GAME OF THRONES – HOLD THE DOOR (OF FEELS)

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Benvenuti al quinto approfondimento di questa stagione di Game of Thrones, stagione che sta portando i suoi fan su una montagna russa di emozioni contrastanti tra gioie (poche) e dolori (troppi).

Siamo abituati a vedere morire i nostri personaggi preferiti, ormai sembra che ad ogni evento positivo debba corrispondere una tragedia.

Di conseguenza, molti appassionati si aspettavano una morte come diretta conseguenza dell’apparente lieta storyline riservata a Sansa Stark. Ed ovviamente non è tardata di molto.

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Stiamo parlando ovviamente della morte di Hodor, il gigantesco amico e protettore di Bran Stark e fedele alleato della famiglia al Nord e oltre la barriera. La sequenza finale dell’episodio, a partire dalla battaglia, è sicuramente una delle più spettacolari di tutta la serie, come accade spesso quando entrano in gioco i White Walkers e il Re della Notte. Ma l’approfondimento che voglio portare questa volta riguarda la predestinazione e un problema più tecnico al quale vanno incontro le serie TV e i film, ovvero la traduzione.

I collegamenti interni tra le stagioni non sono una novità ovviamente, una delle proprietà delle serie televisive per garantire la fidelizzazione dello spettatore è proprio quella di creare aspettativa e mistero tra un episodio e l’altro e a volte tra una stagione e l’altra.

E il mistero di Hodor ci accompagna dalla prima puntata della prima stagione. Molte supposizioni sono state fatte su questo personaggio e sul suo stato mentale. Il fatto che potesse ripetere una sola parola, Hodor, a volte lo confinava e ha creato dei problemi, e molto spesso abbiamo visto che questa sua instabilità si accentuava nelle situazioni di pericolo e oltre la barriera prima di essere posseduto dalle abilità di Bran.

L’ultima scena del quinto episodio ha risolto questo mistero, nel modo più brutale e struggente possibile, spiazzando gli spettatori come solo “Il trono di Spade” sa fare.

Hodor, la contrazione negli spasmi di un attacco epilettico della frase “hold the door”, tieni la porta, urlata da Meera mentre fugge insieme a Bran che sta possedendo proprio Hodor attraverso una visione del passato che si ripercuote nel presente.

 

I paradossi temporali sono un must nella fantascienza e nel fantasy, e la complessità di questo paradosso ci fa comprendere quanto davvero la predestinazione e la storia siano intrecciate e delineate perfettamente nella mente di Martin, che ha creato Hodor in funzione di questo momento e di questa frase.

Game of Thrones sta riuscendo dove altre serie, come Lost, fallirono miseramente. Riuscire a mantenere le fila della propria storia senza contraddirsi (no, la collana di Melisandre non conta) e lasciando lo spettatore a bocca aperta, ma anche con delle risposte. Ricordo perfettamente stralci di interviste agli sceneggiatori di Lost (J.J. Abrams, Damon Lindelof), che ammisero di non riuscire a ricordare tutti i personaggi inseriti e la loro storia e per questo motivo avevano lasciato molte domande senza risposta e un finale aperto ma anche “inutile” e insoddisfacente.

Fortunatamente GoT da tutte le risposte ai propri fan, a volte subito, a volte facendoli penare un po’, ma da risposte.

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La seconda riflessione invece riguarda una specificità che è propria dell’audiovisivo, ovvero la traduzione. Perché se anche Martin aveva ben chiaro che “Hodor” fosse la contrazione di “hold the door”, i traduttori che hanno supervisionato le traduzioni in questi anni non avevano le stesse nozioni, ovviamente. Questo potrebbe risultare come un esercizio di stile non da poco e sono curioso di sapere come supereranno questa barriera linguistica per venire incontro ai fan italiani. Molti suggeriscono la frase “tieni duro” à “tengo duro…tengo duro….go duro….o duro….hodor”

Noi possiamo solo aspettare lunedì prossimo per verificare questa curiosità, e domenica notte per il nuovo episodio.

Antonio Berardone

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