Suicide Squad

Regia: David Ayer

Siamo cattivi! Siamo fatti così.

harleyy

 

Prendete l’universo di supereroi più politicamente corretti che ci siano mai stati, prendete i cattivi e buttateci in mezzo cultura pop e colori accesi, un convincente cast multietnico e una colonna sonora azzeccata. La ricetta del blockbuster perfetto, o forse no?

 

Suicide Squad è l’ultimo film del DC Extended Universe, l’universo cinematografico nato con Man of Steel nel 2013, universo che rovescia gli ideali di bene e male che tanto venivano stereotipati nei film di Supermen con i quali siamo cresciuti e che continua su questa linea con ogni titolo che esce. Infatti, se in Batman v Superman vediamo i nostri supereroi preferiti prendere toni estremamente dark, mettendo in dubbio il confine tra lecito e illecito, in Suicide Squad vediamo cattivi estremamente colorati, emotivi, mossi dai propri sentimenti. Insomma, lo stereotipo del villain in cerca di vendetta personale che ha messo da parte la moralità va buttato via, almeno in parte.

E la forza di questo film sono proprio i personaggi: è il cast che tiene in piedi la baracca dove la regia sembra in mano a una fanfictioner 12enne: Will Smith nei panni di Deadshot, che si divide tra il mestiere di assassino e quello di padre dell’anno; Cara Delevingne è June Moon/l’Incantatrice, archeologa posseduta da un’antica strega, compagna del militare Rick Flag (Joel Kinnaman); Jai Courtney è Boomerang, l’espediente comico con accento australiano che negli States non si fanno mancare mai; Jay Hernandez è El Diablo, meta-umano dal cuore d’oro; Raymond Olubawale è Killer Croc, un incompreso e narcisista uomo coccodrillo; Karen Fukuhara è Katana, letale spadaccina. Nella parte del Joker abbiamo Jared Leto, scelta (soprattutto nello stile scelto per il personaggio) che ha accattivato alcuni e subito critiche da altri.

Oltre ad avere un cast multietnico, il film presenta personaggi femminili estremamente interessanti e sfaccettati, sull’onda del feminism che onestamente non dispiace: a Viola Davis, che interpreta Amanda Waller, viene affidata la figura di padre-padrone che tutto dà e tutto toglie, un personaggio al di fuori della moralità e della giustizia, la frase “il fine giustifica i mezzi” fatta persona. E poi c’è lei, la vera protagonista del film: Margot Robbie nei panni dell’ex psichiatra Marleen Quinzel e ora criminale Harley Quinn, la puddin’ di Joker. Lei è la pazza, la donna isterica, l’innamorata, ma nonostante questo Harley risulta un personaggio attivo, che respira e si muove di propria spontanea volontà, impazzita di sua scelta per stare accanto all’uomo che ama, consapevole dei problemi dell’amore ma non per questo sottomessa al sentimento, la damsel in distress con mazza da baseball. Paradossalmente, Amanda e Harley sono il bene e il male rispettivamente, ma ad Amanda vengono assegnati caratteri negativi (manipolatrice, fredda, senza scrupoli) mentre alla bad girl viene affidato il ruolo di eroina, mossa da valori positivi quali l’amore e la famiglia.

Altre note positive sono la fotografia, con esplosioni di colore in ambienti dark che continuamente attraggono gli occhi degli spettatori, i costumi, reinventati ma con chiari riferimenti agli originali dei fumetti, ma soprattutto la colonna sonora, un perfetto sottofondo pop, hip hop e elettronico per un film che non vuole prendersi sul serio, un chiaro contrasto con le colonne sonore dei precedenti film, in mano a compositori come Hans Zimmer.

 

A livello di scrittura il film non convince molto, la trama è tirata via e i dialoghi superano l’assurdo comico dei fumetti rasentando il patetico, ma grazie alla leggerezza con cui tutto viene presentato riusciamo a lasciare il beneficio del dubbio a Ayer.

Insomma, Suicide Squad è un film divertente e appassionante, che può piacere e non. Non vi rimane che guardarlo e dire la vostra!

Federico Tempella

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