Non si conosce molto riguardo quest’opera di Monet, probabilmente dipinta nell’inverno compreso tra il 1868 e il 1869, oggi esposta al Musée d’Orsay di Parigi. Quello che è certo è che ci troviamo di fronte ad una delle sue opere più suggestive: una prova di maestria nell’uso dei bianchi, in un sofisticato rincorrersi di nuances.

L’impressionismo qui è ancora agli albori, non ha ancora preso coscienza di sé, eppure Monet ne possiede già le leggi e se ne fa interprete, mostrando tutto il fascino e la qualità di uno stile che farà la storia. Di fatto, la pittura impressionista portò una ventata di freschezza tra l’alta borghesia avvezza alle serre calde e sterili dell’art pompier. Fu proprio a partire da Monet che l’arte iniziò a rifiutare la meccanicità degli atelier e dei temi storico-mitologici, preferendo piuttosto captare l’azione dei raggi luminosi sulla materia, riproducendone sulla tela, con l’uso del colore applicato per mezzo di rapidi tocchi, il cui brulicante scintillio ne diventa indiscusso protagonista.


Si tratta di un’opera dipinta en plein air che rappresenta un soggetto semplice, quasi banale: una gazza appollaiata su uno steccato con alcune case e un accennato bosco sullo sfondo, il tutto immerso in una neve soffice e materica, resa magistralmente grazie al sapiente uso di luci e di ombre che caratterizza il quadro. Nonostante le innovazioni, il dipinto è ancora legato ai canoni della tradizione, infatti, sebbene il pittore abbia riprodotto il soggetto en plein air, sembra lo abbia poi rifinito all’interno di un atelier.
Va notato che il paesaggio diventa in questo caso l’impressione di un preciso momento, e questo viene appunto sottolineato dalle pennellate rapide e dalla spontaneità che contraddistingue un tale capolavoro.
In questa opera, non è la gazza ad esserne la protagonista, contrariamente a come si potrebbe pensare dal titolo dell’opera, ma è il paesaggio al centro dei riflettori, mentre l’uccello posto a sinistra è solo una nota in un paesaggio immerso nel bianco della neve mattutina.
Benché respinto dalla critica dell’epoca, in realtà possiamo considerare tale dipinto come una sorta di manifesto del paesaggio impressionista. Monet apre un capitolo dell’Impressionismo prima ancora che il movimento raggiunga la sua compiutezza e lo fa con un dipinto apparentemente semplice. Luci, ombre, sfumature del bianco, raggi solari, tutto dipinto con pennellate lievi che rendono l’opera fluida, come se potessimo sentire e toccare quella neve, così morbida e fredda sotto un impercettibilmente Sole invernale.


Ci troviamo a Etretat, in piena campagna normanna. Il paesaggio immerso nella neve lascia intravedere appena gli alberi, oltre il quale si intravede il tetto di una casa, a sua volta coperta da spessa e soffice neve, da cui spuntano comignoli rossicci. Quasi in primo piano troviamo una staccionata di legno su cui è adagiata una solitaria chiazza di colore nero, la gazza. Il panorama innevato trasmette una sensazione di pace e calma, un rapporto tra uomo/pittore e natura.
Il paesaggio è schiarito dai deboli raggi del sole invernale, la cui resa delle ombre è l’elemento che ha reso celebre questo dipinto. In primo piano notiamo delle piccole orme rotonde tendenti all’azzurro che indicano il passaggio di qualcuno, a loro volta queste sono immerse nella neve giallo-arancio illuminata dalla luce del sole, tra queste anche la staccionata in cui si trova la gazza. Il resto delle ombre invece è un’armonia di grigi e di blu tendenti al violaceo, usati per le parti non illuminate dai raggi solari. Le ombre colorate contribuiscono a rendere reale la consistenza della neve ed imprimono sulla tela la profondità degli spazi.
Gli impressionisti erano soliti inserire tali ombre nelle loro tele con il preciso scopo di rendere vera la realtà che stavano dipingendo.

La teoria delle ombre colorate, stabilita nell’Ottocento, precisa che l’ombra di un oggetto è costituita sempre da un colore, nello specifico da una parte azzurra, oltre che dal colore dell’oggetto stesso e dalla tonalità che gli è complementare. Nell’opera, infatti, tra i colori che dominano le ombre ci sono il blu e il giallo, due colori primari, a cui si aggiunge una lieve sfumatura di arancio, tinta complementare al blu, mentre il violaceo delle ombre è complementare al giallo della neve baciata dal sole. Complessivamente i colori che prevalgono sono tonalità fredde, che si sposano perfettamente alla riproduzione dell’atmosfera invernale, pur dandoci quella nota di calore proveniente dal Sole, che ci regala una calda carezza in una mattina invernale.

Tommaso Amato