«Opera radiofonica è quella in cui tutto si ascolti e niente si veda. E se il non vedere è un limite, l'opera radiofonica di quel limite fa la sua forma» [1].

Senza voler ripercorrere interamente la storia, intermittente, del radiodramma italiano, ci limiteremo a qualche indicazione generica, ma speriamo utile, per comprendere questo genere così particolare. 

La prima radiocommedia, scritta appositamente per il mezzo radio, è L’anello di Teodosio di Luigi Chiarelli. Trasmessa il 3 novembre 1929, è da molti considerata, per il suo valore di originalità, la nascita del radiodramma. Guardando però al quinquennio precedente, quello che inizia con la prima trasmissione URI [2] nel 1924, si possono individuare alcuni momenti significativi che hanno contribuito al formarsi di un ‘linguaggio’, proprio del radiodramma. 

Spinta forse da alcuni scritti di Mario Vugliano attorno al mezzo radio, l’URI sul finire del 1926 indice un radio-concorso pubblico, per selezionare: «[…] non meno di 12 canzoni e di 3 radio-drammi che, attraverso l’esecuzione e la trasmissione delle Stazioni Radiofoniche di Milano e di Roma, saranno sottoposti al giudizio del pubblico […]» [3]

Alla fine, nessuno dei ventotto radiodrammi valutati dalla giuria viene eletto vincitore, poiché in ognuno di essi si riscontra: «[…] una generale povertà di invenzione e deficienza di forma, una mancanza assoluta della tecnica indispensabile a questo nuovo genere d’arte che dovrebbe far balzare viva ed evidente l’azione essenzialmente dal dialogo, e non solo giovarsi dei rumori dell’ambiente esterno» [4]. Ciò che invece viene trasmesso, il 18 gennaio 1927, è il primo vero radiodramma italiano, non originale come quello di Chiarelli, trasposto da Mario Vugliano a partire da un suo racconto, Venerdì 13, che all’indomani della trasmissione si confermerà un successo di pubblico, aprendo la strada al già citato L’anello di Teodosio, trasmesso due anni dopo.

Per chiudere questo breve preambolo storico e avvicinarsi a quello che sarà il ‘linguaggio’ del radiodramma nel corso della sua vita, non si può non citare la figura di Enzo Ferrieri. Giornalista e regista sia radiofonico che televisivo, Ferrieri si distingue dapprima per un sostanziale rifiuto del mezzo radiofonico come mezzo artistico, sostenendo la necessità di adoperarlo innanzitutto a fini divulgativi e per la trasmissione di spettacoli teatrali e musicali, puntando su un repertorio affidabile e già consolidato. Successivamente, nel 1931, sulla rivista da lui diretta «Il Convegno», Ferrieri pubblica un manifesto dal titolo La radio, forza creativa [5], e apre un’inchiesta cui partecipano alcuni collaboratori della rivista e varie personalità della letteratura del teatro e della musica dando così vita a:

 […] Una riflessione organica sulle potenzialità artistiche della radio […], per la prima volta il nuovo mezzo di comunicazione diviene oggetto di un dibattito culturale ‘alto’ […]. L’inchiesta si rivela per molti aspetti un successo. Giungono in redazione ben trentaquattro risposte, nella maggior parte contrassegnate da un vivo interesse. Dal teatro provengono gli interventi di Anton Giulio Bragaglia, Alberto Casella, Lucio D’Ambra, Silvio D’Amico, Gino Rocca, dalla musica quelli di Alfredo Casella, Francesco Malipiero, Ottone Respighi. Tra i letterati compaiono i nomi di Massimo Bontempelli, Paolo Buzzi, Alberto Carocci, Emilio Cecchi, Giansiro Ferrata, Carlo Linati, Filippo Tommaso Marinetti [6].

Balzando kubrickianamente in avanti, ci troviamo oggi a recensire brevemente un’esperienza nata nella cornice pandemica dell’ultimo anno (2020), una risposta culturale portata avanti dal Teatro Metastasio di Prato e dai suoi prodi(ghi) avengers, come li abbiamo definiti in un articolo precedente, ovvero il Gruppo di Lavoro Artistico, in breve GLA [7].

