Wasabi

Scritto e prodotto da Luc Besson ma diretto da Gérard Krawczyk, Wasabi è un esempio di come si possa girare un buon film partendo dal connubio di due culture totalmente diverse: quella francese e quella nipponica.

Il protagonista è Hubert Fiorentini, interpretato da Jean Reno, poliziotto dai metodi poco ortodossi, all’apparenza rude, ma con un passato segnato da una profonda ferita. L’antieroe per eccellenza, ruolo non di certo sconosciuto all’interprete di Lèon: difatti sembrerebbe, per certi versi, che Luc Besson si sia autocitato, ma, per quanto io possa essere di parte quando si tratta di uno dei miei registi preferiti, possiamo dire che se lo possa permettere.

Dopo aver involontariamente cambiato i connotati del figlio del Prefetto, Hubert si trova costretto a prendersi un periodo di vacanza. A malincuore, accetta di occuparsi un po’ più della sua vita privata, cosa che non faceva da molto tempo. Riceve una telefonata dal Giappone, nella quale un notaio gli comunica che Miko, la donna della sua vita, scomparsa da circa venti anni, è morta in circostanze misteriose, e che lui dovrà raggiungere il Giappone per la lettura del testamento di cui lui è l’unico beneficiario. Arrivato in Giappone, però, scoprirà che l’eredità non è composta solo da beni materiali, bensì anche da Yumi, interpretata da Ryoko Hirosue, stella del pop nel Paese del Sol Levante, irrequieto e coloratissimo frutto dell’amore tra lui e Miko. La ragazza però, oltre ad essere inconsapevole che Hubert sia suo padre, pare aver ereditato dalla madre parecchi guai con la Yakuza.

La pellicola è girata e scritta in francese, ma l’aura orientale moderna che conosciamo è presente in quasi ogni inquadratura, svelando come due persone sconosciute possano imparare a volersi bene, nonostante le differenze.

Il momento dell’incontro tra Fiorentini e la giovane Yumi, baluardo della famosa cultura Harajuku, è determinante per svelare il lato comico della pellicola che, fra malintesi, indagini e scazzottate furtive in centri commerciali e sale giochi, attinge da trame poliziesche fine anni settanta.

L’improbabile coppia Jean Reno – Michel Muller (che nel film interpreta un vecchio collega di Hubert) regala spunti divertenti e grotteschi, portando l’intreccio ad un livello di umorismo poco utilizzato nelle produzioni di oggi.

 

Consiglio questo film a tutti quelli che amano l’azione, unita ad un bel pizzico di ironia. Wasabi è una pellicola per tutte le età che saprà soddisfare il palato di chiunque, per una serata tranquilla con un buon film siglato dalla sceneggiatura di Luc Besson e da un eccezionale Jean Reno.

Alcune curiosità e bloopers del film:

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La carta da parati che Yumi immagina per la sua stanza è presa dal libretto dell’album “Music for the Jilted Generation” dei Prodigy, in cui si trova la canzone “Voodoo People”, usata nella colonna sonora del film.

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Nella sala giochi, il gioco al quale Hubert viene convinto a partecipare è Dance Dance Revolution, e buona parte degli arcade che si vedono prima che si veda DDR sono sempre parte della serie Bemani (divisione musicale dei giochi Konami). La canzone che ballano è Dive di BeForU e l’ispettore Fiorentini perde in Basic Mode, ovvero la modalità più facile.

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Sempre nella sala giochi, Hubert spara sette colpi dalla sua magnum, ma, quando ha caricato la pistola in hotel, aveva solo 6 proiettili.

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Nella scena iniziale si vede un’ombra dell’equipe (probabilmente della telecamera) sul pavimento.

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Arrivati a Tokyo, Hubert chiede a Momo (Michel Muller) di portarlo al distretto di Shinjuku per incontrare il notaio; però, nella scena seguente, scendono ad Akihabara (il famoso distretto dello shopping tecnologico), che è dall’altra parte di Tokyo. Lo rendono evidente le strisce pedonali e i negozi di elettronica sullo sfondo.

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In una scena, Hubert dà la mancia al fattorino. In Giappone la mancia non è consuetudine e, a meno che non abbiano già lavorato con clienti occidentali, buona parte dei giapponesi potrebbero sentirsi a disagio ricevendola.

 

Elena Novarese

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