Nella sala buia di Teatri di Vita, nel Parco dei Pini a Bologna, riecheggia solenne, e acclamata dal popolo tedesco, la voce tagliente del Führer affacciato al balcone della cancelleria, è il 1934. Nella sala antistante, tre personaggi attendono un’udienza col futuro dittatore: sono Ernst Röhm, capo delle truppe d’assalto, un contingente di tre milioni di uomini che mette in pericolo l’accentramento di Hitler, ma questo il sognatore Röhm non lo sa, abituato a «giocare alla guerra», fedele al suo capo e alle armi e legato ad Adolf da un’amicizia fraterna, non capirà mai, nemmeno in punto di morte, il grande disegno dell’«artista», così era solito appellarlo, Hitler; nella sala, convocato dal Führer, attende anche Gregor Strasser, politico di lungo corso e caduto in disgrazia per le simpatie socialiste, è l’unico, insieme al perfido e opportunista Krupp, il magnate dell’acciaio e quarto attore della pièce di Mishima, ad aver compreso le reali intenzioni di Hitler, ma a nulla varranno i suoi tentativi di avvertire il cocciuto Röhm, e con esso perirà nella tremenda ‘Notte dei lunghi coltelli’. Hitler, in preda all’insonnia, nella notte tra il 30 giugno e il 1° luglio, aiutato da un Krupp, confessore-psicanalista, ripercorrerà le ragioni e gli eventi che lo hanno costretto a eliminare Destra e Sinistra, auspicando che «la politica segua la via di centro».

Lo spettacolo, diretto da Andrea Adriatico (direttore artistico con Stefano Casi di Teatri di Vita), sembra rispettare fedelmente il testo di Mishima sia nella scansione in tre atti, sia nei dialoghi, nei quali non si riscontrano tagli sostanziali; di contro, ciò non accade per le didascalie delle indicazioni di scena dell’autore giapponese, rimaneggiate dalla fantasia del regista in un cambiamento strutturale che non può che stupire lo spettatore. Per evitare svelamenti, mi limiterò a registrare un forte odore di cloro, al rientro in sala dopo l’intervallo, tra primo e secondo atto.

Ciò che colpisce in positivo del lavoro di Adriatico, è sicuramente la scenografia, costituita da un apparato modulare in legno, quindi leggera e facilmente modificabile. Non mancano le contaminazioni cinematografiche, proprie di un regista a tutto tondo, di cinema come di teatro, che si notano in alcune scelte funzionali alla messa in scena: penso ad esempio, in apertura, ai discorsi di Hitler proposti, registrati su supporti digitali (tablet e smartphone), sostenuti da alcune comparse ferme in piedi sul proscenio in ombra, oppure all’utilizzo del ‘campo e controcampo’ cinematografico tra la prima e la seconda scena, e ancora all’utilizzo di microfoni ad archetto per accentuare, soprattutto nel finale, e rendere più vicina e sinistra la voce del Führer nei suoi dialoghi con Krupp.

Apprezzato anche il trucco, elemento non secondario dello spettacolo, ma spesso trascurato, che qui definisce alcuni tratti salienti dei personaggi: nel finale, il maquillage di Hitler si fa più definito, forse a rappresentare la definitiva maschera del dittatore che di lì a poco avrebbe indossato, poi il trucco di Krupp, grigio, prima chiaro e poi sempre più scuro, che richiama l’acciaio di cui la famiglia è proprietaria da generazioni, e infine il trucco verdognolo e speculare dei due malcapitati nemici, a rappresentare le due estreme appartenenze politiche, dello stesso colore perché destinate alla stessa tragica fine. La tessitura musicale, costituita da musiche contemporanee (una su tutte, nel finale, Special Needs dei Placebo), risulta troppo amplificata per essere apprezzata dall’orecchio umano, ma per nostra fortuna riprodotta limitatamente ai momenti di intervallo e accompagnata da un sipario non convenzionale, sfondo di proiezione per alcuni passaggi dell’opera-manifesto di Adolf Hitler, il Mein Kampf.

Per quanto concerne le prove attorali, alla generale bravura di Gianluca Enria (Hitler), Francesco Baldi (Röhm) e Antonio Anzilotti De Nitto (Krupp) si oppone invece la performance di Giovanni Cordì, acerbo per la parte del navigato Strasser, di scarsa dizione e poca attenzione nella pronuncia delle battute. Meritati gli applausi finali.

Lo spettacolo è in replica stasera, 5 giugno, alle 19.30 e domani in matinée alle 11.00.

Tommaso Quilici