La lunga notte dei The Cure a Casalecchio di Reno

 

I The Cure sono una di quelle band leggendarie che molte persone vorrebbero sentire dal vivo almeno una volta: il numero di persone presente giovedì all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno (BO) lo dimostra. I biglietti sono usciti su Ticketone a ottobre 2015, quasi un anno esatto prima del concerto, e sono andati a ruba in pochissimo tempo (ovviamente su altri siti erano disponibili a prezzo maggiorato, giusto per dire che la storia che è venuta a galla con il concerto dei Coldplay a Milano, in realtà, è un problema da tempo). Io, con tanta fortuna, sono riuscito a procurarmi due biglietti e con altrettanta pazienza ho aspettato il fatidico 29 ottobre 2016, guarda caso quasi ad Halloween. Sono entrato nell’arena alle 19:00 circa e aveva appena iniziato a suonare il gruppo d’apertura, i The Twilight Sad, giovane e notevole band scozzese che intrattiene il pubblico per circa quaranta minuti, con post punk oscuro e melodico e con qualche accenno noise. Nonostante i toni molto più oscuri rispetto a quelli degli headliner, il gruppo riesce a impostare l’atmosfera giusta per ciò che si sarebbe sentito dopo. Alle 20:30 si spengono le luci, il momento magico di ogni concerto, il momento in cui allunghi il collo in tutti i modi per vedere gli artisti salire sul palco di fronte a te. Dopo avere imbracciato i rispettivi strumenti, Robert Smith e compagni conquistano immediatamente il pubblico, aprendo con la storica “Plainsong”: lo spettacolo è davvero iniziato. Senza dare neanche il tempo di riprendersi, continuano subito con un altro pezzo molto amato, “Pictures of you”, per poi continuare imperterriti, sfoderando brani come “Push”, “Charlotte Sometimes”, “The Walk”, “Shake Dog Shake” e le immancabili “Lovesong” e “Just like heaven”, per poi chiudere con “Disintegration”, traccia omonima dell’album dal quale la band inglese ha attinto maggiormente per questa scaletta. Dopo il primo set seguono ben tre encore, il primo dei quali viene introdotto da un simpatico siparietto in cui Robert Smith fa cantare al pubblico “Happy birthday to you” al tastierista Roger O’Donnell, che compie 60 anni proprio il 29 ottobre 2016. I tre encore fungono da spazio per poter proporre quei pezzi che mancavano: i primi due ci propongono perle come “A Forest”, “Fascination Street”, “Want”, addirittura “Burn” dalla colonna sonora de “Il Corvo”, mentre il terzo encore ha aperto una sfilza di classici per fare tutti contenti: “Lullaby”, “The Caterpillar”, “Friday i’m in love”, “Boys don’t cry”, “Close to me” e “Why can’t I be you?”. Il concerto è durato quasi tre ore e, a differenza dei pronostici, Smith è riuscito a cantare molto bene tutto il set, stancandosi solo un pochino verso la fine (dopotutto sono comunque tre ore per un quasi sessantenne!). Simon Gallup, invece, non sembra invecchiato affatto e per tutto il concerto non ha fatto altro che muoversi attorno al palco, laddove tutti gli altri membri rimanevano quasi perfettamente immobili. Una nota negativa va all’audio: il basso di Gallup spesso copriva la tastiera, che invece era a un volume inferiore rispetto agli altri strumenti, rendendo quasi impercettibili i bellissimi riff di “Fascination Street” e “Why can’t I be you?”; anche la new entry, il guitar hero Reeves Gabrels (già collaboratore di David Bowie!), spesso faceva qualche fischio di troppo con la sua chitarra, coprendo tutti gli altri. Nel complesso, posso dire di essere stato pienamente soddisfatto dell’esperienza e che i The Cure restano una band capace di dettare legge anche nel 2016.

SCALETTA

  • Plainsong
  • Pictures of You
  • Closedown
  • A Night Like This
  • Push
  • In Between Days
  • The Hungry Ghost
  • alt.end
  • The Walk
  • Primary
  • If Only Tonight We Could Sleep
  • Shake Dog Shake
  • Charlotte Sometimes
  • Lovesong
  • Just Like Heaven
  • From the Edge of the Deep Green Sea
  • Prayers for Rain
  • Disintegration

Primo Encore:

  • At Night
  • M
  • Play for Today
  • A Forest

Secondo Encore:

  • Want
  • Never Enough
  • Fascination Street
  • Burn

Terzo Encore:

  • Lullaby
  • The Caterpillar
  • Friday I’m in Love
  • Boys Don’t Cry
  • Close to Me
  • Why Can’t I Be You?

Marco Andreotti

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