FFF Day2 – On the White Planet

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Un saluto a tutti i lettori di Cabiriams! Sono Antonio Berardone e dal 3 all’8 maggio collaborerò come volontario con il FutureFilmFestival di Bologna. È un’occasione unica per partecipare a decine di visioni esclusive e di anteprime dal mondo dell’animazione internazionale. Ogni giorno per sei giorni vi proporrò una recensione di uno dei film in concorso.

 

Il film di oggi è “On the White Planet”, lungometraggio animato del 2014 diretto Hur Bum-wook, regista sudcoreano famoso per il suo approccio molto diretto con tematiche delicate come la violenza, l’infanzia, il sesso.

Il film che immaginavo di vedere prima di entrare in sala si è rivelato distante anni luce da ciò che mi sono invece dovuto sorbire.

La storia è molto semplice e lineare, ci troviamo in un universo postapocalittico dove vige ormai la legge marziale e dove ogni cosa è in bianco e nero tranne Choi, che essendo colorato, è considerato un mostro. Nella sua vita è stato emarginato e ha subito indicibili violenze e il suo unico scopo è rimasto quello di salire nel cielo, che è pieno di colori e diverso come lui.

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Leggendo il trafiletto introduttivo mi aspettavo quindi un film che approcciasse tematiche importanti come l’abbandono, il bullismo, l’ostracismo verso il diverso, ma accompagnato dalle note dolci della speranza in un futuro di integrazione.

“On the White Planet” è tutto il contrario. Il protagonista, il diverso, è veramente un mostro. E non per il suo colore diverso, ma perché con il tempo l’isolamento l’ha reso una bestia violenta e senza senso apparente, che trova nell’omicidio e nel sangue un appagamento temporaneo dei propri istinti suicidi e autodistruttivi.

Per 75 minuti lo spettatore si ritroverà in un bagno di sangue grigio, violenza, nudità, cattiveria che non possono non spiazzare.

Credo che le potenzialità dell’animazione di presentare ciò che con un film risulterebbe troppo sgradevole perché realistico non debbano essere spinte all’estremo come in questo caso, soprattutto quando non è per niente chiaro lo scopo o il messaggio che si celi dietro di essa.

Una volta uscito dalla sala non facevo altro che pensare alle immagini e alle parole durissime pronunciate dai personaggi, ma non provocavano in me nessun tipo di emozione se non repulsione.

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Per quanto riguarda l’animazione, sicuramente l’unica cosa che si salva sono gli intermezzi labirintici che rappresentano l’inconscio suicida del protagonista Choi. Lo stile di questi intermezzi è molto più raffinato delle animazioni principali del lungometraggio e ricordano il suo primo lavoro, City of Good People. Tutte le potenzialità che poteva offrire un’idea così brillante, ovvero quella di creare un mondo senza colori dove però i colori esistono e sono visibili solo come una mostruosità, vanno perdute nell’eccesso di violenza e sangue e morte.

Per stomaci forti e menti aperte: 2\5

 

Ricordiamo a tutti i lettori che “On the White Planet” sarà proiettato nuovamente domenica 8 maggio alle ore 10:00 al cinema Lumière di Bologna (via Azzo Gardino).

 

Antonio Berardone

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