“La sensazione dominante è quella che si può avere aprendo una finestra: tutta la vita, i rumori della strada, irrompono contemporaneamente come il movimento e la realtà degli oggetti fuori (…)”: l’artista Umberto Boccioni si esprime così a proposito della sua opera La strada entra nella casa, e l’intento sembra proprio quello di voler aprire gli occhi dell’osservatore sulla realtà circostante, che è in continuo movimento e mutamento, cogliendone la rapidità e il dinamismo.

L’opera presa in esame, datata 1911 e conservata nello Sprengel Museum di Hannover, appare come un tripudio di colori e un intrico di forme che si annodano e si contorcono su sé stesse e le une con le altre, arrivando a rappresentare un caos che però, paradossalmente, risulta chiaro in ogni aspetto che lo compone. Infatti, è possibile riscontrare facilmente, all’interno del dipinto, la presenza di una donna vestita delle diverse tonalità del blu-violaceo che occupa gran parte del quadro e, come gli schemi tipici del Futurismo impongono, è inoltre ravvisabile che tale donna sia collegata alle altre due figure femminili presenti sulla scena, collocate rispettivamente sui balconi a destra e a sinistra del quadro, come a formare un triangolo.

Ciò che caratterizza le opere del movimento futurista e, in particolare, quelle di Boccioni è sicuramente la presenza di figure dinamiche intente a lavorare: gli uomini che si possono osservare sulla scena si danno da fare, con un ritmo quasi forsennato, che si ripercuote sull’intero quadro, ritmo avvalorato anche dall’utilizzo dei colori, con una dominanza del giallo, simbolo di luce e, quindi, collegabile all’innovazione, che rivela un ulteriore dinamismo e un rumore che è quasi possibile ascoltare. Tutto tende a vibrare, ad agitarsi, a correre senza poter essere fermato. È il progresso, che avanza rapido e inarrestabile.

Umberto Boccioni (Reggio di Calabria, 19 ottobre 1882 – Verona, 17 agosto 1913) può essere considerato uno dei nomi di spicco, se non addirittura il massimo esponente, della corrente artistica del Futurismo. Instancabile viaggiatore, fu a Parigi nell’estate del 1906 e poi, fino a novembre dello stesso anno, in Russia. Cruciale per la sua esperienza creativa è stato, però, il 1907, anno in cui si iscrisse alla Scuola libera del Nudo del Regio Istituto di Belle Arti di Venezia e in cui, per la prima volta, si recò a Milano. Ed è proprio quest’ultima la città che rappresentò perfettamente le sue aspirazioni dinamiche e che divenne, in un certo senso, il fulcro del movimento futurista.

Elemento dominante all’interno del dipinto olio su tela è indubbiamente il movimento, caratteristica peculiare di tutte le opere futuriste: anche le case, che a rigor di logica dovrebbero apparire ferme e stabili, sono invece caratterizzate da un forte dinamismo, che permette all’occhio dell’osservatore di guardare tutto con occhi “nuovi”, come a voler spingere a una visione in chiave moderna della realtà circostante, prendendo almeno in parte le distanze da quelli che sono i modelli del passato e le certezze della tradizione figurativa. L’opera si delinea, quindi, come una sorta di omaggio al mondo contemporaneo, in continua evoluzione e mutazione.

Chiara Pirani