Simone Diana. Un liutaio italiano a New York.

Intervista di: Sarah Corsi
Traduzioni: Marco Andreotti

Simone Diana è un giovane liutaio italiano. Da alcuni anni, grazie alla sua bravura e un pizzico di fortuna si trova nello staff di Barrie Kolstein a NY.  Alcuni giorni fa ha accettato di essere intervistato da noi nella sua terra durante un meritato periodo di pausa. Vi riportiamo l’intervista, per ovvie motivazioni, in italiano e di seguito in inglese.  Vogliamo ringraziarlo e augurargli buona fortuna. Auguriamo invece a voi buona lettura!

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Lei, originario di Veroli, si ritrova adesso nel selezionato staff di Barrie Kolstein nel laboratorio “Violin Shop” di NY. Come si sente ad essere riconosciuto come un importante personaggio del territorio laziale e nazionale?

Vengo riconosciuto nel mio ambiente. Un liutaio comincia ad essere considerato importante se riesce a vendere uno strumento ad un personaggio influente o se riesce a lavorare in uno staff importante. Nel mio caso, mi considero molto fortunato. Circa 5 anni fa, un musicista famoso a NY  mi commissionò un contrabbasso e poi, grazie a questo, ho trovato lavoro nell’arco di pochi giorni, presentando il mio strumento nei negozi di Manhattan. Da quel momento sono stato ritenuto un liutaio importante. In realtà, io sono uno che ha fatto un corso, ha studiato ed è arrivato in America.  La fama me l’hanno dipinta addosso. Non mi sento più talentuoso di altri che hanno studiato. In campo artistico, poi, gli italiani vengono sempre visti con un occhio di riguardo. Qui in Italia non ce ne rendiamo conto, ma all’estero la situazione cambia molto.

Proviamo a ricostruire brevemente il suo percorso. Lei ha studiato al conservatorio Licino Refice di Frosinone: cos’ha studiato in particolare e quali sono state le sue impressioni su questa scuola?

Ho studiato contrabbasso per quattro anni. In tutte le scuole artistiche penso sia molto importante il professore che ti segue: nel mio caso, studiai con Luca Cola. Lui è molto bravo e considero una fortuna lavorare con lui. So che tutti coloro che studiarono con me contrabbasso adesso, almeno per la maggior parte, hanno trovato lavoro in questo campo. Poi il conservatorio di Frosinone è molto rinomato ed ha una certa tradizione: molti grandi artisti sono passati di qui.

Dopo il Conservatorio è stata la volta della scuola di liuteria “Bottega di Parma”, molto selettiva e prestigiosa. Come si è sentito ad essere tra i pochi scelti per questa scuola?

Il fatto che io abbia studiato contrabbasso o un arco in generale mi ha agevolato. Il Maestro sceglie i suoi allievi in base a molte caratteristiche. È una scuola privata, costa molto, ma per me è la migliore, perché il Maestro si concentra molto sul lato pratico. Noi facevamo 600 ore di laboratorio all’anno, a differenza di Cremona, ad esempio, che è la scuola più rinomata, che prevede 120 ore di laboratorio. Da scuola a scuola cambia il percorso.

Cosa l’ha portato a scegliere un percorso lavorativo nel campo della liuteria?

Negli anni del Conservatorio smontavo e rimontavo strumenti. Mi piaceva lavorare il legno principalmente e ho deciso di optare appunto per un lavoro più pratico. Il fatto che abbia studiato musica mi aiuta perché adesso, nel mio lavoro, faccio solo contrabbassi. Non tocco altri strumenti. Poi, facendo la scuola a Parma, sono rimasto lì per altri anni come assistente del maestro e anche questo mi ha aiutato molto in America, dove vengo considerato quasi al livello di un docente universitario.

Parliamo adesso del suo lavoro. Lei mantiene, insieme a molti altri, la tradizione della liuteria viva. Al giorno d’oggi vediamo le grandi industrie musicali che si concentrano molto sulla quantità: si lavora davvero poco su uno strumento in modo artigianale. Cosa cambia tra uno strumento costruito da liutaio e uno, invece, frutto di una catena di montaggio?

