Liza, the Fox-Fairy. Dall’Ungheria al Future Film Festival

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In una Budapest simbolicamente ambientata negli anni Settanta vive Liza, un’ingenua ragazza di appena trent’anni, che porta ancora le treccine e indossa vestiti che le permettono di restare chiusa nel suo bozzolo. Il suo unico amico immaginario, forse non del tutto, è il fantasma di un cantante giapponese degli anni cinquanta, Tomy Tani. L’unico desiderio di Liza è trovare l’amore, un amore che nasca dagli sguardi come accade in un romanzo rosa giapponese, che lei porta sempre con sé.

Viene mostrato, attraverso una moltitudine di piani americani e campi medi, il mondo che circonda la protagonista, troppo distratta dalle sue fantasie per capacitarsi di cosa le succede intorno. Attraverso il passare del tempo e del numero di vittime Liza affronta una trasformazione radicale. Si sente posseduta da uno “spirito volpe” (o Kitsune nella mitologia giapponese, figura che si trova già nella serie televisiva Teen Wolf) che costringe chiunque la desideri a morire in maniera improvvisa e misteriosa.

Già dalla prima morte le viene affiancata, per condurre delle indagini, la figura onesta e altruista del sergente Zoltan che somiglia ad un mix tra l’ispettore Dale Cooper di Twin Peaks e l’ispettore Clouseau di Peter Sellers. Una combinazione che accostata a temi musicali da eroe, specialmente eroe da film western, rende il suo personaggio ancora più comico. Anche il personaggio dello spettro è di notevole impatto in quanto, svolge un duplice ruolo: da un lato egli si mostra come personaggio antagonista sviscerando caratteristiche che lo rendono geloso e malvagio, dall’altro lato le sue azioni sono frutto di un peso che la sua figura, all’interno della storia, gli impone e da cui egli sembra volersene, inutilmente, liberare.

La voice over del narratore abbinata alla pioggia e ad una grafica che segmenta il film in sequenze, fin dall’inizio sembra rappresentare il fluire degli avvenimenti nel corso della narrazione, all’interno della quale il regista Károly Ujj Mészáros, al suo primo lungometraggio, esordisce in un notevole mix tra il genere fantastico e la dark comedy.

Il personaggio del fantasma, attraverso i suoi poteri magici, dona a Liza l’immagine di un mondo paradisiaco, rappresentato da una serie di colline coperte da ciliegi in fiore, la visione di “un’eterna primavera”, dietro cui, però, si cela un’inevitabile sgretolamento dei sogni, ancora candidi, di una fanciullezza che non vuole lasciare la sua proprietaria; ora perseguitata da incubi e ombre raffiguranti volpi.

Carolina Minguzzi

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