DOCUMENTARIO

Regia di Hilal Baydarov, 2020.

Ossessivo e vorticoso come un romanzo di Thomas Bernhard, soffocante e liberatorio come la prosa di Emil Cioran, questo documentario può irretirvi o farvi desistere dopo i primi 10 minuti.

Seguire le riflessioni di Hilal Baydarov è come assistere al progressivo riempirsi d’acqua di una stanza, o all’irrefrenabile consumarsi dell’ossigeno di una bombola da sub.

Bisogna avere il coraggio di seguire fino in fondo i paradossi del pensiero che si ripiega su sé stesso  per contenere il mondo intero e il suo contrario, bisogna amare i vicoli ciechi della logica in modo istintivo, bisogna avere una fede incrollabile nell’arte e pregare Dio che ci liberi da Dio.

Beynimdəki Mismarlar (Chiodi nel mio cervello) non ha mezze misure, non fa sconti, non va incontro agli spettatori. Giusto o sbagliato che sia (questo dipende sostanzialmente dal tipo di spettatore) non può lasciare indifferenti, specie in un’epoca di video pensati come sottofondo mentre si stira o si cucina.

Questo documentario esige la totale presenza di spirito da parte di chi lo guarda, è una spirale che si avvolge continuamente intorno ad alcuni centri tematici: sofferenza, speranza, dolore, gioia, rifiuto, accettazione. Ogni episodio è un nuovo inizio, ad ogni ripetizione della gnossienne nr.1 di Satie riprendiamo un discorso mai concluso alla ricerca (precaria) di un senso (illusorio) tra ricordi e traumi, abbandoni e ritrovamenti.

Alla bellezza disarmante delle immagini si accompagna una voce fuori campo che martella le parole nel tentativo di disgregarle, quasi a volerle punire per la loro assenza di senso, per la loro presunzione di senso, e la calma irreale dei paesaggi innevati fa tirare un sospiro di sollievo che attraversa tutto il corpo.

Beynimdəki Mismarlar può essere uno dei documentari più belli di questo Festival o un’esperienza da dimenticare in fretta. In entrambi i casi, la reazione sarà pienamente giustificata.

Credevo nei sentimenti e ci credo ancora … M’importano solo i sentimenti, solo quelli e per dimostrarlo ho dovuto scavare per trovare quei chiodi fissi nel mio cervello.” (H. Baydarov) 

Marco Lera

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