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Mar. Mag 26th, 2020

Partenone – La gloria di Atene

Il Partenone è forse il più famoso tempio greco di tutti i tempi, vero e proprio simbolo della città di Atene. Il tempio si trova nella parte alta dell’Acropoli ed era dedicato alla patrona della città, la dea Atena, da cui il monumento prende anche il nome, in quanto si riferisce all’epiteto “parthenos” della dea, ad indicare il suo stato di nubile e vergine, oltre che al mito della sua creazione, per partenogenesi, dal capo di Zeus. All’interno della cella orientale si ergeva la monumentale statua di culto crisoelefantina (di oro e avorio) della dea.
Venne costruito dagli architetti Ictino, Callicrate e Mnesicle, sotto la supervisione di Fidia, dirigente sommo (epískopos) di tutti i lavori.    
Il Partenone di Pericle sostituì il “Primo Partenone” che venne distrutto dai Persiani nel 480 a.C., durante le Guerre Persiane. Il nuovo tempio venne costruito a partire dal 445 a.C. Come la maggior parte dei templi greci, il Partenone fu utilizzato anche come tesoreria sia della città che della Lega di Delo.      

Il Partenone sopravvisse praticamente intatto nella sua struttura e con la funzione di tempio di Atena per un migliaio di anni, per poi essere convertito nel V secolo in chiesa cristiana dedicata alla Vergine. Questo comportò la rimozione delle colonne interne e di alcuni dei muri della cella, e la creazione di un’abside nella facciata orientale. Ne seguì, inevitabilmente, la distruzione di alcune decorazioni o alla reinterpretazione delle raffigurazioni degli dei in tema cristiano.         
Nel 1456, Atene cadde sotto gli Ottomani ed il Partenone venne trasformato in moschea. I conquistatori turchi generalmente rispettarono gli antichi monumenti, e non distrussero le antichità di Atene, benché non ebbero molta cura nel conservarle. Tuttavia, in tempo di guerra, non esitarono a demolirlo per procurarsi materiali utili alla costruzione di muri e fortificazioni.  

Il Partenone subì i maggiori danni nel 1687, quando i Veneziani attaccarono Atene. Gli Ottomani fortificarono l’Acropoli ed usarono l’edificio come magazzino per la polvere da sparo, ma un colpo di bombarda veneziana fece esplodere il magazzino e la costruzione fu parzialmente distrutta, incluse molte sculture che furono rovinate pesantemente.       
Nel 1801, l’ambasciatore britannico a Costantinopoli, Lord Elgin, ottenne il permesso dal Sultano per fare rilievi e ricerche sulle antichità della città. Tuttavia, questa concessione venne interpretata come il permesso di prendere tutte le sculture che avrebbe potuto trovare. Oggi queste sculture sono conservate al British Museum.   
Durante la guerra di indipendenza dai Turchi, il Partenone subì ulteriori danni: questi asserragliati sull’Acropoli per combattere contro i Greci, iniziarono a demolire le colonne del tempio per estrarne del metallo per la fusione di pallottole; i Greci temevano la distruzione del loro simbolo, chiesero una tregua e arrivarono a offrire le munizioni ai Turchi, a patto che questi lasciassero integro il tempio. Con la definitiva conquista della città, vennero abbattute tutte le costruzioni medievali e ottomane sull’Acropoli e l’area diventò una zona storica controllata dal governo greco.           

Il Partenone gode soprattutto della fama di essere il tempio perfetto. Persino nell’antichità i suoi miglioramenti architettonici erano leggendari, specialmente la sottile corrispondenza tra la curvatura dello stilobate, piattaforma sulla quale si reggono le colonne, che curva leggermente in su per compensare la visione data dalla curvatura dell’occhio, che fa apparire le lunghe superfici in piano come concave. A differenza dei classici templi, che presentano sei colonne sulla facciata e 13 sul lato lungo, il Partenone è ottastilo, ha cioè 8 colonne sul lato corto e 17 su quello lungo (69,5 x 30,9 metri), mentre all’esterno le colonne doriche misurano 1,9 metri di diametro e sono alte 10,4 metri.
Le novantadue metope, realizzate da Fidia e da suoi allievi, raffigurano sul lato, sopra l’entrata principale, la Gigantomachia (la lotta degli dei contro i Giganti), sul lato ovest, l’Amazzonomachia (la mitica battaglia degli Ateniesi contro le Amazzoni), sul lato sud mostrano la Centauromachia Tessala e infine nel lato nord sono poco conservate, ma l’argomento sembra riguardare la Guerra di Troia.

Il fregio continuo era lungo 160 metri e raffigurava la solenne processione che si teneva ogni quattro anni in occasione delle feste panatenaiche. L’intero fregio è stato concepito per essere letto a partire dall’angolo sud-ovest. Da qui prendevano il via due processioni che giravano intorno alla cella per confluire poi sul lato est (l’ingresso), al cui centro è rappresentato l’atto della consegna del Peplo alla dea Atena.       
Riguardo l’uso della struttura, poiché i sacrifici greci si svolgevano sempre su di un altare a cielo aperto, il Partenone non corrisponde ad alcuna delle definizioni di “tempio”; non è stato infatti scoperto nessun resto di altare. Perciò, alcuni studiosi hanno sostenuto che il Partenone venisse utilizzato esclusivamente come tesoreria.
Al di là dell’uso che se ne fece in passato ,il Partenone si staglia ancora oggi in tutta la sua bellezza nel cielo di Atene, e ci ricorda che nonostante tutto, nonostante i suoi innumerevoli danneggiamenti, è ancora lì come guardiano di una storia millenaria.

Tommaso Amato

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