Ogni opera nasce come strumento di comunicazione, parte dall’esigenza dell’artista di trasmettere un messaggio e viene recepita in maniera diversa a seconda della sensibilità dell’osservatore. La straordinaria capacità di Magritte di lasciare a chi osserva il compito di “guardare oltre”, attraverso la finestra protagonista della di molte sue opere, fa sì che l’opera stessa faccia da ponte tra realtà e immaginazione, quasi configurandosi come un invito a non fermarsi a ciò che si vede, ma a spingersi più in là, per arrivare dove il pennello dell’artista ha deciso di fermarsi per lasciare spazio a quello dell’osservatore, che è impugnato dall’immaginazione e dipinge una realtà che ancora non si vede.


L’olio su tela in questione, “La finestra aperta a Collioure”, datato 1905 e attualmente conservato alla National Gallery of Art di Washington, permette, infatti, di trovare uno spiraglio di libertà oltre le mura domestiche e oltre il caos cittadino. Ciò che l’artista mostra allo sguardo dell’osservatore è la quiete di un paesaggio marino: si vedono, infatti, in basso sull’acqua delle piccole imbarcazioni con le vele ripiegate, che appaiono però deformate e raffigurate in maniera tale da uscire dalle forme imposte, così che chi guarda possa fornire una propria interpretazione di ciò che si vede e di ciò che c’è oltre la rappresentazione vera e propria.


Particolare è l’uso del colore: nella realizzazione di quest’opera, Matisse subisce l’influsso dei colori Fauves e sperimenta un nuovo linguaggio artistico, un nuovo modo di dipingere, a seguito dell’esperienza vissuta nel sud della Francia, proprio a Collioure. I colori, infatti, sono utilizzati in modo antinaturalistico: spiccano le tonalità accese e luminose con cui l’artista rappresenta la scena che si vede fuori dalla finestra, in contrasto con il verde scuro che “colora”, invece, l’ombra della stanza. Ne deriva un contrasto che si ripercuote anche a livello concettuale, come a significare la differenza e la distanza tra la luce e la bellezza dell’esterno, legate al valore della libertà, e l’ombra e la monotonia dell’interno, elementi associati probabilmente alla vita cittadina.


Henri Matisse (Le Cateau-Cambrésis, 31 dicembre 1869 – Nizza, 3 novembre 1954), pittore, illustratore e scultore francese, fu uno dei massimi esponenti della corrente artistica dei Fauves, dando vita a un’esperienza che, a dispetto della breve durata, rappresentò un punto di riferimento fondamentale per l’evoluzione dell’arte, che fu letteralmente “tinta” di innovazione. Particolare, infatti, fu l’uso del colore da parte degli artisti pionieri del fauvismo: steso in tonalità pure, con pennellate quasi violente, il colore divenne il vero e proprio protagonista dell’opera.


Interessante è, infine, il gioco di cornici che si crea all’interno del dipinto: ne emerge un effetto di “quadro dipinto nel quadro”, determinato in particolare dalla successione che si ripete nell’apertura della finestra stessa e nel rettangolo del balconcino. Vi è, inoltre, un alternarsi continuo di elementi verticali e orizzontali che contribuisce a sottolineare la struttura compositiva del quadro: saltano all’occhio, in particolare, la direzione verticale delle pennellate che danno forma alle barche e quella orizzontale che guida lo sguardo dell’osservatore in profondità, fino e oltre l’orizzonte.

Chiara Pirani