Prendiamo spunto dal titolo di un brano ormai cult di Childish Gambino e dal suo videoclip altrettanto dirompente del 2018 per consigliare visioni non accomodanti, tracce del reale per osservare l’escalation di violenza negli Stati Uniti d’America con la seconda presidenza Trump.
Da ritrovamenti d’archivio che rivelano insospettabili passati legami con il nazismo tedesco, a documentari didattici che utilizzano materiali storici per illustrare le origini del braccio armato della legge. Deliri complottisti che irrompono nella realtà o fattuali abusi di potere distorti da una narrazione di convenienza.
La videosorveglianza è sempre una prova incontrovertibile o è usata anche come strumento di manipolazione? Cosa accade quando eserciti, legittimati o createsi spontaneamente con il contagio sociale, si sentono impunibili? Che declinazioni può assumere la violenza politica?
This is America!
Power – La polizia negli Stati Uniti
Regia: Yance Ford
Anno: 2024
Durata: 85 minSu Netflix

La polizia è un organo istituito per proteggere la sicurezza dei cittadini e mantenere la legge e l’ordine: questo documentario di impianto didattico si interroga su quale legge e quale ordine. Ripercorre la storia dell’istituzione poliziesca statunitense dalle prime forme da cui ha origine: difesa di frontiera durante l’espansione coloniale nei territori dei nativi americani, repressione di disordini e scioperi proletari, coercizione degli schiavi. Tutte funzioni di controllo sociale legate alla difesa della proprietà, o di persone considerate proprietà.
Le fonti d’archivio sono molto eterogenee per provenienza e supporto. Più che costruire la struttura, corredano in modo illustrativo gli interventi stile talking heads: film di propaganda conservatrice come The Police Film (1970), riprese documentarie d’epoca di arresti e proteste, memorie delle lotte per i diritti civili, interventi delle Black Panthers, ma anche riprese più recenti da termocamere, bodycam e video di sorveglianza. Spicca il montaggio alternato tra i filmati d’addestramento e l’effetto che questo ha avuto su Eric Garner e George Floyd, cittadino di Minneapolis, città che sta ora vivendo le estreme conseguenze di una militarizzazione forzata.
I titoli dei capitoli – “Social Control”, “Counter-Insurgency”, “Violence Work”, “Resistance”, “Global Uprising”, “Expansion”, “Status Quo” – suggeriscono un impianto ideologico che attinge dagli studi coloniali e sulla razza, con una visione del potere foucaultiana. Mantenere lo status quo significa mantenere la separazione di classe e la segregazione razziale come politica interna. Mentre le azioni militari all’estero adottano logiche di policing della popolazione autoctona con spirito colonialista.
LA 92
Regia: Daniel Lindsay, T. J. Martin
Anno: 2017
Durata: 114 min
Su YouTube
Se non fosse per il deterioramento magnetico delle immagini registrate su VHS, si potrebbe avere l’illusione di star guardando le notizie di oggi al telegiornale. Invece è il 1992, anno passato alla storia per la battaglia di Los Angeles. Solidamente ancorato a una realtà che si dispiega da sé nel flusso delle immagini, LA 92 è la cronologia sotto forma di compilation verité dei fatti avvenuti in seguito all’assoluzione dei poliziotti che hanno pestato a sangue il tassista nero Rodney King. 56 manganellate per un’infrazione stradale cristallizzate in fotogrammi che hanno segnato gli USA quanto lo Zapruder film: è la prima volta che l’America bianca non può distogliere lo sguardo dall’ingiustizia tanto palese alla comunità afroamericana. A pochi passi dal mito di Hollywood, la cronaca di una guerra razziale diventa storia in diretta televisiva. Perpetuata, ieri come oggi, dall’incontrovertibilità del supporto video.
Incident
Regia: Bill Morrison
Anno: 2023
Durata: 30 minSul New Yorker
Bill Morrison passa dall’estetica del decadimento materico della pellicola che lo ha reso riconoscibile con Decasia (2002), alle riprese grezze del digitale. Il regista intreccia i punti di vista, moltiplicando il momento presente attraverso la composizione di split screen sincroni, per condurre un’indagine sui pochi minuti che hanno portato all’uccisione nel 2018 di Harith “Snoop” Augustus, un barbiere di Chicago, da parte dell’agente Dillan Halley.
