Sembra una giornata come tante al centro per l’impiego di cui Hélène è vicedirettrice, tra stress, code, lamentele e situazioni lavorative da sistemare, ma uno degli impiegati segnala la ricezione di una inquietante mail da parte di una disoccupata: la donna minaccia di togliersi la vita proprio all’interno della loro agenzia.
Il sonoro, parte integrante del racconto, ha un ruolo chiave nel corso del cortometraggio: rumori sinistri che generano suspence, squilli telefonici che rompono il silenzio e, nei momenti che precedono quelli clou, il silenzio stesso, che permette di toccare picchi di tensione altissimi, accompagnano il girato dandogli quel tocco di ansia ed inquietudine che invita a continuare la visione con crescenti aspettative.
La maggior parte del corto gira intorno alla figura di Hélène, la vicedirettrice dell’agenzia, raffigurata all’inizio come una donna tutta d’un pezzo, una manager autorevole e avvezza ad impartire ordini, ma che si rivela emotivamente sconvolta da quanto potrebbe consumarsi all’interno del suo luogo di lavoro, denotando una sensibilità che nelle scene precedenti sembrava non appartenerle. La donna accompagna lo spettatore nella ricerca della disperata disoccupata in una maniera quasi delicata, scegliendo di svestire i panni della manager e di mettere al primo posto la propria umanità.
Interessante anche la scena finale, durante cui Hélène sembra voler ricostruire la vita della donna da salvare: il suo telefono, le foto, alcuni biglietti sembrano avvicinare le due donne ancora di più, quasi a significare che Hélène abbia scelto, in un certo senso, di salvare anche sé stessa.
Chiara Pirani
