Interstellar

Regia: Christopher Nolan

“La fine del mondo non sarà la nostra fine.”

L’umanità è in pericolo: in seguito ad un drastico cambiamento climatico l’unica coltivazione ancora possibile è quella del mais. Cooper, ex pilota, adesso agricoltore, vedovo e con due figli da sfamare, viene a contatto con la NASA tramite la piccola Murph, la quale è convinta che la sua stanza sia infestata da un “fantasma” che comunica con lei tramite il codice Morse, infatti, durante una tempesta di sabbia, Cooper ottiene delle coordinate geografiche grazie a un codice binario dettato sempre dal misterioso fantasma. Raggiungono così la base segreta della NASA. In seguito alla scoperta di un cunicolo spazio – temporale, un wormhole, il gruppo di esploratori, tenta di superare i limiti della conquista spaziale, fino a quel momento raggiunti, per cercare una nuova casa per l’umanità.  

 

Aver osato” è l’aspetto che ha reso questo film il più discusso del 2014. Ma non poteva dirsi altrimenti considerando il regista da cui è stato realizzato. Pellicola da incassi notevoli, per alcuni lavoro impeccabile mentre per altri Nolan ha osato troppo, troppo anche per le sue stesse aspettative, sia scientifiche che filosofiche, aspettative che superano anche capolavori precedenti come The Prestige, per esempio o Inception.

A parer mio non è un film di 169 minuti da osservare e successivamente lasciar cadere nell’oblio. Presentando aspetti non di facile comprensione per chi di fisica ne capisce ben poco, è semplice guardarlo, dare un giudizio positivo o negativo che sia e postarlo nel dimenticatoio. E’, invece, un film che apre la mente, istiga a sapere, a cambiare visione di aspetti non per forza sconosciuti ma quotidiani e semplicemente trattati con metodi differenti.

Oltre agli aspetti tecnici, agli effetti speciali impeccabili, all’accuratezza scientifica da non sottovalutare, alla contorta filosofia, l’obiettivo di Nolan arriva dritto al cuore dello spettatore: il racconto dell’amore tra padre e figlia, che poi è il filo conduttore di tutta la pellicola, ciò che supera distanza spazio – temporale e che tiene uniti mondi lontani anni luce; il dolore dell’abbandono della bambina che si tramuta in età adulta in una delusione rabbiosa e la responsabilità del padre di dover rispettare promesse che consapevolmente sono impossibili da mantenere.

 

Alcune curiosità:

 

  “Penso che 2001: Odissea nello Spazio rappresenti uno dei rari casi di pura esperienza cinematografica, che non va capita ma sentita. Eppure è diventata una pietra miliare di cui puoi parlare con tutti nonchè una grossa fonte di ispirazione”.

Marica Di Giovanni

 

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