Giuseppe Cristaldi. “Scrivere per agire”

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Giuseppe Cristaldi, giovane scrittore, classe 1983. Ad oggi vanta ben sei romanzi pubblicati di cui ultimo, da pochi giorni nelle librerie, “ Nel nome di ieri” e molte importanti collaborazioni. Pochi giorni fa ha deciso di concedere allo staff di Cabiriams un’intervista. Ve la riportiamo:

Come descriverebbe il suo cammino verso la pubblicazione? Può descrivermi le sue paure o al contrario le sue sicurezze nel voler fare un lavoro come questo?

Nella mia vita ho dovuto affrontare momenti difficili, quasi di esilio. Nel privato era molto imponente una condizione familiare anomala e un difficile rapporto con mio padre. Non ho mai avuto un buon rapporto con l’istituzione scolastica, non mi piace che la cultura venga imposta. La mia è una formazione autodidatta: ho potuto spaziare e costruire la mia conoscenza su argomenti per cui davvero provavo interesse. La paura è sempre presente ma la mia è una letteratura di servizio. Io mi limito ad analizzare la realtà, uso la scrittura come presupposto di interconnessione.

Ad oggi lei è autore di sei romanzi pubblicati di cui ultimo, nelle librerie da pochi giorni, intitolato “Nel nome di ieri”. Affronta nei suoi scritti temi più che attuali e sentiti. Molti scrittori prima di lei hanno descritto le loro società contemporanee, quasi a testimonianza delle proprie lacune e problematiche di ogni genere. Lei com’è arrivato a voler raccontare situazioni riguardanti queste definite problematiche?

Come le ho detto io utilizzo la scrittura come presupposto di interconnessione. Non riesco ad inventare, nei miei romanzi non inserisco nulla che non abbia una fonte. Per costruire le mie storie parto dalla realtà e dalla quotidianità. Cerco di dare voce a soggetti che spesso non vengono presi in considerazione. Considero la scrittura come azione.

Si è mai confrontato con i suoi lettori parlando di questi temi? Pensa che con le sue opere qualcuno potrebbe aprire la mente e diversificare le proprie idee?

Certo, penso sia la volontà di ogni autore. Non uso stratagemmi e non sono un profeta. Mi ritengo un cronista di uno strato sub umano.

Sente di essere cambiato, maturato durante gli anni? Come sente di poter descrivere con poche parole la differenza tra il processo compositivo che ha portato alla creazione di “Storia di un metronomo capovolto” del 2007 e “Nel nome di ieri” di quest’anno?

Io mi sento in un perenne cambiamento. Quando si pubblica il primo romanzo si sente sempre il bisogno di mettersi al centro dell’attenzione. È emozionante sentirsi “scrittore”. Nei miei romanzi sperimento. Nell’ultimo ad esempio sto provando l’utilizzo del flashback. Preferisco non etichettare la mia scrittura.

In questo periodo nessuno è più sicuro di nulla. Noi giovani non possiamo essere sicuri del nostro futuro. Ieri si parlava di disoccupazione, oggi si parla di una guerra imminente. Ogni giorno vediamo sangue, ogni giorno ci troviamo a combattere per far valere le nostre idee e i nostri sogni. Lei cosa pensa che succederà? Come pensa possa essere il futuro di questo Paese?

Io non posso sapere cosa accadrà. Sicuramente arriveremo a toccare il fondo per poi rinascere. Vorrei tornare a masticare la strada, ad avere quella vita in condivisione. Oggi quando si esprime un pensiero lo si fa sempre presupponendo una certa distanza; tornando al principio scopriremmo di nuovo cosa vuol dire condividere, annullando la distanza.

 Sente di poter dare consigli ai giovani ragazzi che sognano di seguire il suo esempio e diventare scrittori?

Generalmente non do consigli, non voglio pilotare nessuno. Posso dire solo ai ragazzi di essere “cortocircuiti”,  di non aggregarsi al sistema. Andate avanti. La vita è una collana di paradossi ed è necessario analizzarli tutti, uno per uno. Denudatevi da etichettature e da giudizi altrui; se lo farete avrete il presupposto per correre nella vita e anche a volte fermarsi a pensare. Siate come carri armati. Non vi giudicate, osate. Le uniche persone di cui non sarete all’altezza siete voi.

Cristaldi CUT

Nel nome di Ieri. 

Il destino che t’ingoia il futuro a un giro di curva, una lingua d’asfalto fatta di granuli di catrame che litigano fra loro e inciampano nei tuoi sogni, distruggendoli: nato in una pizzeria di provincia, fra temporali di farina e tovaglie scozzesi, l’amore di Claudia e Sciffì si addormenta per sempre sulla curva della morte fra Matino e Taviano, dove la ragazza perde la vita in un incidente stradale. Da quel momento, per Sciffì, la lotta contro il dolore diventerà lotta contro lo scorrere del tempo e il suo potere di cancellare le cose. Perché i ricordi stanno sulla rampa di un macello, come bovini sfiancati, e attendono giusto un oblio, un varco, per cadere nelle macine del tempo. Ma Sciffì quei ricordi li riprende ogni volta, li tira per i capelli, fuori dal macello, fuori dall’oblio, li ripesca da quelle tasche della memoria che hanno buchi nascosti, da cui tutto scivola via. Fino a che il recupero dei ricordi diventa lievito di una nuova sfida per il futuro. “Nel nome di ieri” narra di genti che stanno dietro le quinte della vita, con le mani terrose e il cuore di viticci, una storia di disperazioni raccontate attraverso l’umiltà e un minimalismo di atti, sillabe, silenzi, fin dentro l’anima profonda di un Salento chino sui filari come sulla propria nudità meridionale.

Questa la trama del nuovo romanzo di Giuseppe Cristaldi nelle librerie da pochi giorni.

” Era una strada diversa da quella dell’andata, c’era un odore di chiuso ovunque, come una protezione, come una teca senza pareti, come perimetri tracciati a custodia del tempo scaduto.”

Inva S.C

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