Freaks

Il capolavoro maledetto

Regia: Tod Browning

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“Freaks”, la pellicola del 1932 che costò al suo regista il bando da Hollywood, commissionata e poi menomata dalla Metro-Goldwyn-Mayers perché troppo reale; è stata recentemente restaurata dalla Cineteca di Bologna e distribuita nei cinema di tutta Italia. Ho colto l’occasione per rivedere questo cult in buona qualità e mi sembrava d’obbligo metter giù due righe a riguardo.

Nel 1931, dopo il successo del Dracula della Universal, il giovane produttore Irving Thalberg della MGM desiderava realizzare qualcosa di ancor più scioccante che permettesse al suo studio di diventare leader nel cinema horror e di mostri. Chiese dunque uno script a Willis Goldbeck, che insieme a Leon Gordon e sotto consiglio dello stesso Harry Earles (interprete di Hans) lavorò a una storia incentrata sui freaks, che al tempo terrorizzavano e insieme affascinavano le folle nei sideshows. Il materiale originario fu poi trascritto da Tod Robbins nel racconto “Spurs”.

Convinto dell’idea che la realtà non abbia bisogno di troppi filtri o traduzioni per essere messa in scena, Browning decide di non scritturare alcun attore professionista che scimmiotti un qualsivoglia handicap. Bensì attori dilettanti che interpretano se stessi: quelle che vediamo sono le loro vere menomazioni, quello che fanno nella vita del film è ciò che fanno durante le loro giornate. Ed è così che un film che si permette di mostrare forse troppo per gli usi dell’America anni ‘30 diventa una pellicola da catalogare nel genere horror e da privare di 30 minuti di contenuti.

Il film si apre con il cicerone che, davanti ad una creatura a noi non mostrata, preannuncia ai visitatori del circo itinerante “una delle storie più terrificanti mai raccontate”. Da lì ci ritroviamo nel backstage del sideshow e con fare quasi documentaristico la camera ci mostra diversi personaggi in tutta la loro unicità. Sono ragazzi senza gambe, acrobate a due teste, donne barbute, torsi viventi. Tra di loro, anche i nani.

Sarà proprio una coppia di nani a fare da protagonisti: sono Hans e la sua amata Frieda (i fratelli Harry e Daisy Earles). Abilissimi davanti agli spettatori in volteggi e recitazione, si perdono quando il sipario cala. La coppia sta per rompersi a causa di una bellissima artista: Cleopatra (Olga Baclanova), la star del baraccone, seduttrice che farà cadere nella sua trappola amorosa l’ingenuo Hans. E lui, non curante degli amari consigli della povera Frieda, cede alle lusinghe della biondissima circense e decide di sposarla. Come da cliché, dietro la simpatia dell’acrobata per il piccolo uomo si nasconde l’avidità: Hans è infatti un ricco ereditiere. E così, complice anche il suo amante segreto, il forzuto Hercules (Henry Victor), escogita un piano per avvelenare il nuovo marito e carpirne la dote.

Qualcosa non andrà come previsto: al momento dell’accettazione nel gruppo dei freak, Cleopatra si trova dinanzi tutta la “mostruosità” della sua nuova vita, l’aspetto spaventoso del suo sposo e di tutti i suoi amici e colleghi. E così, all’urlo in coro “È una di noi! È una di noi!”, la donna reagisce violentemente, mandando al diavolo i freak e palesando così le sue reali intenzioni.

Questa scena fa venire fuori tutto il senso dell’opera: la divisione è talmente forte che nulla può superarla, neanche freddi calcoli di convenienza. La lucidità della riflessione di Browning sta proprio nell’esibire questa scissione consapevole tra i freak e gli altri, quelli che si considerano in via esclusiva esseri umani. I primi, d’altronde, non nascondono la loro diversità, costruiscono una comunità ghettizzata che accetta nuovi ingressi solo con l’approvazione di tutti. E di fronte a un passo in avanti così formale e impegnativo, neanche la donna avida e senza scrupoli riesce a rimanere impassibile. In pochi istanti di rabbia incontrollata, inscenata con un climax emotivo senza precedenti nella seppur all’epoca breve storia del cinema hollywoodiano, il regista fotografa magistralmente la fobia di un’intera comunità.

Ciò che Cleopatra non potrà prevedere sarà la reazione di quegli esseri così “strani“: durante lo spostamento delle carovane, sotto un temporale, l’agguato teso ai due amanti imbroglioni sarà spietato e senza scampo. E la fine non potrà che essere quella della riduzione dei due, a loro volta, in freak buoni per comiche esibizioni circensi.

L’impatto che ebbe sul pubblico alle prime proiezioni fu rovinoso: malori, proteste, accuse di sfruttamento di menomati per fare del becero sensazionalismo. In realtà quello che Browning voleva era mostrare la normalità dell’universo degli anormali. Non c’è niente di strano nel vedere i legami di amore e amicizia che si intrecciano tra i protagonisti del circo di “Freaks“. E tantomeno non vi è alcuna morbosità nel riprendere dei veri uomini e donne con le caratteristiche fisiche più disparate anche se sicuramente meno convenzionali.

Il regista poi girò ancora un paio di pellicole (tra cui l’eccellente “Devil doll” nel 1935), ma la reputazione causata da “Freaks” unita al suo alcolismo, l’avevano condotto ai titoli di coda.

“Freaks” è un film incompreso che merita sicuramente una rivalsa. Posso solo consigliarvi di cercare nel sito della Cineteca di Bologna la proiezione più vicina a voi e concedere un’ora della vostra giornata alla visione di una grande pellicola che non dimenticherete facilmente.

Link della programmazione: http://distribuzione.ilcinemaritrovato.it/freaks

Elena Novarese

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