Venezia 76 | The Laundromat – La recensione

Tutto inizia con un improvviso incidente in barca durante una tranquilla vacanza di famiglia: muoiono ventuno persone, ma fortunatamente Ellen (Meryl Streep) sopravvive. Quando scopre che non verrà risarcita, comincia a indagare sui misteriosi legami che la compagnia di assicurazione a cui si era affidata ha con la Mossack Fonseca, una losca società offshore. Da essa si dirama una serie di sottotrame parallele, le quali dividono la struttura del film in capitoli – attraversando Los Angeles, Cina e Messico –  tenuti assieme dal percorso investigativo di Ellen (Meryl Streep) e dall’effetto comico della coppia di truffatori Jürgen Mossack e Ramón Fonseca (Gary Oldman e Antonio Banderas), che si rivolgono direttamente al pubblico, scardinando la convenzionale funzione narrativa del racconto in prima persona delle vicende.

Basato sul saggio di Jake Bernstein Secrecy World, il film espone i retroscena dello scandalo dei Panama Papers scoppiato nel 2016 che ha rivelato un’intricata rete di corruzione su scala globale, che ha convolto grandi banche e rilevanti esponenti politici di tutto il mondo. Non si tratta di un film drammatico procedurale o di un film giudiziario come il tema potrebbe far pensare. “Based on some real shit”, come pubblicizza il trailer, rende meglio l’idea del tono da commedia satirica metafinzionale che la coppia Steven Soderbergh-Scott Z. Burns, al sesto film insieme, è in grado di modellare con grande efficacia, senza mai essere stridente. Trattare lo scandalo come un dramma alla Michael Mann o con i codici del documentario avrebbe lasciato lo spettatore indifferente o annoiato, troppo impegnato a cercare di comprendere i dettagli della vicenda che risultano complicati anche se si è in possesso di nozioni base di finanza, e non avrebbe raggiunto lo scopo di denuncia politica esplicitato nello spiazzante finale.

Con questa frizzante commedia d’intrattenimento, un cast prestigioso e la continua interpellazione attraverso la rottura della quarta parete, lo spettatore è chiamato direttamente all’azione (“Real action starts with asking questions“). L’interazione con il pubblico rende esplicito come gli scandali sulla corruzione, l’evasione fiscale e il lucro illegittimo non siano solo rumore che va ad aggiungersi alla mole di informazioni che assorbiamo ogni giorno, ma hanno impatto sulla nostra vita di persone comuni.

In un mondo dove i miti non ereditano la terra perché “forse hanno bisogno di un avvocato migliore”, lo scandalo dei Panama Papers, anziché indagine giornalistica, diventa l’incredibile storia di una donna comune che da sola, come Erin Brockovich (2000), è determinata a trovare la verità e ad agire attivamente contro sistemi criminali così imponenti e intricati che non risulta possibile trovare un diretto responsabile.

The Laundromat (Panama Papers) verrà distribuito da Netflix nelle sale a partire dal 7 settembre e sulla piattaforma streaming dal 18 ottobre.

Giulia Silano

Annunci

Rispondi