La tappa bolognese di Mondovisioni 2022, rassegna organizzata da Internazionale in collaborazione con CineAgenzia , a cura di Kinodromo fa approdare sullo schermo un documentario amaro, rabbioso. Non che gli altri della selezione fossero stati più cauti o prudenti.

Quanto costa a una donna denunciare una violenza domestica? Quanto costa a una donna anche solo lasciare il proprio marito?

Diciamocelo subito, se si è in Turchia, costa troppo.

” In Turchia più di una donna su tre ha subito violenza domestica”

Seguiamo i volontari del gruppo We will stop femicide per entrare nelle abitazioni di quelle donne che si fanno portavoce della situazione turca parlando dei propri casi, raccontando le atrocità che hanno subito, anche se solo con un filo di voce.

2015. In un Paese ormai fuori dalla Convenzione di Istanbul (non ancora ai tempi di ripresa del documentario), con un capo dello Stato che invita la popolazione a pensare alla donna in quanto sola madre, la regia di Chloe Fairweather ci porta in casa di Arzu, giovane donna madre di sei bambini. Suo marito intratteneva una seconda relazione al di fuori del matrimonio e lei aveva deciso di chiedere il divorzio; lui le ha sparato a braccia e gambe.

Entriamo poi in casa di Kubra, donna in carriera, giornalista. Si sposa, partorisce una bambina e due giorni dopo il parto il marito le sbatte la testa quattro volte, così forte da cambiarle il resto della vita.

Queste sono solo due delle donne che ogni giorno combattono contro una società che non riconosce loro abbastanza diritti per potersi tutelare da uomini che operano violenza contro di loro, e che anzi privilegia questi ultimi con innumerevoli sconti di pena.

L’occhio della regista entra nella vita di queste donne attraverso l’avvocatessa, Ipek Bozkurt, che si occupa dei loro casi, permettendo al pubblico di poter conoscere la circostanza, il Paese in cui questi casi avvengono e alcuni dei volti di chi di questa guerra si fa portavoce.

Seppur si parli di violenza maschile sulle donne, lo si fa in un senso di generalità. Non si demonizza il mondo maschile e si vittimizza di conseguenza quello femminile, ma si crea un discorso più ampio. Un discorso in cui la voce di un padre pentito per aver consegnato sua figlia nelle mani del suo futuro carnefice non viene resa eco in confronto alle altre, ma anzi altrettanto importante.

La capacità di rappresentare il reale sembra si faccia più forte tanto quanto è terrificante ciò che si va a raccontare. Attraverso opere che si fanno portavoce nel mondo di tematiche tanto delicate, con la visibilità mondiale e l’altrettanta mobilitazione, forse anche donne come Kubra possono riavere ciò che hanno perso.

Il documentario ha ricevuto il British Independent (2021) e sarà in sala al cinema Europa di Bologna durante Mondovisioni 2022!

Sarah Corsi