Napoli Velata, il deludente thriller di Ozpetek

Uscito nelle sale alla fine dell’anno appena trascorso, “Napoli Velata” è il secondo lavoro del regista turco Fernaz Ozpetek per il 2017 dopo il film “Rosso Istanbul”, uscito a marzo dello stesso anno.

Ad interpretare questo thriller partenopeo troviamo Giovanna Mezzogiorno e Alessandro Borghi nel ruolo di protagonisti, affiancati da Isabella Ferrari, Peppe Barra, Anna Bonaiuto e Lina Sastri. Come si evince dal titolo la vicenda si svolge a Napoli qui messa in scena come un luogo misterioso dove sopravvivono credenze e riti pagani, dal parto dei femminielli alla smorfia napoletana passando per le sibille.

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Adriana (Giovanna Mezzogiorno) è un medico legale che frequenta circoli artistici d’alta borghesia gestiti dalla zia Adele (Anna Bonaiuto) e l’amico Pasquale (Peppe Barra). Durante una recita Adriana fa la conoscenza del misterioso Andrea il quale la seduce con facilità. Dopo una notte focosa Andrea non si presenterà più all’appuntamento fissato da lui stesso e Adriana lo ritroverà sul posto di lavoro in quanto cadavere da analizzare. La polizia indaga sull’omicidio e Adriana verrà profondamente segnata dalla perdita mettendo in crisi le sue certezze e i suoi rapporti con la famiglia e con sè stessa, costringendola a fare i conti con il proprio passato.

Da qui inzierà un viaggio sospeso tra realtà e finzione proprio come la Napoli in cui si svolgono gli eventi, una città che funge al contempo da cornice e da commento al film come vuole sottolineare Adele nel suo sfogo dal balcone contro la città paragonandola a una madre insofferente verso i suoi figli.

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Sin dalla sequenza iniziale si può intuire nella regia di Ozpetek una volontà di omaggiare i thiller di Hitchock e Argento con un’inquadratura rotante che discende una bellissima scala a chiocciola in stile liberty. Purtroppo, a differenza degli autori citati, la regia di Ozpetek, complice anche una sceneggiatura confusa, non restituisce la tensione che l’intreccio richiederebbe. I temi della verità celata e non conoscibile, del doppio e del trauma sono trattati in maniera fin troppo superficiale rispetto alle pretese del film, che finisce per sprofondare sotto il peso di tematiche che la scrittura e la regia non sono in grado di gestire. Gli stessi personaggi, nonostante lo sforzo degli attori risultano nulli e affatto approfonditi. Se da un lato questa può essere una scelta dovuta alla continuità con il tema della verità nascosta dall’altro la drammaturgia ne risente pesantemente non mostrandoci alcun personaggio credibile. A favore del film c’è la già citata messa in scena di Napoli attraverso scorci della città ma anche per mezzo di quell’immaginario popolare che elude finalmente la triste rappresentazione di una Napoli criminale e violenta propinataci negli ultimi anni per proporci invece un luogo mistico dove bene e male, passato e presente, verità e menzogna convivono e si mescolano. Con una sceneggiatura più curata e una regia più incisiva Napoli Velata sarebbe potuto essere un’interessante Don’t Look Now (mi rifiuto di chiamarlo con la sua imbarazzante traduzione italiana) partenopeo, invece finisce per essere un thriller pesante e apatico.

Marco Andreotti

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