Un messaggio reale, quasi tangibile, che spicca come un dettaglio che è impossibile non vedere, che si pone e s’impone agli occhi dell’osservatore, come a volerlo scuotere, per renderlo consapevole e partecipe di uno spaccato di realtà, di una scena di vita quotidiana: è questo ciò che emerge, più di tutto, più del visibile, dall’olio su canapa “Il vagone di terza classe”, datato 1862, del pittore e caricaturista francese Honoré Daumier. Sembra di sentirlo, forte e chiaro, quel messaggio, pare di vederlo negli sguardi assenti delle figure in primo piano che, pur essendo in un vagone pieno, lasciano percepire un senso di vuoto, di mancanza e di difficoltà.

Il tratto distintivo della corrente realista sta proprio nel voler offrire all’osservatore uno sguardo sulla realtà, soprattutto su quella ordinaria quotidianità che in ambito artistico, in molti casi, si è trovata ad esser messa da parte: osservando gli intenti delle correnti artistiche precedenti, infatti, ci si trova a constatare che l’arte sia spesso e volentieri classificata come l’espressione del bello, più che del “vero”. Da questo punto di vista, è possibile avvicinare, almeno in parte, la corrente del Realismo a una delle espressioni della fotografia: anche nell’opera in questione, Daumier “fotografa” un istante, immortala con le sue pennellate una scena che sa di pura e semplice quotidianità.

Si può osservare, infatti, come in primo piano spicchi la povertà di alcune figure del popolo, segnate dal disagio di dover viaggiare in terza classe: l’espressività dei volti, rappresentati quasi in maniera drammatica, denuncia l’adattamento a condizioni spesso troppo scomode e disagianti. Ad avvalorare l’espressività del dipinto contribuiscono una linea molto scura, che delimita il contorno dei visi, e l’utilizzo del chiaroscuro, costruito con ombre molto profonde, che dà volume e corposità alle forme. Ciò contrasta con quello che viene rappresentato in secondo piano: i borghesi, infatti, indifferenti e noncuranti, sembrano occupare spazi migliori e vivere in una dimensione sociale soddisfacente. Ne deriva un netto divario tra le due classi, che l’artista mira a sottolineare e a rimarcare con ogni mezzo possibile.

Honoré Daumier (Marsiglia, 26 febbraio 1808 – Valmondois, 10 febbraio 1879), pittore, litografo e caricaturista francese, si avvicina all’arte in età molto giovane, grazie all’apprendimento della tecnica litografica da un amico, che gli permetterà di collaborare con la stampa a soli sedici anni. Tra le sue più importanti espressioni artistiche, spiccano le vignette satiriche a taglio politico-sociale, che fanno ironia sulla vita del tempo, caratterizzata da vizi e condotte discutibili: una di queste vignette, “Gargantua”, che ironizza con una violenza inaudita sul Re Luigi Filippo, gli costa addirittura un arresto. Nonostante le sue grandi doti, Daumier si trova a vivere nell’ombra, conducendo una vita piuttosto ritirata, al contrario del suo collega Courbet, il cui nome era ed è ancora oggi spesso sulla scena.

Queste caratteristiche della vita di Daumier sembrano emergere anche all’interno dell’opera in questione, attualmente conservata al Metropolitan Museum of Art di New York: la scelta di raffigurare una scena di povertà rappresenta una sorta di denuncia, che declassa il viaggio in treno, simbolo di progresso per la classe dominante, a condizione di disagio per le classi meno abbienti, e il suo stesso “vivere nell’ombra” sembra avvicinarlo allo stile di vita della classe povera rappresentata, su cui l’artista vuole appunto fare luce, a cui vuole dare voce per lanciare un grido di denuncia sociale.

Chiara Pirani