Ritorna Indocili, la rassegna a cura della associazione Tafano che porta sul grande schermo del cinema Beltrade di Milano le migliori opere delle giovani promesse del cinema italiano, e non solo.
Giunta alla sua quarta stagione, la seconda con Cabiriams da media partner, non proporrà soltanto film, ma anche concerti e incontri. L’inaugurazione di questo nuovo capitolo di Indocili sarà martedì 22 ottobre alle ore 22.00, in compagnia di Lorenzo Pallotta che presenterà, in collaborazione con Archivio Aperto, il festival di Fondazione Home Movies – Archivio del Film di Famiglia, in anteprima cittadina, Terra Nova – Il paese delle ombre lunghe.
Il film, reduce dalla selezione al 41° Torino Film Festival, è un ibrido tra il documentario e l’opera sperimentale nel quale il regista mostra le riprese d’archivio girate durante la “leggendaria” III spedizione antartica italiana del 1988 che si intersecano con una sorta di suo re-enactement, al quale egli stesso ha preso parte. È proprio durante quest’ultima spedizione che Pallotta è entrato in possesso delle preziose riprese che vediamo srotolarsi davanti ai nostri occhi. Il film, nonostante gli appena cinquantatre minuti, porta con sé tantissime suggestioni, a partire dal titolo: Terra Nova è infatti il nome della baia antartica di sessantaquattro chilometri dove risiede la base italiana Mario Zucchelli, che in entrambe le linee temporali è la meta che si sta tentando di raggiungere, tra le insidie dello sconfinato e inospitale Mare di Ross. Ma l’etimo di Terra Nova invoca anche, come del resto fa tutto il film, grandi esplorazioni alla Jules Verne ed epiche avventure alla Emilio Salgari, vite vissute a ritmi di moto ondoso come il Gordon Pym di Poe o, per uscire dalla finzione, a Darwin e al suo Beagle, o ancora, per rimanere nel found footage e in mezzo alla neve, a Italia K2 di Marcello Baldi: situazioni nel quale la “scenografia” (protagonista) non può che essere un luogo estremo caratterizzato da condizioni ostili alla vita umana. Non vediamo l’arrivo della spedizione dell’88, ma solo alcuni momenti di relativa quiete prima – ovviamente – della tempesta: la nave tocca il profondo strato di ghiaccio della maestosa Barriera di Ross e non può più avanzare. Sono le 22 passate del 18 febbraio, ma il Sole risplende, chi riprende mostra l’ombra della nave bloccata proiettata sul ghiaccio – che col forte albedo la telecamera stanca riesce a malapena a catturare – e si lascia andare a un commento tra il divertito e lo sconfortato prima di mettersi a lavorare per ore per liberare la nave e mettersi a cercare una via alternativa: “ecco, questo è il paese delle ombre lunghe”. Un luogo dove anche il riposo non è consentito né dalla natura, né dalle circostanze, anzi. Ripreso il cammino il mare si ingrossa, le onde crescono e arrivano a toccare i 18 metri, creando immagini impensabili nel quale il mezzo rudimentale sembra non poter contenere le dimensioni spropositate di una manifestazione naturale che assume proporzioni al limite del fantascientifico. Ci ricorda così ancora una volta dove ci troviamo: un luogo (l’Oceano ghiacciato in un angolo sperduto del mondo) in un punto minuscolo dello spazio(la Terra) che in relazione alla dimensione dell’uomo assume proporzioni divine, ancora una volta ostile, senza appigli, dove solo la conoscenza può portare in salvo l’essere umano, come un moderno Ulisse che si scontra contro il Dio cristiano della Commedia. Siamo minuscoli, ma abbiamo capacità di studiare, memorizzare, documentare: questa è la forza dell’essere umano, questa è la forza dell’archivio.
Le riprese si incrociano non solo cronologicamente durante l’opera, ma anche per l’utilizzo nel girato contemporaneo di una Handycam degli anni ‘90, che non permette di distinguere con facilità i due segmenti, bensì volutamente li mischia, avvicina due epoche tagliando di netto il tempo, come la rompighiaccio Laura Bassi che vediamo in azione a metà film farsi strada prepotentemente tra gli strati millenari.
Quest’opera coraggiosa del regista abruzzese è un esempio nuovo di utilizzo di materiale d’archivio, che diventa insieme sfida e omaggio, fino alle scene finali dove la camera in point of view ci mostra un arrivo, ma senza mostrarcelo chiaramente, bensì in negativo come a voler sottolineare un non sviluppo, un divenire non ancora avvenuto e che forse mai avverrà, in una sequenza che ricorda per stile un’unione delle ultime due fatiche di Harmony Korine, Aggro Dr1ft e Baby Invasion. Il film, prodotto da The Piranesi Experience, Morgana Production, Limbo Film, in collaborazione con Il Saggiatore e Reel One, trova ulteriore pregio nella fredda, precisa ed emozionante colonna sonora elettronica di Chiara Lee & freddie Murphy, che per l’occasione si esibiranno dal vivo.
Appuntamento, quello di martedì 22, che si aprirà con il consueto appuntamento alle 20.00 al Bar Rondò con Chiacchiere da bar, dove gli ospiti dialogheranno con ZaLab, laboratorio creativo impegnato nella produzione e distribuzione di cinema indipendente, che dal 23 ottobre pubblicherà sulla piattaforma ZaLab Views i film di Pallotta. Il film verrà anche proiettato a Bologna giovedì 24 e venerdì 25 ottobre durante il festival Archivio Aperto alla Sala Cervi di via Riva di Reno.
Federico Benuzzi
