In questo momento di emergenza il nostro staff ha deciso di aprire una nuova rubrica settimanale. Vi consiglieremo alcuni film da vedere durante la settimana, vi indicheremo dove reperirli facilmente rimanendo chiusi in casa. Ci auguriamo che questo periodo possa terminare presto, nel frattempo… gustiamoci del buon cinema!


Il fuggitivo (1993)

Regia: Andrew Davis
Con: Harrison Ford, Tommy Lee Jones, Julianne Moore
Durata: 125 min
Piattaforma: Netflix 

Un illustre chirurgo (Harrison Ford) torna a casa da un party e trova sua moglie in un lago di sangue: accusato ingiustamente, fugge in cerca del vero colpevole, tallonato da un agente con una discreta vena di follia (Tommy Lee Jones).

Tratto dalla popolare serie omonima (1963-67) Il fuggitivo (1993) appartiene in pieno al revival hitcockiano dei primi anni ‘90, ma non ha le preoccupazioni meta-filmiche o voyeuristiche di De Palma, nè la densità corporale di Verhoeven: invece, paranoia e scissione identitaria sono raccontate secondo i dettami di un roccioso thriller di movimento hollywoodiano, talmente preciso e ben eseguito (specie nel catastrofismo spettacolare delle sequenze action) da avere acquisito negli anni una sorta di “classicità artigianale”, citato nelle aule universitarie come esempio di scrittura equilibrata e d’alta scuola.

Classici dell’Hitchcock inglese come Il club dei ‘39 incontrano il sempiterno dualismo americano fra criminale-poliziotto, con un Ford come sempre superbo e un Jones che gli ruba perfino la scena, vestendo per la prima volta i panni mai più smessi del ruvido agente e portandosi a casa un inaspettato Oscar. 


Il caso Thomas Crawford (2007)

Regia: Gregory Hoblit
Con: Anthony Hopkins, Ryan Gosling
Durata: 113 min 
Piattaforma: Netflix

Al giovane procuratore Willy Beachum viene affidato un caso apparentemente semplice. Il tentato omicidio della signora Crawford, moglie dell’ingegnere aeronautico Thomas Crawford, non lascia dubbi: è stata colpita alla testa da un’arma da fuoco, in particolare, dalla pistola del marito.
Lei aveva una relazione extraconiugale, lui l’ha scoperta e ha tentato di ucciderla. Ma dov’è l’arma? La confessione, chiara e dettagliata, porterà alla risoluzione di questo caso? Riuscirà Beachum a provare la sua colpevolezza? 

In un thriller “vecchio stile”, il volto di Anthony Hopkins non può far altro che ricordare il diabolico Hannibal Lecter de Il silenzio degli innocenti del 1991. Un personaggio meticoloso, previdente e geniale tesserà le fila della narrazione accompagnato da uno stressato e inizialmente distratto procuratore di cui Ryan Gosling riesce ad accentuare i tratti, con piccoli movimenti seguiti da un utilizzo sonoro curato meticolosamente. Le dinamiche che si andranno a creare tra loro due accenderanno l’attenzione del pubblico, che non verrà distratto da una genio visivo particolarmente originale, quanto più da una serie di trabocchetti e sviluppi personali dei personaggi.
Il regista, dopo aver già dato prova della sua bravura nel genere, mette in scena un’opera dalla sceneggiatura meticolosa accostando due star di diversa fattura e generazione in una continua lotta, di classica natura, tra il bene e il male. 

Un viaggio dell’eroe “puro” ma un tantino egocentrico verso la risoluzione del caso più importante della sua carriera.


Solo Dio perdona (2013)

Regia: Nicolas Winding Refn
Con: Ryan Gosling, Kristin Scott Thomas, Vithaya Pansringarm,Tom Burke
Durata: 90 min
Piattaforma: RaiPlay

Nel 2013 Nicolas Winding Refn va in Thailandia a girare un film immerso in colori e luci che sembrano spuntare da ogni dove, estetica portata avanti anche nel successivo The Neon Demon.  A Bangkok, dopo Drive, c’è di nuovo Ryan Gosling (Julian), che con suo fratello Billy (Tom Burke) gestisce un club di boxe come copertura per lo spaccio di eroina e cocaina. Non è la droga ad avere importanza: un omicidio genera una scia di sangue nella quale, forse, Solo dio perdona.

L’attenzione vira verso il gesto (della violenza), le mani, lo sguardo, in ambienti fluttuanti in cui gli unici a dimostrare vitalità sono i protagonisti delle azioni. Non che siano soli: ogni spazio è pieno di persone-spettatori che esasperano una fissità già dagli altri molto accentuata. Luoghi e azioni surreali di immagini montate come un sogno, o come un palcoscenico.  


Diamanti grezzi (2019)

Regia: Josh e Benny Safdie
Con: Adam Sandler, Lakeith Stanfield, Kevin Garnett
Durata: 135 min
Piattaforma: Netflix

Che splendido attore Adam Sandler, con il suo sguardo malinconico anche nei ruoli più comici. Ormai da anni siamo abituati a vederlo in film di registi di fama internazionale che gli affidano personaggi diversi da quelli a cui per lungo tempo eravamo stati abituati. Eppure molte delle caratteristiche che lo contraddistinguono mentre si muove sullo schermo – l’essere goffo, impacciato e teneramente patetico – riappaiono, e forse con enfasi ancora maggiore, nei suoi film più distanti dal genere comico. Diamanti Grezzi dei giovani e brillanti fratelli Safdie ruota tutto attorno al suo personaggio – un gioielliere ebreo newyorkese che si dedica al contrabbando – sia da un punto di vista narrativo che visivo. Un film dal ritmo così frenetico da confondere e rapire, che sembra riposarsi solo nei brevi istanti in cui indugia sugli occhi sempre più stanchi e disperati del suo protagonista. E dopo oltre due ore di tensione, una volta finito il film, ci si ritrova con la stessa espressione smarrita di Adam Sandler, e incapaci come lui di tornare a vestire i panni della quotidianità.


L’occhio che uccide (Peeping Tom)

Regia: Michael Powell
Con: Karlheinz Böhm, Anna Massey, Moira Shearer
Durata: 101 min
Piattaforma: MUBI

Capita raramente di imbattersi in un film considerato di culto che sia stato anche in grado di stroncare la decennale carriera di un regista. Ma nel 1960, nonostante il terreno fosse stato preparato dalla tortuosità psicologica di Psyco, critica e spettatori non furono pronti ad affrontare le pulsioni di Mark Lewis, serial killer metacinematografico di Michael Powell. 

Il regista, ormai separato dal suo socio di lunga data Emeric Pressburger, proietta sé stesso in un anti-eroe patetico segnato dal trauma del cinema, cresciuto come cavia da esperimenti sotto l’occhio vigile e onnisciente della macchina da presa paterna.

Voyeurismo e sadismo si ripercuotono sul suo rapporto ossessivo con l’atto del filmare. Ora che i ruoli d’infanzia sono ribaltati, compie il proprio rituale da slasher movie prototipico sacrificando  le donne in cambio del loro ultimo sguardo di terrore, immortalato dalla stessa arma del delitto: una cinepresa portatile “Filmo” dal treppiede troppo affilato. 

Lorenzo Meloni
Sarah Corsi
Roberto Di Matteo
Diana Napolitano
Giulia Silano