Maria Regina di Scozia: due performance esuberanti di donne che non si fanno strozzare

Diretto da Josie Rourke nel suo debutto al lungometraggio, Maria Regina di Scozia ripercorre la vita di Maria Stuarda dal suo ritorno in Scozia dopo la morte del marito, fino alla sua esecuzione per ordine della regina Elisabetta I.

La mera presenza di Maria sul suolo Britannico è una minaccia per la sovranità di Elisabetta. Le pretese al trono di una Stuart sono molto più forti di quelle che può avere lei, senza marito e senza figli. Maria però è una regina cattolica al potere su una nazione in cui il protestantesimo ha ormai preso fortemente piede. E anche dalla sua parte del confine ci sono forti risentimenti verso la sua presenza sul trono.

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Per quanto i caratteri di Maria Stuarda ed Elisabetta I (magistralmente interpretate rispettivamente da Saoirse Ronan e Margot Robbie) si trovino agli antipodi, le due regine sono le uniche che possano capire cosa significhi vestire i panni dell’altra, le uniche che sappiano cosa voglia dire governare su quell’isola.

Ma mentre la prima decide di essere regina in quanto donna e madre, con la compassione e benevolenza che gli uomini attorno a lei non hanno mai dimostrato alla popolazione scozzese, l’altra decide di mettere sé stessa e la propria femminilità in disparte e diventare uomo in modo da poter vestire i panni di sovrano.

Nonostante l’ambientazione sia storica, in maniera simile a La Favorita di Yorgos Lanthimos ma con stile completamente opposto, i temi trattati dal film sono estremamente contemporanei. Maria Regina di Scozia racconta dello scontro tra Inghilterra e Scozia, Protestanti e Cattolici, ma soprattutto tra uomini e donne.

Se non fosse stato per gli uomini che le attorniano e pretendono di consigliarle, le due regine avrebbero risolto la disputa dell’eredità sul trono inglese con le loro lettere. Ma entrambe sono circondate da maschi con le loro mire personali che impongo sulle regine. Ed entrambe sono consapevoli del fatto che sia proprio per colpa del loro sesso che questi si permettono di sorpassarle con tale facilità.

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Il rosso diventa il colore delle loro ribellioni, che sia sangue mestruale lavato via dalle cosce di Maria, le parrucche che Elisabetta si fa confezionare per nascondere i segni del vaiolo, o il vestito con cui Maria si presenta al patibolo, indomita.

Fino alla fine, Maria non si darà per vinta nel suo intento di essere tutto ciò che la “sorella” non è. Lei è simbolo di coraggio, mentre Elisabetta è cautela. Maria è fertilità, Elisabetta verginità. Maria è una bellezza naturale, mente Elisabetta si nasconde dietro una maschera di trucco bianco.

Le performance delle due giovani donne raggiungono il picco della loro bravura nella scena – romanzata e mai successa nella realtà – del loro incontro. Per quanto questo labirinto di drappi funzioni poco e riveli il passato in teatro della regista, nell’istante in cui queste due sorelle si incontrano per la prima volta, da sole e di nascosto dagli uomini che tentano di strangolare il loro potere, possono finalmente essere vulnerabili come non hanno mai potuto essere nelle loro lettere.

Maria Regina di Scozia è infine la commovente storia di due donne prima di regine, due sorelle ed amiche, che cercano costantemente di riacquisire potere sulle proprie azioni. Ma mentre l’impotenza di Elisabetta culmina nell’atto più tremendo che mai avrebbe potuto ordinare contro l’altra regina, Maria troverà il riscatto nella cosa che più di tutte l’ha differenziata da Elisabetta: suo figlio.

Lisa Wehrstedt

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