Cosa accomuna una ginnasta, uno sfasciacarrozze e un paio di scarpe tamarre? La risposta è martedì 26 settembre (ma anche il 3 ottobre, visto che la prima è già sold out), dove i film di cui questi elementi sono protagonisti verranno proiettati alla serata inaugurale della terza edizione di Indocili, rassegna indipendente di registe e registi under 35 ospitata al cinema Beltrade di Milano, di cui vi abbiamo già parlato qui.


I tre cortometraggi (durata compresa tra i 15 e i 18 minuti) hanno almeno altri due elementi che li accomunano e li caratterizzano. Il primo è che sono storie di ragazze e ragazzi adolescenti –  in tre fasi molto diverse –, il secondo è che sono tutti diretti da registe – da mondi altrettanto diversi – : Martina Pastori proveniente dal videoclip dove spopola tra i rapper (vedi alle voci Ghali, Madame, Marracash) Emanuela Muzzupappa uscita dal prestigioso Centro Sperimentale di Cinematografia e Giada Bossi, anch’essa regista di clip musicali ma sul genere pop (tra gli altri Myss Keta, Ceri e Arssalendo).

Il primo in ordine di apparizione sarà Jamal Tosmal di Martina Pastori, tra anni di lavorazione per dipingere il viaggio allucinogeno nella banlieu marsigliese di Djamel e Rolex, due ragazzi i cui unici interessi sono il motorino (sotto sequestro: come si sentirà da solo al buio?), le canne e gli indumenti in acetato delle squadre di calcio. Tutto nasce come spesso accade dall’ingenuità dei protagonisti e da un ambiente circostante allo sbaraglio dove tutto gli è permesso – i due si muovono con nonchalance tra omicidi, furti e spaccio – , ma anche dove tutto è possibile. Sospinti da una colonna sonora decisa e in una fotografia puntuale, si troveranno invischiati in una situazione più grande di loro, dalla quale non potranno che uscire in un finale tra l’epico e il ridicolo, in cui l’elemento di surrealtà – finora presente ma marginale, come pezzi di dialogo che diventano insegne o viceversa – si fa imponente.

Sarà poi il momento di I Pezzi buoni di Emanuela Muzzupappa, calabrese del ’95 in uscita dal CSC che ha già trovato numerose fortune con i suoi primi cortometraggi. Non stupisce, dunque, che quest’ultima opera sia caratterizzata da uno sguardo chiaro e sicuro in contrapposizione alla storia fatta di rapporti malsani e sentimenti repressi e nascosti. Sergio, di indole timida e buona, lavora nello sfasciacarrozze del padre Gianni dove ama salvare i pupazzi attaccati agli specchietti delle auto in distruzione. Assieme a loro Manuel, ragazzo sveglio e alla mano, attira tutte le simpatie e la fiducia del proprietario, che Sergio vede sempre più disinteressato. I due giovani sembrano essere amici, ma un gesto cambia le carte in gioco. Ambientato in un periferia romana virata al blu (dalla fotografia, ai vestiti, alle auto), il film trova i suoi punti di forza nei dialoghi e nei particolari, che mostrano un’attenzione alla messa in scena – a partire dal comparto tecnico – fuori dall’ordinario. 

A chiudere il triangolo sarà Giada Bossi (varesina di nascita con formazione e base a Milano) e il suo Creatura, opera del 2021 ambientata in un non ben definito luogo di provincia del nord Italia. Nina, timida e talentuosa ginnasta, sembra sottomessa ovunque e con chiunque si trovi: a casa e agli allenamenti dalla madre allenatrice e a scuola dai suoi esuberanti compagni. Una sua coetanea, Gio, scopre di ricevere particolari attenzioni da Nina e inizia a giocarci, fino a che il gioco non diventa abuso, arrivando a conseguenze indelebili. La rappresentazione delle personalità così diverse dei personaggi è sicuramente uno dei punti da sottolineare dell’opera, che denota una maturità artistica notevole, soprattutto nell’aspetto autoriale. La scrittura secca ed efficace si trova perfettamente a braccetto con lo sguardo poetico – e forse di pietas – che fuoriesce dai primi piani sulla protagonista e dalle scene di danza (nelle quali possiamo vedere tutto il mestiere della regista: recuperatevi il video di “Solo insieme” di Ceri per comprendere meglio).

Una rassegna, questa terza edizione di Indocili, che parte mantenendo le promesse di portarci sguardi liberi e indipendenti, ma andando senza dubbio oltre le aspettative portando sul grande schermo il lavoro di tre registe dal futuro promettente, ma anche qualcosa di meno atteso e che ci sentiamo di evidenziare: il lavoro di direzione sui giovani interpreti e la recitazione di questi ultimi, qualcosa di raro nel mondo del corto e che rende queste tre indocili opere difficili da dimenticare.

Federico Benuzzi