Live report-Verdena @druso circus, Bergamo

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Dopo aver annunciato una serie di date sold-out nei piccoli locali di tutta Italia in preparazione al piccolo tour estero i Verdena tornano nella loro cara città natale, Bergamo town, precisamente al Druso Circus locale che recentemente ha cambiato posizione rinnovandosi diventando uno dei più seguiti della bergamasca per la musica live.

I ragazzi attaccano timidamente con la frenetica “Derek”, piano piano si scaldano e scaldano anche il pubblico conquistandolo con la malinconica “Luna”, canzone simbolo per i Verdena, tratta dal loro terzo album “il suicidio del samurai”. Nel frattempo Roberta saluta gli amici bergamaschi con un “alura le” e un “hi guys” ricordandoci di come si stia allenando con l’inglese. “Sci Desertico” e “Loniterp” continuano sulla stessa linea, facendo saltare, ballare e creando il primo pogo in mezzo alla pista nonostante Alberto abbia, come al solito, qualche problema di volumi alla chitarra ma tutto ciò lo rende più aggressivo nell’ esibizione creando una rabbiosa energia.

Tra qualche urlo e complimento rivolti a Luca per i numerosi pezzi strumentali in cui picchia letteralmente i tamburi, Alberto si sposta alla tastiera ed iniziano una serie di canzoni più “soft” tratte dagli ultimi due album di Endkadenz volume 1 e 2 come “Un blu sincero”, “Rilievo”, “Lady Hollywood” e “Dymo” che fanno cantare e gridare il pubblico prima di arrivare la doppietta dei singoli “Un po’ esageri” e “Muori delay” veri e propri inni rock’n’roll dove alcuni ragazzi iniziano a fare “crowdsurfing”. Lasciano rifiatare il pubblico qualche minuto prima di risalire sul palco per suonare “Fluido” canzone contenuta in un ep degli esordi che ricorda molto un requiem vista la presenza incessante dell’organo e il testo della canzone menziona più volte Gesù. Dopo questa sorta di preghiera attaccano con la distorta “Don Callisto” altra canzone aggressiva che live non eseguono spesso ma che dal vivo diventa forse diventa il loro miglior pezzo. Tutto sembra finito quando il pedale fuzz di Alberto sancisce l’ultimo accordo di “Inno del Perdersi”, ballata lenta e potente, ma improvvisamente una ragazza viene chiamata sul palco a cantare e Alberto attacca con il riff di accordi di “I can’t explain” degli Who seguito da tutto il gruppo. I fan si scatenano e per un momento sembra di tornare indietro nel tempo, precisamente negli anni 60, ballando e sentendosi dei veri mod.

Roberto Vezzoli

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