Una notte sul Café express

La macchina da presa inquadra una stazione abbandonata, fischia il vento e cigolano le finestre; sembra l’inizio di un film horror, è invece una notte come un’altra per Abbagnano Michele. E infatti c’è vita in stazione; la polizia ferroviaria lo sta aspettando, è un criminale. Il capotreno legge il comunicato: segnalato a Rutino, Ogliastro, Pontecagnano, Castellammare, Torre del Greco, Salerno, Pompei per attività illegali contro ferrovie dello stato, è in arrivo sull’espresso 517.

Café express (1980), appunto, perché di questo è accusato il personaggio interpretato da Nino Manfredi – maschera perfetta per la parte, si aggiudica il Nastro d’argento al miglior attore protagonista – vende caffè per tirare a campare, con o senza prenotazione, con sveglia inclusa, lungo, corto, con latte. L’idea nasce da una miniserie televisiva del 1978, Viaggio in seconda classe, dello stesso Nanni Loy, in cui i passeggeri intervistati raccontano le loro storie e i loro pensieri sulla società; tra di loro, il regista fu colpito da un uomo napoletano con una coppola e una mano paralizzata che vendeva caffé a bordo.

È questo che principalmente racconta il film, il lavoro di un disgraziato e, attraverso i suoi incontri, l’umanità che ne condivide l’ambiente, il treno notturno da Napoli in arrivo a Vallo della Lucania. Non a caso lo fa attraverso la commedia, proprio negli anni in cui quella “all’italiana” raggiungeva il suo declino con Un borghese piccolo piccolo (1977) di Mario Monicelli e La terrazza (1980) di Ettore Scola. Il genere viene utilizzato per descrivere, attraverso una patina di umorismo, le continue derisioni che una parte di società quasi invisibile è costretta a subire.

Michele Abbagnano ha sempre un sorriso ironico, mentre scappa dai controllori, tiene la porta a due amanti in un vagone, attribuisce la perdita della mano al congelamento in Russia o alla chiusura improvvisa di un pianoforte: “qua sta Michele, qua sta Michele che vi porta il vostro conforto, café, café lungo, latte e cappuccino, approfittate, non vi private delle piccole gioie della vita, oggi stiamo su questa terra e domani non ci state più”; la sua espressione cambia insieme alle risate dello spettatore, non c’è più niente da ridere quando gli viene puntato contro un coltello o gli si chiede di cantare: “lei è napoletano? Ci canti qualcosa!”, “non tengo il motivo per cantare” risponde Michele, l’unica consolazione che gli rimane – ed anche ciò che gli consente di sopravvivere e gli si vuole sottrarre – è il suo compagno di viaggio, perché “il caffè è un amico, un amico che ti tiene sveglio, fa sta’ più allegri e qualche volta evita i dispiaceri.”

Roberto di Matteo

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