«[…] Cerca una maglia rotta nella rete
che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!
Va, per te l’ho pregato, – ora la sete
mi sarà lieve, meno acre la ruggine…».   (Eugenio Montale, In Limine)

Louisiana. Mona Lisa Lee (Jeon Jong-seo) è una giovane ragazza coreana trattenuta fin da bambina in un ospedale psichiatrico. In una sera di luna piena, utilizzando le proprie abilità speciali, fino ad allora celate, aggredisce il personale e riesce a fuggire dalla struttura.

Giunta nella vicina New Orleans, Mona Lisa si imbatte in Fuzz (Ed Skrein), uno spacciatore di periferia, che colpito dall’aspetto inusuale della giovane (Mona indossa ancora la camicia di forza) e dal suo atteggiamento schivo, decide di aiutarla, salvo poi vederla scappare all’arrivo dell’agente Harold (Craig Robinson), appena giunto sul posto. Intanto la notizia di una giovane asiatica in fuga comincia a diffondersi per tutta la città.

Mona Lisa fa la conoscenza di Bonnie (Kate Hudson), spogliarellista dei bassifondi, e di suo figlio Charlie (Evan Whitten), di soli undici anni ma costretto dalle circostanze di vita a una maturazione precoce. Proprio in Charlie, Mona Lisa troverà l’amico che cercava, un compagno di fuga disposto a tutto, anche a privarsi della propria libertà pur di permettere all’amica di avere la sua.

Giunta al terzo film della sua carriera, la regista statunitense Ana Lily Amirpour non si smentisce, ma persevera nella scelta di protagoniste femminili per le proprie opere,: lo aveva fatto in A Girl Walks Home Alone at Night (2014), poi nello scenario post-apocalittico di The Bad Batch (2016), vincitore del ‘Premio speciale della giuria’ proprio a Venezia, e lo riconferma quest’anno in Mona Lisa and the Blood Moon, in lizza per il premio più importante della Mostra.

Ciò che più colpisce della pellicola è la mancanza di un antagonista ben individuato e personificato; abituati allo schema dicotomico dei blockbuster Disney, che vede una netta bipartizione tra bene e male, tra buoni e cattivi, un film in cui il male è una componente diffusa nella società può apparire straniante all’osservatore che si ponga in visione. La giovane Mona Lisa, così come il piccolo Charlie, e a suo modo anche Bonnie, non sono in fuga da un Thanos onnipotente in cerca di un equilibrio nell’Universo, ma tentano disperatamente di sopravvivere ad una società fatta di persone «difficili da farsi piacere», dice Mona Lisa in un momento del film, di rompere le maglie di un sistema che «ci costringe ad assumere certi comportamenti, incidendo sulla visione che abbiamo gli uni degli altri e sul nostro senso di appartenenza a un luogo» [1].

Anche questo film, come il precedente, è condito di una colonna sonora eterogenea – un mix di Electronic dance, Techno italiana, Rock, Metal e tanti altri generi – e tanto incessante e ben amalgamata da poter essere annoverata nel cast insieme agli attori.

La regista statunitense non delude alla sua seconda prova lagunare e tenta il colpo: ha tutte le carte in regola per andare a segno e centrare il bersaglio.    

                                                                                                                                      Tommaso Quilici

Note:

[1]: Commento della regista.