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Lun. Mar 30th, 2020

Cadaveri Eccellenti

Come giovani cresciuti all’inizio degli anni duemila appariva naturale nutrire un senso di sfiducia verso i film italiani, sempre apparentemente un po’ banali, ogni volta meno al centro dell’attenzione. Proprio per questo, l’avvicinamento alla cinematografia nazionale è stato un avvenimento unico, sorprendente, l’inizio di un viaggio in un mondo ricchissimo, non solo dal punto di vista cinematografico, ma anche da quello culturale. Il patrimonio audiovisivo italiano si presenta come un documento eccezionale sugli sviluppi novecenteschi della sua società, spesso nascondendo al suo interno delle particolarità inaspettate. Per questo motivo, prendendo in prestito il nome dal film di Francesco Rosi del 1976, la rubrica ha l’intento di riesumare quei “cadaveri eccellenti” la cui gloria in vita non è bastata a mantenerne viva la memoria ai più; per sorprendere chi, come noi, quegli anni non li ha vissuti, per chi semplicemente vuole ricordarli, o per chi ha voglia di scoprire parti sconosciute del suo passato.

 

La solitudine infinita de “L’ultimo uomo sulla terra”

Prima dell’adattamento del 2007 diretto da Francis Lawrence, il romanzo di Richard Matherson Io sono

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