Cambiano molte cose. Io decido gli spessori a seconda del suono che voglio, io non compro la vernice ma la faccio da solo, io uso legno stagionato almeno da dieci anni. Chi è del settore riesce subito a riconoscere la differenza tra strumenti creati in “fabbrica” e strumenti curati artigianalmente. È una scelta di qualità di materiali. Uno strumento nato in fabbrica non mantiene le imperfezioni che uno strumento fatto a mano conserva. Io mi dedico molto al settaggio degli strumenti. Sto anche scrivendo un libro in proposito a questo. I liutai italiani, inoltre, si concentrano molto sull’estetica dello strumento.

Di che cosa si occupa principalmente adesso nello staff di Barrie Kolstein?

Lavoro soprattutto nel restauro. Ho curato anche strumenti del Settecento e da strumento a strumento il lavoro cambia molto. Un lavoro di restauro può durare anche un anno.

Lei adesso sta lavorando nello staff di uno dei liutai più riconosciuti e rinomati in America. Quindi un percorso assolutamente invidiabile. Ha dovuto lasciare la sua casa e la sua terra. Come vive questo distacco?

Io sono molto legato alla mia famiglia. Il posto in cui vivo però non fa differenza. Quando mi hanno offerto il lavoro io ero a Parma e non ho pensato molto alla distanza. Quando ero piccolo avevo il sogno di vivere come un rom, di viaggiare sempre. Per adesso, non ho intenzione di spostarmi dall’America, anche avendo richieste lavorative in altri Paesi. Nello staff di Barrie sto ancora imparando molto.

Il prossimo anno parteciperà, in quanto giovane liutaio, alla convention dell’International society of bassist (ISB). È emozionato? Presenterà un suo strumento per l’occasione?

Si, ho iniziato un contrabbasso per la convention. Sto lavorando ad una copia di un Montagnana, un liutaio italiano del ‘700 molto rinomato, che presenterò al concorso con la speranza magari di vincere un premio.

Noi nel blog recentemente abbiamo lanciato un progetto fotografico incentrato sui sogni che ognuno di noi ha o dovrebbe avere “nel cassetto”. L’abbiamo chiamato appunto “Box of dreams”. Il suo, lavorativamente parlando, l’ha realizzato. Lei quale consiglio potrebbe dare ai giovani ragazzi che hanno progetti, speranze, idee e sogni?

 Io posso solo consigliare di guardarsi attorno. Noi abitiamo in Europa, non solo in Italia. Adesso basta andare a Roma e si posso prendere aerei per tutto il mondo. Sessanta anni fa era impossibile spostarsi in questo modo. Se si ha veramente un sogno non bisogna pensare di realizzarlo in Italia a tutti i costi. Io qui probabilmente avrei dovuto cambiare lavoro. Non abbiate paura di spostarvi, vedere altre realtà: è sempre positiva come esperienza. Poi naturalmente le radici sono radici. Io mi sentirò sempre italiano e mai americano. L’esperienza all’estero la consiglio sempre a tutti, anche per vedere nuove realtà e per cambiare un po’ mentalità. Quando vivi a NY, ad esempio, convivono tra loro innumerevoli razze diverse e questo ormai è un fatto assodato e accettato. Certo, anche io vivo una sorta di razzismo: essendo italiano vengo schedato a prima vista come un mafioso. Ma, nel 2016, questa cosa può far ridere. Adesso viviamo questo fenomeno in Italia: qui gli stranieri rappresentano il 2 o 3% della forza lavoro, nulla in confronto ad altri Paesi. Quindi… viaggiate.

 

Simone Diana is a young lute maker. Since two years, thanks to his talent and a bit of luck he is now part of Barrie Kolstein’s team in NY.  Some days ago he accepted an interview with us in his hometown during a well deserved period of rest. Here’s the interview in both italian and english. We’d like to thank Simone and to wish him good look. And a good read to you!

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You, coming from Veroli, are now part of the Barrie Kolstein’s team in the “Violin Shop” laboratory in NY. How does it feel to be recognized as an important figure both in Lazio and on a national level?

