La paranza dei bambini e la luce che inganna

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“Chi spara per primo?”

Dopo Gomorra, continua l’operazione di trasposizione cinematografica avallata da Roberto Saviano. Tratto dal romanzo omonimo, il film La paranza dei bambini vede infatti alla sceneggiatura lo stesso scrittore campano, insieme al regista Claudio Giovannesi e Maurizio Braucci, scrittore e giornalista napoletano, freschi vincitori a Berlino dell’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura.

Nicola, Tyson, Briatò, Biscottino, O russ e Lollipop sono ragazzini di 15 anni del Rione Sanità a Napoli, e la loro vita sembra avere un’unica direzione: la criminalità organizzata. Desiderano andare alle feste, comprare vestiti e gioielli, ma per questo ci vogliono i soldi, e c’è solo un modo per farli velocemente. La condizione del quartiere è degenerata, la gente non è tranquilla; Nicola prende in mano la situazione, non sopporta la sua impotenza davanti all’estorsione subita periodicamente nella lavanderia della madre.

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Giovannesi ci fa entrare nel suo mondo, ci nasconde fra i bambini, pone lo sguardo alla loro altezza; l’inquadratura è sempre stretta, asfissiante, siamo con loro, non c’è altra direzione visibile, l’osservabile è limitato. Grazie anche alla fotografia di Daniele Ciprì, sceglie di allontanarsi dallo stile di Gomorra – La serie e di procedere in un’operazione di sottrazione più vicina a Gomorra del 2008 di Matteo Garrone, mostrando i fatti per quelli che sono, donandogli forza nella loro evidenza. Possiamo solo vedere le vite dei ragazzini, l’adolescenza negata senza spiegazioni, né a loro né a noi, come se non ce ne fosse bisogno; la normalità con la quale si alternano e si intersecano momenti di assoluta ordinarietà e altri di straordinaria anormalità, come mostrare la pistola al fratellino prima di andare a letto o chiedere ai bambini di giocare a calcio da un’altra parte perché bisogna provare un’arma.

La distanza che intercorre tra il gioco e la guerra, tra l’essere soldati e formare una propria paranza, è breve, proprio come lo è il distacco fra il presiedere all’Opera al Teatro San Carlo e l’assistere ad un concerto di Tony Colombo, sfrecciare sul “mezzo” tra i vicoli portando i palloncini all’amata Letizia o nello stesso modo compiere un agguato. L’amore e l’amicizia, le armi e i soldi, la consuetudine con i quali sono i secondi a determinare i primi.

È così che il film diventa allegoria di tutti quei luoghi in cui lo spazio per il gioco è sempre minore, il momento di diventare uomo arriva prima, e non si ha nemmeno il tempo di pronunciare la parola “crescere”, costretti a saltare le tappe, a riempire il vuoto che caratterizza il quartiere, la città, sé stessi.

Con il termine “paranza”, nell’ambito della pesca, si indicano quei pesci facili da catturare, pesci non ancora adulti che, attratti dalla luce, risalgono dal fondo e cadono nella trappola. Nicola intravede la luce e segue la strada per raggiungerla, ma quando si accorge di essere nella rete è già troppo tardi: restano solo pochi attimi di libertà, il sogno di una vacanza a Gallipoli, un’altra illusione.

Roberto Di Matteo

 

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