Non c’è niente di più carico di significato di ciò che è racchiuso dentro un abbraccio: che si tratti di una dimostrazione d’affetto, di un’espressione di vicinanza e condivisione per un successo o una difficoltà, del modo prescelto, prima di un addio, per fissare un legame resistente al tempo.
L’opera di oggi, la scultura dell’artista Bruno Bruni dal titolo “L’abbraccio – Il ritorno”, realizzata nel 1980 ad Amburgo, dà forma e corpo all’abbraccio, e allo stesso tempo permette all’osservatore di riuscire a guardarne il lato più intimo e profondo, per coglierne tutte le sfumature possibili.


L’opera affronta tematiche ricorrenti anche in altre creazioni realizzate dall’artista, quali la solitudine, la malinconia e l’affetto, e invita l’osservatore a partecipare a livello emotivo a ciò che sta guardando: l’intento principale dello scultore sembra proprio quello di permettere a chi osserva di stabilire una connessione profonda con i personaggi rappresentati, di partecipare al loro abbraccio e di coglierne l’essenza: l’uomo e la donna raffigurati, infatti, mancano l’uno di ciò che possiede l’altra. Mentre la figura maschile è fatta di soli abiti, senza corpo, quella femminile è nuda.


Le uniche parti del corpo comuni ad entrambi, che identificano l’abbraccio stesso, sono le mani: quelle dell’uno si stringono intorno all’altra e viceversa, per cercare di trattenersi a vicenda, ancora per un istante. Ma si tratta anche di un abbraccio di contrasti: il corpo sinuoso di lei, messo a nudo, scoperto, si contrappone al mistero celato da lui, coperto dai vestiti, non riconoscibile in alcun modo. Potrebbe trattarsi della rappresentazione di un sogno: lei, colta nel profondo dei pensieri, nutre il desiderio di riabbracciare l’uomo che ama, ma la sua figura le sfugge, non ha corpo. E tutto si traduce in espressione di attesa e in un senso di profonda malinconia.


Bruno Bruni (Gradara, 23 novembre 1935), pittore e scultore italiano, ebbe il suo “primo incontro accademico” con l’arte a Pesaro, dove frequentò l’Istituto d’Arte e, dopo alcune mostre tenute nella stessa città di Pesaro e a Firenze, si traferì a Londra e poi ad Amburgo. Qui fu avvicinato al surrealismo e all’espressionismo astratto, che imparò a coniugare perfettamente con la tradizione artistica italiana. L’artista è noto anche per essere un importante litografo: nel 1977 fu insignito del Premio Internazionale Senefelder per la litografia, e le sue opere sembrano risentire profondamente dell’influsso delle correnti artistiche del Rinascimento e del Barocco. Il tema principe delle sue creazioni risulta spesso quello della solitudine, che “prende forma” attraverso il racconto di addii e attese interminabili.


Anche questo è il caso del racconto di un’attesa, ma è importante soffermarsi in ultima battuta anche sulla mescolanza di influssi artistici presenti nell’opera. Spicca, tra tutti gli aspetti, la scelta del materiale con cui la scultura è stata realizzata, il bronzo, che permette di percepire un forte legame con le correnti artistiche del passato, e che celebra un gesto senza tempo e senza spazio, l’abbraccio, caricandolo di tutti i significati possibili.


Chiara Pirani