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Mer. Nov 13th, 2019

La maschera funeraria di Tutankhamon – Il potere dei simboli

Poche sono le opere d’arte e gli oggetti che nella storia sono diventati simboli iconici in grado di riassumere intere epoche, in grado di infondere subito, nella mente di chi le guarda, quel senso di magnifica bellezza e potere. Tra questi oggetti vi è di certo la maschera funeraria di quello che forse è il faraone più conosciuto di sempre, ovvero Tutankhamon.       
Nato Nebkheperura Tutankhaton (1341 a.C. ca. – 1323 a.C. ca.), fu il dodicesimo faraone della XVIII dinastia, nel periodo noto come Nuovo Regno. È conosciuto anche come “il faraone fanciullo“, essendo salito al trono in giovanissima età, tra i nove e i dieci anni. Tutankhamon, ovvero “Immagine vivente di Amon” era, nella titolatura regale, il nome del re preceduto dall’epiteto Sa-Ra, ovvero “figlio di Ra“. Il suo prenome, quello con cui, di fatto, era maggiormente conosciuto tra i suoi contemporanei, era Neb-Kheperu-Ra.
Alla morte di suo padre, Akhenaton, salì al trono Smenkhara, re di cui si hanno scarse tracce e il cui regno durò  meno di un anno. Salì quindi al trono il giovanissimo Tut-ankh-aton. Nel primo o secondo anno di regno, Tutankhaton sposò Ankhesepaaton, anch’essa figlia di Akhenaton, ma non della regina Nefertiti.        

Al momento dell’assunzione del trono, data la giovane età e la necessità di procedere, non solo all’amministrazione del regno, ma anche alle funzioni religiose e di capo dell’esercito, al giovane re venne affiancato un Consiglio di Reggenza costituito dal Padre Divino Ay, sovrintendente reale (e futuro faraone) e da Horemheb, comandante dell’esercito. Il paese, inoltre, debilitato dall’esperienza atoniana, doveva  rompere con il passato regime voluto da Akhenaton e, poco dopo la salita al trono del nuovo sovrano, l’intera corte abbandonò la capitale Akhetaton per spostarsi prima a Menfi e poi a Tebe.   
Riguardo le cause delle prematura morte del faraone, non disponiamo di molti indizi. In effetti, nonostante il sarcofago sia rimasto inviolato, la mummia del faraone è arrivata fino a noi in pessime condizioni. La causa è stata individuata in un’azione di lenta autocombustione dei tessuti cutanei causata dagli oli spalmati dagli imbalsamatori sul defunto prima di avvolgerlo nelle bende. In ogni caso, da quelle poche analisi svolte, il quadro clinico che emerge è estremamente critico: il re soffriva di piede equino, aveva malformazioni anche al piede sinistro, soffriva di Malattia di Kohler, essendo di fragile costituzione necessitava di bastoni per camminare a causa anche delle ossa necrotiche e della frattura alla gamba sinistra; questi disturbi potrebbero essere stati responsabili di infiammazioni, che indebolendo il corpo lo avrebbero reso vulnerabile ad un’ipotetica infezione malarica fatale.

La tomba di Tutankhamon reca la catalogazione KV62, scoperta nella Valle dei Re. La scoperta della tomba vera e propria risale al 4 novembre 1922 per opera di una missione capeggiata da Howard Carter. Trattandosi di una tomba pressoché intatta, le operazioni di scavo e svuotamento dei locali si svolsero scientificamente e lentamente, terminando il 10 novembre 1930.   
Visto che le notizie circa la tomba erano esclusiva di Lord Carnarvon, finanziatore della campagna di scavo, i giornali tagliati fuori dall’informazione decisero di pubblicare notizie false. Tra le più famose vi fu quella della cosiddetta maledizione del faraone, riferendosi al ritrovamento di un testo sulla porta del secondo sacrario, vicino all’immagine di una dea alata, che avrebbe recitato “La morte verrà su agili ali per colui che profanerà la tomba del Faraone”, ma archeologicamente non vi fu nessun riscontro.

Howard Carter nella tomba di Tutankhamon

Riguardo il pezzo più importante rinvenuto nella tomba, ovvero la maschera, questa fu rimossa nel dicembre del 1925, imballata e trasportata per 635 chilometri fino al Museo egizio del Cairo, dove è in esposizione permanente.   
La maschera è alta 54 centimetri, larga 39,3 centimetri e profonda 49 centimetri. È costituita da due strati d’oro di alta caratura per un peso complessivo di 10,23 kg. Il viso rappresenta un’immagine standardizzata del faraone, che indossa il copricapo nemes sormontato dalle insegne regali del cobra (Uadjet) e dell’avvoltoio (Nekhbet), che simboleggiano il potere del faraone sull’Alto e Basso Egitto. Nella maschera sono incastonati vetri colorati e gemme, fra cui lapislazzuli, quarzo , ossidiana, corniola, turchese, amazzonite e faience.           
La parte posteriore della maschera reca 10 colonne verticali e 2 orizzontali di geroglifici, derivanti da una personalizzazione del capitolo CLI del Libro dei Morti, richiamando alla protezione degli dei Ptah-Sokar, Thot, Anubi, Horus, nonché dell’intera Enneade, quindi adattato specificamente al benessere di Tutankhamon nell’aldilà.
Nel 2001, una ricerca ha permesso di appurare che la parte facciale della maschera era munita di fori per le orecchie, particolare insolito per un faraone, visto che i fori erano riservati ai principi e alle donne. Probabilmente fu riassemblata e adattata, in quanto era stata originariamente creata per l’enigmatica regina Neferneferuaton; il nome regale di quest’ultima, Ankhtkheperura, fu individuato in un cartiglio parzialmente cancellato sul retro della maschera.      
La maschera di Tutankhamon, capolavoro dell’arte funebre egizia, ci trasmette ancora, dopo cinque millenni, il senso di un potere immenso, un potere toccato per un breve periodo ad un ragazzino malaticcio, che per le regole del fato è divenuto da faraone sconosciuto un emblema dell’Egitto intero.

Tommaso Amato

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