“120 Battiti al minuto”: sul grande schermo la lotta per la vita.

Premiato con il Grand Prix Speciale della giuria e con la Queer Palm all’ultimo Festival di Cannes e candidato al rappresentare la Francia alla corsa agli Oscar, il film di Robin Campillo è uscito in Italia il 5 ottobre, distribuito dalla Teodora e vietato ai minori di 14 anni. Già. Perché ancora oggi in Italia ci si spaventa di uomini che amano altri uomini. Perché ancora oggi in Italia c’è chi ha paura dell’amore gay.

Benvenuti ad Act up. L’associazione è stata fondata nel 1989 sul modello di Act up New York. Act up è un’associazione nata all’interno della comunità omosessuale per difendere i diritti di chiunque abbia l’aids. Attenzione però: non è un’associazione di sostegno ai malati. È un gruppo di attivisti”. Esordisce così il terzo lungometraggio del regista francese, film ambientato nella Parigi degli anni ’90 che denuncia la quasi totale assenza di prevenzione e informazione da parte del governo francese sull’epidemia di AIDS. I militanti dell’associazione Act Up, per lo più gay e lesbiche sieropositivi, si battono in azioni creative e non violente contro case farmaceutiche, poteri pubblici e contro parte della stessa comunità gay per sensibilizzare l’opinione pubblica sul caso AIDS e risvegliare le coscienze con dibattiti e azioni dimostrative. Nel contesto politico dell’associazione assistiamo alla nascente storia d’amore tra due attivisti: il neofita Nathan (interpretato da Arnaud Valois) e uno dei più radicali membri , Sean (interpretato da Nahnel Pérez Bicayart). Le realistiche scene di sesso tra  i due potrebbero turbare alcuni spettatori come lo fu per “La vita di Adele”, filmate con eccessiva immersione e senza alcuna retorica; scene che non aggiungono però nulla di più alla narrazione e allo svilupparsi della storia d’amore.

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Un film politico, educativo, di denuncia, non di certo un capolavoro. Un film di timbro autoriale, lento nei suoi 144 minuti, impegnativo. Un film di lotta non solo contro l’AIDS e l’indifferenza, ma contro la morte stessa; capace di essere toccante ed emozionante pur non rinunciando a momenti di improvvisa leggerezza. Ogni protagonista, abilmente interpretato, lotta sempre col sorriso nonostante sappia che potrebbe essere, quello, l’ultimo tentativo di sopravvivenza.

 

Edoardo Testa

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