IL SUONO DELLA RIVOLUZIONE pt. 2

Lo scrittore inglese John Reed li chiamò “I dieci giorni che sconvolsero il mondo” (Ten Days that Shook the World), nel titolo della sua opera del 1919, riferendosi ai fatti che avvennero nell’ottobre 1917 in Russia. E Reed aveva ragione: non solo la Russia ma il mondo intero sarebbe stato completamente trasformato da quella che oggi è nota come Rivoluzione d’Ottobre, aprendo un nuovo capitolo nella storia dell’umanità. Noi di Cabiriams ci occupiamo di arte e nel farlo prendiamo cautamente le distanze dalla dimensione politica (a differenza degli artisti rivoluzionari russi, come vedremo poi) per quanto possibile, ma non dalla storia. Nel 100esimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, abbiamo deciso di celebrare la memoria della più importante rivoluzione politica del ‘900 attraverso l’arte, scaturita dai forti sentimenti che animavano i cuori e gli spiriti degli artisti in quel contesto socio-politico. Abbiamo scelto di far parlare la musica e i suoi protagonisti, per descrivere tali sentimenti e ideali in un percorso che parte dalla musica russa pre rivoluzionaria, fino ad arrivare a quella che caratterizzò la musica sovietica.

Sergej Sergeevič Prokof’ev

Il suo primo contatto con la Rivoluzione fu alquanto brusco: nel 1917, proprio a causa dell’importante evento, venne infatti cancellata la prima rappresentazione della sua opera lirica Il Giocatore (1915-16 e 1927), tratta dall’omonimo romanzo di Fëdor Dostoevskij.

Nonostante l’iniziale entusiasmo, il giovane compositore preferì trasferirsi all’estero per sfuggire alla guerra civile.

Tornò in patria nel 1932, aderendo all’ideologia socialista dell’ormai consolidata Unione Sovietica. A questo periodo risalgono alcuni dei suoi capolavori più noti e rispettati, tra cui il Secondo concerto per violino (1935), balletto Romeo e Giulietta (1935-1936) e la famosissima fiaba musicale Pierino e il lupo (1936). Prokofiev formò un sodalizio con il cineasta sovietico per eccellenza: Sergej Michailovič Ejzenštejn, con il quale lavorò alle pellicole Il Tenente Kije (1933), Aleksandr Nevskij (1938) e Ivan Il Terribile (1942-1945). Se la vicinanza alle avanguardie occidentali rischiava di mettere in cattiva luce Sergej agli occhi dell’Unione dei compositori sovietici, l’organo istituito per impedire l’occidentalizzazione e il formalismo della musica sovietica, fu proprio l’atteggiamento rivoluzionario che Prokofiev apprese da Schoenberg, da Stravinskij e dai futuristi che gli permise di scrivere opere ambiziose come Guerra e Pace e Semion Kotko. Tuttavia non riuscì a sfuggire a lungo alle critiche e alla censura del regime staliniano (così come Ejzenštejn) e venne spesso accusato di formalismo, finendo presto per venire messo da parte. L’apice del suo rapporto difficile con la dittatura, però, è stato forse un episodio postumo: il compositore morì lo stesso giorno e alla stessa ora di Stalin, e per questo motivo l’annuncio della sua morte fu dato una settimana dopo.

Nonostante Prokofiev non avesse partecipato attivamente alla rivoluzione (e anzi fosse fuggito al suo apice), alcune sue opere celebrano apertamente l’avvenimento. Tra esse ricordiamo:

 

La Cantata Per Il XX Anniversario Della Rivoluzione Di Ottobre

Shostakovich (1936-1937) basata su testi di Marx, Lenin e Stalin.

L’oratorio A Guardia Della Pace (1950)

L’opera teatrale Semyon Kotko (1940)

 

Dmitrij Dmitrievič Šostakovič

Il giovane compositore fu affascinato dai discorsi tenuti da Lenin nell’aprile del 1917 e considerò la sua figura come un punto di riferimento per tutta la vita. Durante la sua attività di compositore, Sostakovic aderì alla corrente artistica del costruttivismo russo, movimento che rifiutava l’ideale estetico de “L’arte per l’arte”, volendo invece individuare una funzione sociale in tutte le arti. Il successo della sua Prima Sinfonia traccerà lo stile che andrà a caratterizzare il suo primo periodo da compositore, con un linguaggio avanguardistico che punta a superare la tonalità, basandosi sull’idea di cambiamento a tutto tondo, in una continuità di intenti con la società sovietica. Non a caso le sue due Sinfonie successive saranno intitolate “Ottobre” e “Primo Maggio”. Nel 1934, Sostakovic debuttò con la sua seconda opera, ovvero uno dei suoi lavori più significativi: Una Lady Machbeh del distretto di Mcensk. L’opera propone una diversa chiave di lettura della tragedia di Shakespeare, con una donna che decide di uccidere il suocero, cosa che nel dramma rappresenta l’ingiustizia della società zarista. Nonostante l’incredibile successo che portò alla realizzazione in due anni di ben 83 repliche a Leningrado e addirittura 97 a Mosca, l’opera venne presa di mira dal governo Stalinista, che inizialmente la criticò con il celebre articolo anonimo (attribuito dai più maliziosi a Stalin stesso) della Pravda, che la definiva “Caos invece di musica” e la Lady Macbeth russa venne proibita fino a quando Sostakovic non la modificò, rappresentandola in una nuova versione nel 1963. In risposta alle critiche, il compositore scrisse la sua Quinta Sinfonia, una delle opere più conosciute e amate del compositore russo, con la quale in realtà Sostakovic volle in qualche modo vendicarsi della critica, ponendo all’interno della sinfonia l’oppressione esercitata dal regime. In seguito continuò la sua opera di compositore attraverso numerose difficoltà e perdite, venendo messo al bando dal regime stalinista con l’accusa di formalismo, per poi essere “riabilitato” dopo la morte di Stalin.

 

Riproponiamo in seguito le composizioni elencate in questo articolo:

 

. Sinfonia n. 2 “All’Ottobre” (1927)

. Sinfonia n. 3 “Al Primo Maggio” (1929)

. Sinfonia n. 5 (1937)

. Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk (1930-1932)

 

Marco Andreotti

                        Francesco Sichera

                        Leonardo Stogl

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