Questo pazzo, pazzo mondo della canzone e il Cinebox

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I primi filmati a colori di musica leggera, gli antenati del moderno videoclip, sono nati in Italia nel 1959. Pietro Granelli, come dimostrano gli studi di Michele Bovi, ha inventato una macchina, il fonografo visivo o Cinebox, che funzionava come il Jukebox e in più permetteva la visione del video musicale. La riproduzione di ogni canzone, su pellicola a 16mm, costava cento lire, ma l’avventura negli Stati Uniti nel 1963 non finì bene, e due anni dopo le case discografiche si ritirarono dall’impresa del cinebox. Gli ultimi filmati vennero affidati ad alcuni registi che li assemblarono trasformandoli in una serie di film da distribuire nelle sale cinematografiche. Fra questi c’è anche Questo pazzo, pazzo mondo della canzone (1965) di Bruno Corbucci e Giovanni Grimaldi

Il film è costruito sul continuo accostamento di videoclip (ventuno) di cantanti famosi negli anni Sessanta, intervallati da bizzarre scenette comiche che a volte ne richiamano il testo, ma nella maggioranza dei casi se ne discostano completamente.

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Uno degli episodi più simpatici è sicuramente quello finale in cui un pessimo 007 risolve un caso poco enigmatico uccidendo tutti anche grazie alla P-38 (diviso 20) che nasconde sotto la lingua. Un altro sketch, abbastanza buffo, è quello in cui una donna interpretata da Sandra Mondaini, tornando a casa, scopre che il marito la tradisce con la domestica (Marina Morgan) e decide di licenziare il marito perché “di uomini come te ne trovo quanti ne voglio, ma una domestica come Antonietta, oggi come oggi dove la trovo?”. Non tutte le scenette sono comiche, infatti quella che precede la canzone dei Los Marcellos Ferial “Angelita di Anzio” è estremamente drammatica. La protagonista del racconto è la bimba che dà il nome alla canzone e una voce fuori campo racconta che Angelita venne trovata, dai soldati alleati sbarcati ad Anzio nel 1944, morta di freddo nella grotta in cui si era riparata per sfuggire ai bombardamenti.

Questo pazzo, pazzo mondo della canzone inizia con un giovane Lucio Dalla che canta fra le fiamme “La sera dei miracoli”, accompagnato da una scimmietta. Seguono poi artisti come Dino con “Così come sei”, Luigi Tenco con “Io lo so già”, Francoise Hardy con “La tua mano”, con videoclip molto meno ingegnosi. Successivamente ci sono anche i The Flippers con “La vichinga”, Edoardo Vianello con “Tremarella”, Little Tony con “La fine di agosto”, i La Cricca con “Il surf delle mattonelle”, Gino Paoli con “Vivere ancora” e Gianni Morandi con “Se puoi uscire una domenica sola con me”. Anche se gli sketch, scritti dai registi, non brillano d’arguzia, alcuni possono strappare un sorriso e far vivere allo spettatore (specialmente ad un’amante della cultura trash) un’interessante esperienza di ritorno a quegli anni Sessanta.

Carolina Minguzzi

 

 

 

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