Una delle tante esecuzioni da parte delle forze dell’ordine documentate dal panopticon dei dispositivi di ripresa che ci osservano, a partire dalla visione onniscente dei satelliti. Nominato agli Oscar 2025 come miglior corto documentario, Incident mette a nudo non solo la brutalità ingiustificata, ma anche i limiti stessi della tecnologia che dovrebbe garantire trasparenza di prova documentale. Va oltre il tentativo di ricostruire una verità oggettiva di quel momento tragico, per rivelare come la polizia sulla scena abbia immediatamente iniziato a costruire una narrazione per giustificare l’uccisione. Chi sorveglia ha controllo anche su cosa mostrare e cosa nascondere. Le immagini frammentate rivelano tanto quanto occultano.
Four Hours at the Capitol
Regia: Jamie Roberts
Anno: 2021
Durata: 88 minSu HBO Max (USA)
Sono passati cinque anni da quella che sembrava solo una marcia improvvisata di pittoreschi complottisti. Poi la folla è andata a confluire e ammassarsi sempre più, schiacciata sotto il peso del proprio paradosso: sovvertire il processo democratico per salvare la democrazia da presunti brogli elettorali. L’escalation del contagio sociale, già iniziata online con l’incitamento del movimento MAGA, porta all’invasione violenta del Campidoglio durante il conteggio dei voti che decreterà Biden vincitore delle elezioni 2020.
Vagano per i corridoi e le aule evacuate del simbolo delle istituzioni come turisti della democrazia, con patriottica convinzione di esserne gli eroi salvatori, gli unici a poter smascherare il complotto. Una cospirazione che esiste solo nel racconto che Trump fa per difendere il proprio ego dal dover accettare di non avere diritto al potere perpetuo. La folla aizzata accoglie quella rabbia e riprende ogni momento dell’insurrezione, la più documentata azione di violenza politica della Storia, senza porsi lo scrupolo che quelle immagini diventeranno prove per incriminare i partecipanti.
Le riprese da smartphone, videosorveglianza e bodycam dei pochi agenti presenti sono inframmezzate da interviste ai testimoni, con qualche delirante incursione QAnon. Gli interventi restituiscono il contesto della rivolta antisistema, ma interrompono il flusso presente e appiattiscono la forza della presa diretta su stilemi del documentario televisivo, con l’aggravante di proporre acriticamente ogni opinione. Le immagini comunque mantengono una forza che rende evidente fin dove può spingersi una seconda presidenza dell’uomo più imprevedibile del mondo, che ricambia i suoi seguaci con un affettuoso “We love you, you’re very special” a firma dei loro provvedimenti di grazia.
A Night at the Garden
Regia: Marshall Curry
Anno: 2017
Durata: 7 min
Su YouTube

You all have heard of me.” (Fritz Julius Kuhn)
Un ritrovamento minore d’archivio, che dall’impianto scenografico e dalla simbologia riconoscibile ricorda l’estratto di un comizio della Germania nazista. Ma i paramenti mostrano la bandiera americana e una gigantografia di George Washington: siamo al Madison Square Garden di New York nel 1939, con 22.000 americani radunati ad assistere alla propaganda “pro-USA” del tedesco Fritz Julius Kuhn.
Sembra una rimessa in scena, la testimonianza della Storia che ritorna in un remake. Il familiare si aggiorna a seconda dell’epoca, ma rimane sempre lo stesso ancora oggi. Come uno di quei soggetti reiterati in serie nella storia del cinema delle origini, si diffonde con la stessa retorica in comizi o si perpetua in copia-incolla di post su Truth.
Poi c’è il tentativo di fermare il ripetersi della Storia, che richiama all’immaginazione i trope fantascientifici da viaggio nel tempo. Un attentatore che si muove veloce nello spazio-tempo dell’ellissi di montaggio viene lentamente osservato dall’intervento del ralenti e fa interrogare su un dilemma morale: torneresti indietro nel tempo per uccidere Hitler?
J.D



