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Sab. Nov 16th, 2019

Joker – Il folle volto dell’essere umano

Ultimamente Joker sta facendo parlare molto di sé. Ma chi è in realtà il Joker e cosa si cela dietro il suo folle sorriso?

Venne creato da Bob Kane, Bill Finger e Jerry Robinson, esordendo nel 1940 nel primo numero della serie a fumetti Batman (vol. 1), pubblicata dalla DC Comics. Nel corso della sua storia editoriale, il personaggio ha avuto diverse interpretazioni, venendo caratterizzato da alcuni autori come un personaggio sadico, psicopatico ed estremamente brillante. Le sue origini, mantenute intenzionalmente misteriose, sono state rinarrate e approfondite da Alan Moore e Brian Bolland in The Killing Joke (1988), da Ed Brubaker e Doug Mahnke in L’uomo che ride (2005).

La grafica del Joker si ispirò all’interpretazione dell’attore Conrad Veidt quando impersonò Gwynplaine nel film L’uomo che ride (adattamento cinematografico del 1928 dell’omonimo romanzo di Victor Hugo), di cui riprende il fisico slanciato e il sorriso grottesco.
Joker è stato per molto tempo un personaggio senza passato, di cui nemmeno Batman conosceva nulla. Nessun autore aveva mai narrato le sue origini, ad eccezione di pochi indizi discordanti nelle storie, tranne che Sheldon Moloff e George Roussos in L’uomo sotto il cappuccio rosso (Detective Comics n.168).
Dopo un periodo di crisi riguardo alla figura del personaggio, la situazione cambiò con l’arrivo dell’opera di Alan Moore, Batman: The Killing Joke, considerata una delle migliori storie sul personaggio: l’arco narrativo si articola in flashback che raccontano la sua vita prima di diventare ciò che è ora. Alla fine dell’opera, Batman chiede al Joker di riabilitarsi, ma il criminale rifiuta.
Nel Nuovo Universo DC, il Joker appare in Detective Comics n. 1. Egli viene portato ad Arkham Asylum da Batman, ma il pagliaccio ne evade lasciando in cella la pelle del suo viso, dopo essere stato operato da Dollmaker, per poi recuperarla successivamente ed usarla come una maschera.

Condrad Veidt in L’uomo che ride (1928)

Da The Killing Joke scopriamo che prima di divenire un criminale, Joker, il cui vero nome non è mai stato rivelato, era un ex assistente chimico diventato poi cabarettista di scarso successo e in serie difficoltà economiche; pur di poter mantenere la moglie incinta e dimostrare a lei, e a sé stesso, di non essere un fallito, decise di associarsi con due malviventi complici del criminale Cappuccio Rosso, il quale è in realtà solo un mascheramento che i due facevano indossare al complice di turno durante i loro crimini. Il piano prevedeva di rapinare una fabbrica di carte da gioco accanto all’impianto chimico in cui aveva lavorato quello che sarebbe divenuto il futuro Joker. Poco prima del colpo, la polizia informa l’uomo che sua moglie è morta per l’esplosione di uno scalda-biberon elettrico; nonostante ciò, i due complici lo obbligano a prendere parte comunque alla rapina. Ma il piano viene sventato da Batman, che causa la caduta del Joker in una vasca di sostanze chimiche. Il personaggio riesce a fuggire, ma le sostanze chimiche hanno reso il suo volto deformato, i capelli verdi, la pelle bianca e la bocca distorta; la vista del suo nuovo aspetto causa il cedimento definitivo della sua psiche, trasformandolo così in folle criminale. Nel graphic novel, tuttavia, lo stesso Joker afferma di non sapere se i suoi ricordi siano del tutto attendibili.

Joker viene considerato il killer più pericoloso del mondo e un folle psicotico senza controllo. È un individuo estremamente intelligente e particolarmente dotato nel campo della chimica, dell’ingegneria, dell’informatica, della meccanica e nella fabbricazione e nell’uso di esplosivi di ogni tipo, e soprattutto dimostra di avere un’eccezionale mente strategica e manipolatrice. È inventore di un particolare veleno, lo Smilex, una sostanza che provoca incontrollabili spasmi di risa che portano alla morte per soffocamento, creando inoltre sui cadaveri un inquietante ghigno sulla faccia.

Nel cinema, il personaggio ha riscosso sempre un grande successo, soprattutto grazie alla sua capacità di tenersi al passo con i tempi, in quanto icona dell’entropia che caratterizza la società.
Il primo Joker comparso sul grande schermo fu interpretato da Cesar Romero in Batman (1966, di Leslie H. Martinson). Segue poi in Batman (1989, di Tim Burton) il Joker di Jack Nicholson. La nascita del personaggio è simile a quella narrata in Batman: The Killing Joke ma, invece di essere un comico fallito, Joker ci viene presentato già come un criminale incallito, di nome Jack Napier (il nome del Joker non è quello originale ma una libertà presa da Burton, e la stessa cosa verrà fatta nel film del 2019 di Phillips).

Il cavaliere oscuro (2008, di Christopher Nolan) segna l’apice del successo del personaggio sul grande schermo, aiutato dalla magistrale interpretazione di Heath Ledger, che vinse il Premio Oscar come migliore attore non protagonista. Questo Joker è votato al caos, che colpisce la mafia di Gotham City per poi assumerne il controllo. È un Joker molto più realistico: il volto bianco, le labbra rosso sangue e i capelli verdi non fanno parte del suo aspetto naturale, ma si tratta di un trucco, una sorta di pittura di guerra per suscitare terrore nell’avversario. Il ghigno malato è accentuato da due cicatrici che dagli angoli delle labbra si estendono fino sulle guance.

Il Joker di Heath Ledger

Pessimo invece risulta quello di Suicide Squad (2016, di David Ayer) interpretato da Jared Leto; tratto distintivo sono i tatuaggi su gran parte del corpo e i denti di ferro. Inoltre, è il primo Joker a non avere il sorriso deformato in alcun modo e, invece di ridere normalmente, ghigna con la mano, davanti la bocca, su cui è tatuata una bocca che ride.
Infine, con l’interpretazione di Joaquin Phoenix (Joker, 2019, di Todd Phillips) si arriva forse alla più grande performance mai realizzata sul personaggio, in grado di superare nettamente quella di Ledger. Va di certo precisato che questa versione si discosta dall’universo classico DC, quasi come se si trattasse di un universo parallelo. Il villain qui è più realistico che mai, e la sua follia non è data da un incidente con delle sostanze chimiche ma da patologie reali e da una società che lo ha portato non solo all’alienazione, ma anche a divenire ciò che è, una società che emargina e deride i deboli. E allora non ci resta che chiederci se noi, nel nostro essere, nel nostro relazionarci con il mondo, siamo le vittime o i carnefici.

Tommaso Amato


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