La La Land

Regia: Damien Chazelle

Anno: 2016

Durata: 127′

Paese:  USA

Genere: musical

Voto: 4/5

Si sa dove, Hollywood, ma non si sa quando. Da una parte c’è Mia, giovane aspirante attrice che si guadagna da vivere lavorando negli Studios, ma come cameriera. Mia insegue il suo sogno, fin da quando era bambina: diventare una grande star del cinema, vivendo nello specchio di sua zia, colei che l’ha ispirata. Nella sua vita, si susseguono delusioni, provini finiti male e una vita sentimentale totalmente sterile.

Dall’altra parte troviamo Seb, talentuoso pianista jazz che è ossessionato dal voler rivalorizzare un locale, storico ritrovo dei musicisti jazz di metà Novecento. Dopo una grossa truffa subita, si mantiene suonando canzoni di Natale in un ristorante del centro. Grazie a una serie di (s)fortunati eventi, i due si incontrano e cominciano una relazione che fa credere a entrambi di poter riuscire a realizzare i propri sogni, trapassando le velleità e concentrandosi su obiettivi reali e concreti. Nonostante l’amore reciproco, i due però non si lasciano sopraffare dai sentimenti, scegliendo la realizzazione lavorativa, che li porta a un eterno distaccamento, almeno fisico.
La La Land non è un musical, non è un film romantico, non è un film drammatico: è un po’ di tutto questo e riesce ad essere una ventata di aria pulita nel cinema contemporaneo. E’ una pellicola molto realista, nonostante la faccia da padrona una scenografia al limite del surreale. Tralasciando il bel citazionismo di “Gioventù Bruciata”, il film brilla per una sorprendente accuratezza tecnica, con scavalcamenti di campo molto ben riusciti e sperimentazioni interessanti. L’unica nota che stona è la lunghezza, con una sceneggiatura che non sempre riesce a tenere il ritmo e, soprattutto nella seconda parte, risulta troppo lenta e poco accattivante.

Ryan Gosling e Emma Stone si riconfermano, dopo Crazy, Stupid, Love e Gangster Squad una coppia perfetta, unendo la magneticità di lui alla semplicità di lei, che riesce sempre a impersonare perfettamente i personaggi che le vengono assegnati. Perfetta la colonna sonora, originale di Justin Hurwitz, con canzoni che ricordano un Grease contemporaneo con influenze jazz da film di Woody Allen.

Chazelle analizza in modo lucido e distaccato la dinamica dell’innamoramento, passando attraverso le quattro stagioni (Winter, Spring, Summer, Fall, Winter) concludendo malinconicamente con l’inverno che, però, cambia connotazione rispetto alla stagione di apertura: all’inizio, infatti, si può parlare di un “gelo lavorativo”, mentre nel finale si tratta di  un “gelo sentimentale”. La La Land è un bell’insegnamento cinematografico e di vita, soprattutto in una società come quella contemporanea, dove ci si butta a capofitto nelle relazioni interpersonali, per non affrontare il dolore di delusioni e insuccessi lavorativi: sembra volerci dire che la felicità ce la creiamo noi e che, nonostante le sofferenze, vale la pena rischiare per avere qualcosa di magnifico.

Cristina Bagnasco

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