Klimt e “Il bacio” d’oro

00691 The Kiss

Uno degli atti più naturali, uno dei gesti più carichi di emotività che si possa compiere ogni giorno: è proprio questo il protagonista di una delle maggiori opere appartenenti al pittore austriaco Gustav Klimt: “Il bacio”.

A farla da padroni, all’interno del dipinto, sono certamente i contrasti, intesi sia in senso letterale che figurato: innanzitutto, quello esistente tra uomo e donna, così diversi eppure così inestricabilmente legati l’uno all’altra. Si può notare un forte contrasto a partire dalla loro fisionomia e, in modo particolare, osservando le mani, nodose quelle dell’uomo, delicate quelle della donna, e notando come il corpo della figura maschile si erga massiccio e coperto, mentre quello della compagna sia scoperto in alcuni punti, e perciò percepito come esile e, a tratti, fragile, bisognoso di protezione.
Il contrasto si materializza ancor di più intorno ai due personaggi: la luminosità che li circonda contribuisce a creare una sorta di aura che li distanzia dal fondo scuro, giocando con tutte le sfaccettature del dorato, altro protagonista fondamentale dell’opera. Si tratta, in particolare, dell’oro in foglia, che Klimt cominciò ad apprezzare maggiormente a partire dal suo soggiorno a Ravenna nel 1903, e che impiegò, appunto, nel 1907-1908 all’interno quadro esaminato, simbolo della Secessione custodito a Vienna.

L’opera è custodita gelosamente, proprio come stanno facendo i due amanti raffigurati, l’uno nei confronti dell’altra. I due sembrano custodirsi a vicenda in un abbraccio, circondati dall’oro e poggiati su di un prato dai vividi colori. Attraverso questa raffigurazione, probabilmente, Klimt intese celebrare l’amore in maniera illustre e nobile, dando maggior peso non tanto all’atto del bacio in sé, quanto a tutto ciò che lo circonda: la preziosità dell’oro, assimilabile a quella racchiusa nel bacio, la vivacità dei colori, le mani intrecciate, gli occhi chiusi.

Gustav Klimt (Baumgarten, 14 luglio 1862 – Vienna, 6 febbraio 1918), noto pittore austriaco, fu tra i massimi esponenti della secessione viennese, mettendo in atto anche il progetto di un periodico-manifesto del gruppo, “Ver Sacrum” (Primavera Sacra). Mosso dalla volontà di dare nuovo vigore ad ari e mestieri e di portare l’arte al di fuori dei confini delle regole accademiche, insieme agli altri artisti del gruppo fece in modo di lasciare spazio alla creatività, inglobando sotto l’ala della Wiener Sezession (secessione viennese) anche artisti simbolisti, modernisti e naturalisti. A Pallade Atena, dea della saggezza e simbolo del gruppo, lo stesso Klimt dedicò uno dei suoi capolavori.
Importante, per l’artista, fu anche l’influsso dell’oreficeria: il padre era orafo, e ciò lo ispirò durante il cosiddetto “periodo aureo”, muovendolo a cercare un nuovo modo di trasfigurare la realtà, modulando le parti piatte con passaggi di tono, dall’opaco al brillante.

Questo amore per l’oro e per il suo impiego nel contesto artistico gli venne da una città, nella quale si recò più volte, fino a maturare un gusto senza pari: a Ravenna, infatti, l’artista conobbe lo sfarzo dei mosaici bizantini e ne seppe fare un perfetto connubio con quanto apprese dai Laboratori Viennesi, potendo in tal modo dare forma ad alcune delle sue opere più note e apprezzate, quali “Giuditta I” (1901), il “Ritratto di Adele Bloch-Bauer I” (1907) e proprio “Il bacio”.
La pioggia dorata che scende sui protagonisti del quadro contribuisce, quindi, a dare forma e corposità alla scena intera, modulandola fino a rendere il bacio (e tutto ciò che lo circonda) perfetto e armonioso.

Chiara Pirani

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Autore: Cabiriams

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