Game of thrones – il gioco della morte

 

Jon-Snow-dead-Official-HBO

Questa colonna non vuole essere un riassunto settimanale delle puntate che vedremo, bensì un luogo di approfondimento su alcuni aspetti che ho trovato interessanti e penso possano interessare anche i nostri lettori.

La nostra società, come sappiamo, è molto condizionata dall’intrattenimento, sopratutto quello offerto da cinema e serie TV.

I dati indicano che le serie TV hanno registrato una crescita costante di ascolti e occupati nel settore negli ultimi anni. Tra queste Game of Thrones, cavallo di battaglia della HBO, spicca con uno share medio a puntata che tocca il 10% solo negli States ed è seguita in tutto il mondo. Il focus di questo approfondimento è sulla morte, o meglio la non-morte, di Jon Snow e sulle sue implicazioni. L’avevamo lasciato alla barriera, un Giulio Cesare fantasy tradito dai suoi uomini e pugnalato a morte per aver deciso di aiutare i bruti. Lo ritroviamo morto per due intere puntate, contro molte aspettative che vedevano quotata una sua resurrezione come punta di diamante della puntata pilota della stagione. Per riaverlo gli spettatori si erano affidati in questi mesi di attesa alla presenza proverbiale della sacerdotessa della luce Melisandre alla barriera, e ai poteri mistici che le permettono di riportare in vita i morti. Nonostante l’inevitabile cliffhanger che vuole ormai per abitudine lasciare agli ultimi frames le redini dell’elisodio successivo, si può dire che lo spettatore fosse preparato alla resurrezione che effettivamente avviene. Ma come era preparato lo spettatore, era in realtà molto pronto anche lo show.

La riflessione che mi ha ispirato questo fatto del secondo episodio è più ampio della sola serie TV. Ci troviamo in uno stato di rifiuto della morte come qualcosa di permanente o di vicino. Nella vita come nelle serie. Per questo le emittenti investono sempre di più sugli aspetti social e statistici per determinare il termine di gradimento di ogni personaggio. Se un personaggio piace non muore, se muore ritorna. Stiamo analizzando il mercato delle emozioni come se fosse semplicemente un altro bacino di dati.

Allo stesso tempo però trattare la morte con questa patina di leggerezza rischia di ammorbidire e indorare le pillole che la trama continua a farci sorbire. È il caso del brutale massacro perpetuato da Ramsey Bolton sulla sua famiglia, che non ha risparmiato neppure il fratellino appena nato.

Il fatto che sia avvenuto prima della resurrezione l’ha reso un avvenimento sottotono, ma allo spettatore non deve sfuggire la crudeltà che continua ad essere un marchio di fabbrica di Game of Thrones.

Antonio Berardone

 

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