Lun. Set 21st, 2020

Deutschland. Mannheim. Am Set von Und morgen die ganze Welt. Foto: Oliver Wolff

Venezia 77 | And Tomorrow The Entire World – la recensione

Allarmata dallo spostamento dell’asse politico verso destra, la matricola di giurisprudenza Luisa viene attratta dagli impavidi ideali anticonformisti del gruppo antifascista P31. Viene così trascinata dalla sua amica Batte a intraprendere la strada dell’attivismo, il cui fulcro è l’antagonismo tra i due poli extra-parlamentari che infiammano il dibattito politico: estrema destra ed estrema sinistra.

L’evoluzione del suo personaggio, che man mano si avvicina al bello e dannato Alfa fino ad appoggiarne le dimostrazioni politiche più violente, non è sorretta da una sufficiente caratterizzazione psicologica, né da una recitazione incisiva. Mala Emde, complice la mancanza di introspezione in fase di scrittura, risulta monoespressiva nel suo cipiglio da Bella Swan. Unici segnali del suo tormento sono le occhiaie più pronunciate e i capelli scomposti e ricomposti in tutta fretta.

La comunità di anarchici è seguita nei suoi luoghi d’elezione – l’università, gli spazi autogestiti, i ritrovi con altre organizzazioni di estrema sinistra – eppure questi non diventano habitat, restano scenografie. Tra concerti della versione crucca dei 99 Posse al centro sociale, torte in faccia ai neo-nazi e fugaci apparizioni di canti di protesta, pare che la caratterizzazione dei giovani militanti, stagliati in modo bidimensionale su questi sfondi, non vada oltre gli stereotipi. L’ormai internazionale canto partigiano Bella Ciao, gettato in una scena così marginale che poteva essere tagliata, si svuota di significato per diventare una delle tante cover per chitarra acustica.

Mannheim. Deutschland. Und morgen die ganze Welt. Foto: Oliver Wolff

Tematiche di grande attualità sono sì presenti, ma sfiorate appena: ne risulta un film irrilevante per chi avrebbe voluto approfondire la scelta di vita della protagonista in contrasto con un contesto familiare privilegiato oppure il passaggio intergenerazionale delle lotte, ma soprattutto per chi si aspettava di esplorare il contesto della legittimazione democratica dei partiti di estrema destra, che in Europa attirano sempre più consensi.

In Und morgen die ganze Welt la discussione sulla violenza dimostrativa per difendendere la costituzione non è abbastanza approfondita; anzi, la storyline sentimentale a volte distoglie l’attenzione dal tema centrale, facendo sembrare la radicalizzazione di Luisa più un modo per allinearsi al pensiero del maschio Alfa di cui è infatuata. Con una protagonista debolmente costruita, l’ideale si confonde con il tentativo di essere assimilata dal gruppo, contraddicendo quindi il messaggio militante di cui il film vorrebbe farsi portatore.

Regia e montaggio non valorizzano scene che potevano avere grande potenziale espressivo. Ad esempio, lo scontro con la polizia accompagnato da un’aria di Giuseppe Verdi viene smorzato in fretta, facendo spazio all’ennesima scena priva di carattere che non fa decollare il film.

La regia convenzionale di Luisa Von Heinz non riesce ad imprimere una visione personale di cinema. Sorge dunque un dubbio: perché non inserire quest’opera prima non ancora matura nella sezione Orizzonti anziché farla sfigurare in concorso con altri audaci film politici come Miss Marx, Nuevo Orden e Dear Comrades?

Giulia Silano

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