7 MOTIVI PER CUI DOVRESTI CONOSCERE I ROYAL BLOOD

Oggi si parla dei Royal Blood, un duo rock britannico, formatosi a Brighton nel 2013 e dei sette principali motivi per cui noi tutti dovremmo conoscere la band che sta rivoluzionando il modo di fare rock, nel sound e nell’espressione di tale movimento.
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  1. I Royal Blood sono un duo britannico formato esclusivamente da basso/voce (Mike Kerr) e batteria (Ben Thatcher). Com’è possibile? Mike Kerr ottiene sia il suono del basso che quello della chitarra, controllando gli effetti direttamente dalla sua pedaliera. Il frontman utilizza, infatti, un Electro Harmonix POG Octave Divider, un pedale che “splitta” il segnale del suo basso, sdoppiandolo. Il primo rimane asciutto e finisce nell’amplificatore del basso, mentre il secondo viene equalizzato e distorto, “trasformato” in chitarra e mandato in un secondo amplificatore. Il tutto suonando soltanto uno strumento.

  2. L’aneddoto del debutto che rese celebri i Royal Blood è del tutto singolare: il 27 giugno 2013 il batterista degli Arctic MonkeysMatt Helders, ha indossato durante il loro concerto da headliner al Glastonbury Festival una maglietta dei Royal Blood, fatta appositamente per lui, in fretta e furia, prima che il duo pubblicasse il primo singolo.

  3. Il 25 agosto 2014 è stato pubblicato l’omonimo album di debutto, Royal Blood, che ha ottenuto un buon successo commerciale e ha ricevuto un responso positivo da parte della critica specializzata. Si tratta dell’album rock che ha venduto più copie in meno tempo in Regno Unito in tre anni.

  4. La peculiarità dei Royal Blood è quella di aiutarsi con l’ingegneria sonora per creare un sound duro e puro, utilizzando però solo un basso e una batteria. Nonostante questo aspetto innovativo, hanno registrato il loro album nel modo più essenziale possibile: niente post-produzione tipica dell’era digitale. La maggior parte dei pezzi, infatti, sono stati registrati in presa diretta, cioè suonando una canzone dall’inizio alla fine, senza sbagliare.

  5. Il sound della band è la vera rivoluzione. Il risultato ottenuto dal duo è quello di un suono potente, sporco, arrabbiato, crudo, un po’ “garage rock”, passando da riff secchi a ritornelli orecchiabili.
  6. I Royal Blood sono un fenomeno che lentamente si sta affermando anche in Italia. Nonostante il nostro paese sia, infatti, radicato su altri generi musicali o, comunque, su un rock più classico, passatemi il termine, “addolcito”, il duo sta avendo un discreto successo anche alle orecchie degli italiani, soprattutto i più giovani.

  7. “L’intensità è alla base della nostra relazione musicale. È una questione d’intesa e collaborazione”, dice Kerr. Riporto questa citazione del frontman britannico perché ritengo che, nella musica come nella vita, il concetto di collaborare assieme per raggiungere un determinato scopo sia un atteggiamento davvero positivo e condivisibile. Thatcher aggiunge che, essendoci solo due persone sul palco, “le cose potrebbero andare a rotoli in ogni momento. Quando suoniamo dal vivo è come se fossimo costantemente sull’orlo del precipizio. Ma ce ne freghiamo, ce le diamo di santa ragione e corriamo come dei matti, cercando di non cadere di sotto. I gruppi numerosi rischiano molto di meno: c’è sempre qualche altro musicista che ti copre le spalle”. 

 

Virginia Ciacci

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