andrea Pedrazzi