L’isola dei radiotraumi è il titolo dell’opera, la quarta prodotta dal GLA del Teatro Metastasio, nell’ambito del progetto ‘L’arte invisibile. Radiodrammi, melo-radio e gallerie di varia umanità’, pensata e costituita per la scena radiofonica. A proposito della genesi dell’opera, sono interessanti le parole di Massimiliano Civica, regista dell’operazione: 

«[…] Siamo partiti dal vuoto cosmico, dal vuoto assoluto, […] chiedendo a questi ragazzi (del GLA) […] cosa avevano in repertorio, cioè quali personaggi avevano studiato durante i loro lavori precedenti, quali storie avevano a disposizione». 

Tre personaggi, brillantemente caratterizzati da voci e dialetti diversi, ci introducono nel vivo della narrazione. Sono tre scrittori-sceneggiatori-registi che si trovano a scrivere e mettere in scena un’opera originale, nata dalla commistione delle loro fantasie. Decidono di ambientarla su un’isola, in mezzo al mare, lontano da tutto, ma soprattutto distante il più possibile dalla città, «asfaltata e lobotomizzata», che si è scordata della campagna. Sull’isola si ascoltano costantemente il rumore del mare e il brusio prodotto da animali di tutte le specie. Sopra questa drammaturgia sonora si vanno a cucire le voci degli strani personaggi che popolano questo breve ma intenso pastiche scaturito dalla prolifica immaginazione dei tre imbonitori. Così si possono ascoltare: un bimbo di nove mesi che ascolta e dialoga con un poeta beneventano, una fashion blogger e un barbiere brindisino sclerotico, e tanti altri ancora.

Un lavoro meta-radiofonico, che riflette sulle potenzialità del mezzo stesso e si compone di un connubio di voci, rumori e suoni ben concertati tra loro, che plasmano la realtà a chi si ponga con l’orecchio in ascolto. Un radiodramma in senso stretto, originale nella ‘messa in scena’ e di sapore surrealista, quasi un ‘radiogrottesco’, abitato da personaggi, tutti diversi, che vanno a costituire una, tra le tante possibili, gallerie di varia umanità. 

Tommaso Quilici

NOTE:

Per la parte storica sul ‘radiodramma’ cfr. R. Sacchettini, La radiofonica arte invisibile. Il radiodramma italiano prima della televisione, Corazzano (PI), Titivillus, 2011, pp. 9-42.

[1] A. Savinio, È lo strumento che crea la musica, in «Corriere d’informazione», 17-18 giugno 1949 (ora in Opere. Scritti dispersi tra guerra e dopoguerra (1943-1952), a cura di Leonardo Sciascia e Franco De Maria, Bompiani, Milano, 1989, pp. 976- 977.

[2] Unione Radiofonica Italiana, poi divenuta Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche (EIAR).

[3] «Illustrazione teatrale», diretta da Italo Vitaliano, agosto-settembre 1926, 3, p. X.

[4] La relazione della Giuria, in «Radio Orario», 26 marzo 1927, 13, p.5.

[5] E. Ferrieri, La radio, forza creativa, in «Il Convegno», giugno 1931, ora in E. Ferrieri, La radio! La radio? La radio!, a cura di Emilio Pozzi, Milano Greco & Greco, 2002.

[6] R. Sacchettini, Scrittori alla radio. Interventi, riviste e radiodrammi per un’arte invisibile, Firenze, Firenze University Press, 2018, pp. 10-11.

[7] Componenti del GLA: Roberto Abbiati, Monica Demuru, Oscar De Summa, Ilaria Marchianò, Savino Paparella, Francesco Pennacchia, Arianna Pozzoli, Francesco Rotelli, Paola Tintinelli, Luca Zacchini, Chiara Callegari, Massimiliano Civica, Roberto Latini, Claudio Morganti e Clio Saccà.