La legge del mercato

Regia: Stéphane Brizé

Cast: Vincent Lindon

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Thierry, 51 anni, padre, marito, disoccupato. Questo è il profilo del protagonista del nuovo film di Stéphan Brizé, uscito nelle sale italiane lo scorso 29 Ottobre. È il profilo di un uomo qualsiasi: non a caso il secondo titolo del film -scelto per il debutto internazionale- è A Simple Man, un uomo semplice. Thierry (interpretato da Vincent Lindon) dopo 25 anni di attività ha perso il lavoro, fa corsi di formazione, di aggiornamento, colloqui, ma ogni suo sforzo sembra inutile, finchè finalmente non trova un impiego come addetto alla sicurezza in un supermercato. È in questo supermercato che Thierry impara a conoscere vis-à-vis il volto del disagio sociale, della crisi economica e il fallimento delle politiche del welfare state: elementi complessi che possono nascondersi in un anziano signore come in una giovane studentessa, che arrancano per arrivare a fine mese, per quel briciolo di dignità in più.

E così Thierry si trova di fronte alla cieca legge del mercato: sarà proprio la legge del mercato a porlo davanti ad un altrettanto spietato dilemma morale, che lo vedrà scegliere tra l’utile e il giusto. Ma come Thierry è uno qualsiasi e nel contempo è tutti, allo stesso modo il dilemma è suo ma anche nostro: quanto siamo disposti a sacrificare noi stessi per gli altri, a rinunciare a quello che siamo, quando in gioco c’è la nostra stessa sopravvivenza? Brizé con questo film mira proprio a denunciare la realtà e le insite contraddizioni del mondo moderno, un mondo dove l’uomo e le sue capacità sono scambiate sullo stesso mercato dove sono scambiate le merci.

Il film stesso, co-prodotto da Brizé, Lindon e Rossignon, è stato realizzato low-budget, in 16 giorni e affiancando a Lindon attori non professionisti: il compromesso era quello di venire pagati il minimo, l’obbiettivo era quello di rendere il film spietatamente vero – e pare ci siano riusciti.

Con la sua intepretazione, Lindon si è aggiudicato la Palma d’oro come miglior attore allo scorso Festival di Cannes. In una recente intervista alla stampa italiana Lindon ha rivelato: “Ho un modo di lavorare tutto mio, non sono di quelli che devono stare in un commissariato per tre mesi se devono interpretare un commissario,” spiega. “Non faccio un film dopo l’altro, e trascorro molto del mio tempo a osservare le persone: almeno tre volte alla settimana mi siedo in un bar con un bicchiere di vino e osservo le persone attorno a me: e se ho un talento, è quello di cogliere rapidamente la gestualità e il modo di muoversi delle persone, per poi replicarle sul set: quando assimilo quello, poi le parole vengono naturalmente”.

Proprio questa pretesa di cruda verità quotidiana, priva di finte patine, rende vincente La Legge Del Mercato: un film che fa riflettere, e come dice lo stesso Lindon, “un film vale la pena di essere realizzato anche se riesce ad avere un effetto su una sola persona”.

Bianca Ferrari

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