 I’m recognized in my work environment. A lute maker becomes important if he succeed to sell an instrument to an important person or if he manage to work in a famous company. In my case I consider myself a lucky person. Something like 5 years ago, a famous musician in NY commissioned me a double bass and then, because of this, I found a job in few days, presenting my instrument in Manhattan stores. Since that moment I’ve been considered an important lute crafter. But I’ve made a course, I studied and then I arrived to America.  Fame is something they painted on me. I’m not feeling like I’m more talented than anyone else who studied this job. Talking about arts Italians are seen with special consideration [in America ndr]. Here in Italy we do not realize it, but aboard the situation is completely different.

Let’s try to recreate your journey. You studied at the Licino Refice conservatory in Frosinone: What did you exactly studied there and what are your impressions about this school?

I studied double bass for four years. I think a very important thing in every artistic school is your own teacher: in my case I studied under Luca Cola. He’s very good and I feel lucky of working with him. I know that everyone who studied double bass with me, most of them, have a job now. The conservatory of Frosinone is also renowned for its tradition: many famous artists passed through this school.

After the conservatory you studied lute crafting at the “Bottega di Parma”, very selective and prestigious. How did you feel to be one of the few to be selected for this course?

The fact that I studied double bass or generally a bow instrument really helped me. The master choose his students according to certain features. It’s a private school, it’s expansive, but I think it’s the best because the master focuses on practice. We spent 600 hours in the laboratory in one year unlike, for example, in Cremona, the most renowned school where the spend only 120 hours in the laboratory. The studies changes from a course to another.

What brought you to choose the career of lute crafting?

In my conservatory years I used to assemble and disassemble instruments. I liked working with wood so I choose a more practical job. My musical studies really help me now because I only craft double basses. I do not touch other instruments. Studying in Parma I spent some year working as an assistant to my master, it was very helpful for me when I moved to America where I’m considered like a university professor.

 Let’s talk about your job. You, along many others, keep the lute crafting tradition alive. Now days we see large musical industries concentrating on quantity: there is not much craft work in making an instrument this way. What’s the difference between a lute maker built instrument and one made in an assembly line?

There are lot of differences. I decide the thickness in base of what sound want, I do not buy paint, I make it my own and I only use woods seasoned ten years. Who is in the field can immediately tell the difference between an industry built instrument and a crafted one. It’s a material’s quality choice. An industry built instrument do not preserve the imperfections that a crafted one keeps. I take care in setting instruments. I’m also writing a book about it. Italian lute maker concentrates a lot on instrument aesthetic.

What’s your actual job now in Barrie Kolstein’s team?

I’m working especially in restoration. I repaired instruments of the 18th century and work changes a lot between one instrument and another. A restoration work can last a year.

You are now working with one of the most prestigious crafter in America. A very enviable goal. You had to leave your home and country. How do live such a distance?

I’m very close to my family. The place I live makes no difference in this. When they offered me this job I was in Parma and I had many thoughts about the distance. When I was a boy my dream was to live like a gipsy, always traveling. By now I have no intention to leave America, while having may job requests in other countries. In Berry’s team I’m still learning a lot of stuff.

Next year you will take part, as a young lute maker, at the convention of International society of bassist (ISB). Are you excited? Will you show an instrument?

Yes, I’m working on a double bass for the convention. I’m crafting a copy a Montagnana, a very renowned italian lute maker of the 18th century, I’m going to show it at the competition in the hope of winning a prize.

Recently we started a photographic project focused on our secret dreams. We entitled it perhaps “Box of Dreams”. You have realized your own, talking about job. What do you recommend to young boys and girls with dreams, hopes, ideas and projects?

 I just recommend to look around. We live in Europe, not just in Italy. You just go to Rome and you can take a flight for everywhere in the world. Sixty years ago it was impossible to move like this. If you really have a dream you don’t have to realize it in Italy at all costs. Here I would be probably forced to change job. Do not be scared of moving, of seeing something different: this is always a good experience. Naturally roots are roots. I will feel forever italian, I will never feel like I’m American. I always recommend aboard experiences, also to see new realities end change your mentality. For example, when you live in NY you can see many different. Of course I’m also a victim a sort of racist feeling: being an Italian I’m categorized as a gangster. But this, in 2016, can just make me laugh. Now we are living this phenomenon in Italy: strangers are just 2 or 3 % of the workforce here, nothing compared to other countries. So…. Just travel.

 

 

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