LORO 1

Una premessa pare doverosa nell’apprestarsi ad avviare qualsiasi discorso sul film di Paolo Sorrentino appena uscito nelle nostre sale. Essa riguarda l’incapacità di elaborare un giudizio adeguato nei confronti di un’opera incompleta, troncata nel pieno del proprio svolgimento e sulla quale ci si potrà esprimere in maniera esaustiva solamente dopo la visione della seconda parte, in uscita il 10 maggio prossimo. Loro 1, pertanto, appare più come una lunga ed altalenante introduzione ad un racconto che entrerà nel vivo solamente con il frammento successivo.
Il film approdato in sala serve quindi a presentare i principali personaggi che animeranno le vicende della pellicola in uscita tra un paio di settimane. Personaggi che qui vengono introdotti in momenti completamente differenti, quasi a voler suddividere ulteriormente l’opera in altri due segmenti distinti. Il primo ad entrare in scena è quello di Sergio Morra (Riccardo Scamarcio), giovane ed ambizioso affarista tarantino ossessionato dall’idea del successo. La prima parte del film ruota principalmente attorno alla sua figura, in una fase dell’opera in cui l’intenzione del regista pare più quella di mettere in mostra gli eccessi e la depravazione di una società senza scrupoli, piuttosto che concentrarsi sul carattere e le motivazioni del personaggio. In una serie di sequenze segnate da uno stile registico marcatissimo ed un’attenzione maniacale alla plasticità delle scene, ciò che manca veramente è una linea narrativa forte ed in grado di giustificare quanto mostrato con tanta dedizione. Si ha la fastidiosa sensazione che dietro a questa infinità di eleganti inquadrature e suadenti movimenti di macchina si nasconda veramente poco. Sensazione che viene quantomeno mitigata con l’introduzione del secondo personaggio fondamentale di quest’opera, a lungo evocato e percepito, ma mostrato soltanto dopo aver superato abbondantemente la metà del film. Il Silvio Berlusconi di Tony Servillo è una maschera che, in modo inaspettato, si rivela decisamente esilarante. Così smaccatamente dedito a sottolineare i clichè riguardanti la personalità dell’ex presidente del consiglio, l’attore napoletano è in grado di risultare credibile in riferimento ad un personaggio che, ormai, viene comunemente percepito come una caricatura di se stesso. Con il suo arrivo sullo schermo il film subisce una metamorfosi repentina. La confusione e gli eccessi della prima parte si interrompono per lasciare spazio ai silenzi che circondano un uomo che, per quanto convinto della propria immortalità, si trova a fare i conti con uno dei momenti più difficili della propria vita. Sia sul fronte politico che imprenditoriale delle nubi si vanno addensando e contemporaneamente la relazione con la moglie Veronica Lario (Elena Sofia Ricci) pare giunta al capolinea. Ed è proprio in questa situazione di apparente difficoltà che l’atteggiamento sopra le righe di Berlusconi assume un connotato così ironico. Ma l’aspetto più rilevante è dato dal netto contrasto tra la magniloquenza della prima fase del film e la leggerezza della seconda. Da esso emerge il vero intento del regista ed il senso dell’opera che si concretizza nell’accostamento tra due uomini simili che però stanno attraversando due periodi decisamente diversi della propria vita. Ecco chi sono i veri “loro” del titolo: non banalmente “quelli che contano”, ma le due figure cardine di questo film che avrà nell’incontro tra l’ambizioso Sergio ed il disincantato Silvio il proprio momento cruciale. Peccato che Sorrentino si sia preso il lusso 104 minuti per esprimere questo concetto e che abbia deciso di costringere lo spettatore a recarsi in sala una seconda volta per assistere al vero inizio della storia.

Andrea Pedrazzi

 

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